Risponde Marco Piazza.
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Ciao Marco, in precedenza già ti ho scritto,in quanto mi servivano delle informazioni per quanto riguardava l'attestato di oss.riepilogando il mio attestato è stato acquisito privatamente e non è riconosciuto dalla regione.mi è stato detto dai docenti di questa scuola che questo attestato deve essere riconosciuto. Cosa ne sai tu di questa storia?potro mai far riconoscere questo attestato?scusami per l' intrusione,ciao, Gianluca.
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Caro Gianluca,
se il diploma che ti hanno
dato non era una sòla allora è valido a tutti gli effetti.
Devi controllare che la sede
formativa che ha rilasciato il tuo diploma avesse una convenzione o
qualunque riconoscimento della regione Lazio (
C.P.F.P. e
C.F.P
), poi
controlla la durata del corso (1000 ore)
Chiaramente la Regione non può
rilasciare un diploma se ne hai già uno.
Fai infine una prova: recati
presso un URP (ufficio relazioni col pubblico) o un ufficio concorsi
di una ASL con una copia del tuo diploma e chiedi se in caso di
concorso sarebbe ritenuto valido o meno.
Sela risposta è si, allora non
devi preoccuparti molto, altrimenti conviene rivolgersi alla
magistratura direttamente o attraverso una associazione di
cittadinanza attiva o di tutela dei consumatori.
Ciao
Marco Piazza
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Salve sono un ostetrica con
titolo conseguito in Polonia nell'anno 1988. Ho lavorato come ostetrica
in ospedale pubblico di Sanok, in Polonia dal 1988 al 2001. Arrivata in
Italia ho chiesto il riconoscimento del titolo di studio al ministero
della salute, ma non mi è stato riconosciuto per mancanza di ore di
studio sia, posso avere almeno il riconoscimento come operatore socio
sanitario? é cambiato qualcosa ora che la Polonia fà parte della
Comunità Europea? Ora mi è stata conferita la cittadinanza Italiana, può
cambiarmi qualcosa? Per ora infinitamente Grazie |
Cara Dorota,
In Italia oggigiorno la
formazione dell'ostetrica, come per le altre professioni dell'area
sanitaria, si svolge interamente in ambito universitario e gli
Atenei sono estremamente precisi e scrupolosi nel riconoscere i
percorsi formativi pregressi (e a maggior ragione se freuentati in
paesi stranieri).
Le Università hanno da tempo
stabilito rapporti di reciprocità con gli atenei degli altri paesi e
ormai sono state concertate le equivalenze tra medesimi percorsi
formativi nei diversi paesi UE o extraunione.
Questo lo sai visto che il tuo
precedente percorso formativo non è stato ritenuto adeguato a quello
richiesto dalla normativa italiana ed europea.
La recente ammissione dell
Polonia nella UE non modifica minimamente le cose visto che tra gli
stati fondatori vigeva un accordo che risale agli anni ottanta, per
armonizzare i percorsi formativi e sulla libera circolazione delle
persone e delle professioni (trattato di
Schengen) cui l'Italia ha aderito da molto tempo. In pratica i
paesi fondatori avevano uniformato i contenuti e la durata della
formazione infermieristica e ostetrica.
Oggi sul fronte del
riconoscimento della tua esperienza di levatrice precedente puoi
solo vedere se in Polonia sono stati adeguati i programmi a quelli
UE e informarti se sia stato predisposto un percorso di
riqualificazione dei professionisti agli standardi dell'Europa.
In tal caso potresti, con uno
sforzo ridotto, adeguare il tuo titolo e tornare a far nascere
bimbi.
Credo sia un percorso più irto
di ostacoli quello di far quantificare presso un ateneo i programmi
svolti in Polonia per valutare cosa viene riconosciuto e quindo cosa
è necessario frequentare.
Per quanto riguarda la
possibilità di ottenere il titolo di OSS anche in questo caso non ho
buone notizie visto che neppure un laureato infermiere può essere
assunto come OSS nè ottenere sul campo il diploma; il mio consiglio
è di informarti presso i Centri di Formazione professionale della
tua città per vedere quale credito formativo tu possegga e in cosa
tu debba compensarlo (questi i collegamenti:
C.P.F.P.
e
C.F.P
).
Ho visto nella mia regione
che, a volte una esperienza di almeno 5 anni nel ruolo di assistente
di base e senza titoli, permetteva di accedere alla riqualifica del
titolo precedente in OSS riducendo sensibilmente il numero delle ore
di corso da frequentare.
Controlla, il piano formazione
della tua regione al seguente indirizzo :
http://www.sirio.regione.lazio.it/formapro/FormaPro.htm
per trovare altre informazioni.
un caro saluto
Marco Piazza
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Gent. mo sig. Marco,
innanzitutto grazie per il prezioso aiuto che cerca di dare a me e a
quanti, per i motivi più differenti, si rivolgono a Lei. Sono uno studente al terzo anno della Laurea in infermieristica di Verona. Grazie al mio carattere e alla mia ancor giovane età sono animato da alti ideali e sogni forse non realizzabili(un pò come il Dottor Patch Adams, per intenderci..) Avrei molte domande da farle, probabilmente perchè nessuno nel nostro corso di studi si rende disponibile a chiarimenti e delucidazioni. Cerco di non rubarle molto tempo, sapendola così impegnato..vorrei conoscere i motivi che dovrebberro spingere un infermiere a frequentare un masters (nessuno è in grado di spiegarci a che cosa servirebbe nella pratica..)e quali sono tutt'oggi le possibilità nel Veneto (nessuno sa dirci nulla se non quello sul Menager..). Se potesse spendere anche solo 2 parole in più..solo 2..potrebbe darmi delle delucidazioni su quali siano le prospettive di lavoro per un infermiere che escludano il lavoro in ospedale?..noi studenti, forse sbagliando, la vediamo come l'unica opportunità di lavoro.. Ringraziandola anticipatamente, anche a nome dei miei compagni di studi, Le faccio i miei più sentiti auguri. .Luca |
Caro Luca,
il punto di partenza per
rispondere alle tue due domande è quello di definire chiaramente
cosa significa essere infermiere.
Non si sono ancora spenti
gli echi della trasmissione "L'infedele" del 30 aprile u.s. durante
la quale Gad Lerner ha trattato il problema degli infermieri (se
guardi sull'ultimo numero di Nursing Oggi c'è una replica di Michele
Piccoli che non cancella l'amaro in bocca di chi ha seguito la
trasmissione e ha visto il giornalista oltrepassare il suo dovere di
cronaca) e mi sembra che la risposta della categoria sia stata
sostanzialmente assente; è pur vero che LA7 è una piccola emittente
e che la trasmissione non è stata molto seguita, ma forse era
necessaria una presa di posizione più forte da parte degli
infermieri italiani.
In quella sede è passata
l'immagine di un professionista che non sa bene cosa sia chiamato a
fare e che attende da altri questa proposta; un sanitario che non
conosce le parole d'ordine del proprio agire, un operatore che è in
mezzo ad un guado tra una formazione avanzata ed una prassi
quotidiana molto arretrata e ancora succube; questo nonostante la
presenza di Michele Piccoli, Paola di Giulio, Marinella D'Innocenzo
ed altri.
Pur avendo trattato in
precedenza l'argomento torno volentieri a svolgere il mio pensiero
visto che la necessità è ancora forte.
La professione
infermieristica poggia il proprio agire in diversi campi del sapere:
nell'area psicologica, nella sociologia, nelle scienze mediche e
sanitarie delle quali fa parte, anche se molto giovane, anche
l'infermieristica.
Il nostro è un sapere
immaturo e sovente soverchiato da quello di altre più muscolose e
appariscenti discipline appena più sopra citate; in particolar modo
in Italia siamo giunti buoni ultimi alla formazione universitaria e
dobbiamo conquistarci ancora quella agibilità e quel riconoscimento
che certamente ci siamo in parte guadagnati e che meritiamo.
Il sapere infermieristico
mutuerà sempre da altre professioni sanitarie e sociali (e ne sarà
dipendente) fino a ché da queste trae concetti e nozioni e prove
senza produrne in proprio di originali e importanti e non riesca a
farsi riconoscere come "Disciplina Sscientifica" a tutti gli
effetti.
Il campo d'azione
dell'infermiere è l'assistenza e su quest'area dobbiamo ragionare
ricercare e trovare risposte ai problemi, nostri e dei pazienti.
Non serve consolidare la
professionalità nell'esecuzione di tecniche complesse e di
appannaggio dei medici, il saper intubare o fare EGA non ci rende
infermieri migliori.
Dobbiamo trovare il nostro
campo, l'assistenza, e disvelarlo completamente fino a che nessuno
possa saperne più di noi e per fare in modo che tutti sappiano e
riconoscano in noi i veri esperti e solo a noi si rivolgano per
risolvere i loro problemi.
Ricordo che nella mia
precedente esperienza in Assistenza Domiciliare non era infrequente
trovare Medici di Medicina Generale che chiedevano la consulenza
infermieristica per il trattamento delle lesioni cutanee.
Saremo anche autonomi
quando nessuno ci dirà come fare le cose ma ci
chiederà solamente di farle.
Questo obiettivo però è
ancora lontano e molti infermieri continuano a ragionare sul modello
di quanto è stato loro insegnato nelle scuole convitto quindi
ausiliarietà e ancillarità.
Solo la formazione
universitaria riuscirà nel tempo a farci fare il "salto di specie"
ed ha il vantaggio di essere riconosciuta dagli altri laureati e di
ottenere una riconoscibilità a prescindere!
Il possesso di formazione
post-base rappresenta anche un mezzo per accrescere la "competenza"
e estendere e diffondere l'attività di consulenza dell'infermiere
rendendo sempre più autonomo
Oggi, nel bel mezzo del
guado, dobbiamo fare in modo che il numero di laureati cresca
costantemente come deve crescere anche il numero degli infermieri
specialisti e specializzati, il numero di infermieri inseriti nei
ranghi universitari e il numero di quelli parte della dirigenza
delle AO e ASL.
La competenza, lo afferma
anche la giurisprudenza, nasce dalla triade normativa che dipinge
cosa sia e cosa faccia l'infermiere:
Si capisce quindi che ogni
tassello formativo universitario rende sempre più riconoscibile e
autorevole l'infermiere che, non dimentichiamolo, svolgerà
prioritariamente la propria assistenza nell'area per la quale avrà
eventualmente ottenuto la specializzazione.
Se io ambisco a lavorare in
area geriatrica e frequento il master adeguato, avrò
prioritariamente accesso a tale area in caso di mobilità
Ancora: anche se nel
vigente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Comparto Sanità non
sono ancora previsti livelli economici differenziati per i laureati
con master, è più che ragionevole pensare che in futuro ci saranno.
Per finire, come dice il DM
739, art. 1, comma 3, punto G, l'infermiere :
svolge la sua attività
professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel
territorio e nell'assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o
libero - professionale.
Direi che può fare di tutto
compresa la possibilità di operare in ambito formativo e
nell'organizzazione, questo però dopo qualche anno di esperienza e
con momento accademici ulteriori.
Un caro saluto e a presto
leggerti su Infermierionline.net
Marco Piazza
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Sono un'infermiera professionale
che lavora presso una clinica p rivata. Ho conseguito il diploma di
laurea in scienze infermieristiche nel 2000 presso l' Universita " La
Sapienza " di Roma, polo di Frosinone. Vorrei conseguire una
specializzazione ma mi è stato detto che prima devo convertire il mio
diploma in laurea triennale. E' vero questo? Se veramente è così cosa
devo fare? Ho provato a rivolgermi all' Università dove ho conseguito il
diploma ma non mi hanno saputo dire niente, poi mi sono rivolta all'
università di Tor Vergata e qui mi hanno detto che per quest'anno non
sanno verrà emesso un bando. Come posso fare? Mi saprebbe indicare una
strada da seguire? Grazie per l'attenzione e spero la sua risposta mi
sia d'aiuto. |
Cara collega,
non è vero che il diploma
universitario non permetta ldi accedere al Corso di Laurea
Specialistica in Infermieristica.
La legge
8 gennaio
2002 n. 1 afferma, all'art. 1 comma 10 recita:
" I diplomi, conseguiti in base alla normativa precedente, dagli appartenenti alle professioni sanitarie di cui alle leggi 26 febbraio 1999, n. 42, e 10 agosto 2000, n. 251, e i diplomi di assistente sociale sono validi ai fini dell'accesso ai corsi di laurea specialistica, ai master ed agli altri corsi di formazione post-base di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n.509, attivati dalle università"
E' evidente come il tuto
titolo sia valido e colui il quale ti ha dato la risposta negativa,
in errore.
E' però vero che, vista la
grande concorrenza per accedere alla formazione post-base e lo
scarso numero di posti, il possesso di un titolo obsoleto
rappresenti, i carenza di altre certificazioni, un elemento che
rende difficile superare la selezione.
Per questo scopo ha più volte
detto che è necessario, in aggiunta alla formazione ECM, tenere un
atteggiamento attivo e costantemente teso alla formazione.
Alcune università considerano
come punteggio valido per la selezione, in aggiunta all'esperienza
clinica, il possesso di pubblicazioni a stampa, i titoli di corsi di
lingua inglese, il possesso della patente ECDL per computer,
l'attività di docenza sia rivolta agli infermieri che alle figure di
supporto, la funzione di tutor clinico (guida di tirocinio,
infermiere affiancatore o come si chiama dalle tue parti).
Se tu non riuscissi ad entrare
il prossimo anno potresti considerare la possibilità di frequentare
un master in management che costituirebbe certamente un punteggio
aggiuntivo e credito nella fase di selezione.
Temo che se non allargano il
numero dei posti (570 o poco più per il 2004/05) sarà comunque
durissima per noi!
Ciao
Marco Piazza
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Egregio Dott. Piazza, sono un allievo infermiere del secondo anno di Verona. I miei esami sono in regola. Al secondo anno (normalmente) si fanno due tirocini. Quest'anno, come l'anno scorso, il mio primo tirocinio del secondo anno è stato interrotto dalla coordinatrice del mio corso; quest'anno, come l'anno scorso, non ho ricevuto dalla coordinatrice nessuna comunicazione scritta motivante la mia sospensione. Le chiedo, esiste una legge che permette alla coordinatrice di interrompere i tirocini, e in caso affermativo, in quali casi? Nel reparto dove sono stato, nessuno si è mai lamentato di me (non sono stato ribelle agli ordini, maleducato, non ho causato danni nè a persone nè a cose, ecc...). RingraziandoLa anticipatamente e vivissimamente per la Sua risposta, Le porgo rispettosi saluti. Nicola |
Non sono in grado di rispondere
con precisione al problema dato che ogni ateneo agisce con una discreta
autonomia nel rispetto dell'impianto normativo generale nazionale e la
materia del quesito ricade anche nei regolamenti di ateneo e negli
accordi tra ASL e Università.
Certamente da questi atti e
accordi origina l'assegnazione ad ogni sede formativa (sia le centrali
che le distaccate) della responsabilità, al Direttore delle scuole, di
funzioni di "Coordinatore delle attività formative e
professionalizzanti" quindi funzioni di collegamento tra modo delle
aziende sanitarie e mondo accedemico.
Ogni sede formativa adotta quindi
il regolamento di ateneo e lo contestualizza alla propria mission
individuando una organizzazione interna che faciliti il raggiungimento
degli obiettivi formativi.
Ad esempio nella mia realtà il
tirocinio clinico poggia sulla partecipazione attiva e competente di
tutor clinici che guidano passo passo gli studenti nel loro percorso
esperienziale correggendoli, spronandoli e formandoli. La partecipazione
delle Guide di Tirocinio (così vengono definiti) arriva fino al momento
della valutazione intermedia e finale del tirocinio.
Uno degli scopi dell'Università è
favorire gli studenti meritevoli nel raggiungere l'obiettivo del
compimento degli studi nel rispetto degli standard individuati (il
superamento di tutti gli esami, compreso quelli di tirocinio, e una
valutazione finale idonea); allo stesso modo la formazione, attraverso
la partecipazione di infermieri esperti, docenti e tutor, garantisce che
il corso di studi porti lo studente a sviluppare conoscenze, abilità ed
esperienza che lo renderanno adatto a svolgere una professione difficile
e piena di responsabilità.
Ora, io non ti conosco e ignoro la
ragione che spinge un coordinatore ad allontanare dal tirocinio uno
studente, ma sono certo che ci deve essere e non deve essere un problema
di poco conto.
Una norma che muove un docente a
valutare negativamente un esame non esiste, se non nel ritenere
insufficienti le nozioni e le abilità raggiunte o inadatti i
comportamenti tenuti. Un esame non superato o un tirocinio
negativo bloccano il progresso del curriculum studiorum, questo è sempre
vero.
Solo comportamenti gravemente
sconvenienti o gravi irregolarità, sempre previste dal regolamento di
ateneo e/o di facoltà possono attivare sanzioni, deliberate dal Senato
Accademico su parere del Consiglio di Corso, come la sospensione di un
periodo di tempo dall'attività accademica.
Le persone a cui chiedere notizia
sulle motivazioni della tua esclusione dal tirocinio sono il
Coordinatore delle attività formative e professionalizzanti (direttore
della scuola) o, con atto formale scritto, il presidente del Corso di
Laurea.
Non posso e non voglio andare
oltre, posso solo farti un generico invito a riflettere se nella sede
che frequenti esistano le condizioni perchè tu porti a compimento il
corso degli studi in infermieristica (è possibile chiedere il
trasferimento ad altra sede) o se tu possegga le caratteristiche che ti
rendono adatto per questo difficile futuro impegno. Ricordo che nella
mia zona, tempo fa, una persona non ritenuta adatta a fare l'infermiere
ha ottenuto successivamente una laurea in medicina. Ripeto: non ti
conosco e non sono in gradi di dire di più.
Marco Piazza
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Gent.mo Sig.Piazza, sono Elisa
una studentessa al terzo anno del corso di laurea per infermiere a Torino.
Vorrei sapere se sarebbe possibile dopo la laurea passare al corso di
infemieri pediatrici senza però effettuare l'esame di ammissione dato che
una mia compagna l'anno scorso ha ottenuto il trasferimento per l'altra
sepcialità senza effettuare l'esame d'ammissione perchè era già iscritta
al corso per infermiere. Grazie e distinti saluti. |
Cara Elisa,
il forte ritardo nel riponderti è
causato dall'eccessivo numero di richieste, mi scuso di questo ma ti
ricordo che AIOL ed io svolgiamo la nostra attività in modo puramente
volontaristico.
l passaggio da una facoltà ad
un'altra o da una Università ad un'altra è possibile dietro richiesta al
presidente del Consiglio di corso.
Nel tuo caso, trattandosi della
medesima facoltà e di un corso molto simile, direi che le difficoltà di
questo tipo sono minime purchè tu sia in regola con gli esami.
La mia perplessità è legata alla
scelta di cambiare percorso praticamente alla fine del terzo anno (anche
se è possibile, io non lo so certo, che tu sia in arretrato con gli
appelli); in tal caso con ogni probabilità dovresti rifrequentare
l'ultimo anno; questo ritardo per ottenere un titolo che offre meno
occasioni di impiego visto che il laureato in infermieristica può
comunque assistere i bambini.
Preferibile sentire a cosa
equivalgono le differenze tra i due percorsi formativi e sanarli una
volta finito il corso di base oppure, certamente la soluzione migliore,
frequentare un master nell'area pediatrica una volta ottenuto il diploma
di infermiere.
In quest'ultimo caso, a parità
di tempo e di "fatica" ti troveresti ad avere una specializzazione e
ulteriori 60 CFU (Crediti Formativi Universitari) in aggiunta ai 180
della formazione di base e avresti maggiori titoli dello stesso
infermiere pediatrico per lavorare a fianco dei bambini.
Ciao
Marco Piazza
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Gent.mo marco, sono un'infermiera strumentista di s.o. pronto soccorso,mi sono diplomata nell'84 , vecchio corso regionale, nel 94, ho effettuato un corso universitario biennale presso l'universita' di medicina e chirurgia di genova, per strumentisti di sala operatoria, 1°domanda: puo' essere valido per la carriera attuale? Viene equiparato ad un master? Servira' a qualcosa come riconoscimento di livello?(siamo stati pionieri e fregati!?) Seconda Domanda: sono iscritta al corso di laurea di scienze e tecniche psicologiche e gestione delle risorse umane, e' contraddittoria l'informazione di essere esonerata dall'obbligo di ottenere crediti ecm, lo psicologo e' inserito nelle professioni che devono acquisirli, per cui il corso da me seguito ora dovrebbe essere accettato come valido all'esonero;e la funzione del corso rientra a pieno titolo nell'area infermieristica(non sai quanto bisogno c'e' di psicologia!?)Di fatto seguendo queste indicazioni non ho effettuato nessun aggiornamento, ed ora non ho crediti, ma a settembre una laurea triennale. Devo correre ai ripari? come? Posso stare tranquilla ?Q!uali le conseguenze se non li ho reperiti? Ti ringrazio della risposta perche' chiunque dice la sua ma ora mi hanno detto che il corso in psicologia non da l'esonero e sono un po' preoccupata,anche se con l'universita' a tempo pieno + tirocinio, non si scherza. Grazie , spero di avere presto una tua risosta, BM |
Cara Barbara,
attualmente esiste una
forte discrepanza tra percorso formativo e sviluppo di carriera
collegato alla contrattualistica.
In pratica, a prescindere dal
titolo di studi post laurea che si possiede, si viene collocati in
fascia D se si è infermieri, in fascia DS se si svolgono funzioni di
coordinamento.
Il possesso di master, corsi di
perfezionamento o altro, ad esclusione della formazione continua ECM
peraltro obbligatoria, non permette di accedere a livelli retributivi
differenziati. Unico vantaggio la priorità che si ottiene a ricoprire
incarichi nel settore per il quale si ha una maggiore formazione qualora
vengano messi a bando.
Raramente, e solo in singole
realtà locali, il possesso di formazione post base può garantire il
godimento di un livello economico superiore b(da D2 a D3 per esempio)
Diciamo che la carriera
infermieristica è ancora oggi inesistente e che una percentuale di
dirigenza infermieristica inferiore all'1 0/00
non rappresenta certo una quota rilevante e significativa.
Quindi andrebbe meglio chiarito il
significato della tua domanda: "il master universitario è valido?" .
Ritengo che se il corso ha avuto una durata equivalente a 1500 ore e ha
prodotto 60 CFU allora è certamente valido ed equiparabile ai master
attuali.
Diversamente possono realizzarsi
diverse situazione per le quali questa validità ha diverse facce:
Direi che non sei stata fregata,
qualche vantaggio è stato prodotto dal tuo percorso formativo, anche se
un bilancio costo/beneficio lo lascio a te, ma che sei stata certamente
una pioniera che, come Ulisse, ha voluto varcare le colonne d'Ercole per
vedere cosa c'era al di la.
Passiamo alla seconda domanda; la
Commissione Nazionale per la Formazione Continua ha stabilito che solo
la formazione post base esenta dall'obbligo di reperire i crediti ECM;
tu in pratica non stai approfondendo le conoscenze all'interno del tuo
percorso curriculare di infermiere ma stai intraprendendo un nuovo
corso di studi che indirizza la tua vita professionale verso una diversa
direzione.
Sono certo che quanto da te
appreso in psicologia completa in modo significativo il tuo
comportamento professionale e che i risultati assistenziali siano
migliori rispetto ad un atteggiamento più tecnico, ma la CNFC ha scelto
un'altra strada.
E' fuori di discussione che a
tutt'oggi che la tua formazione non sopperisce alcun credito ECM.
Ti ricordo che l'orientamento
della Commissione Nazionale è di rendere obbligatoria la partecipazione
ad eventi formativi per il numero di crediti necessari a mantenere
elevata la competenza e l'aggiornamento delle 32 professioni coinvolte
nel progetto.
Quindi diventa indispensabile
riuscire a completare nel quinquennio 2002 - 2006 il plafont di 150
crediti.
Sembra (uso una formula
prudenziale fino al momento in cui ne avrò certezza assoluta) che per
il corrente anno 2005 non sarà necessario raggiungere i 40 crediti visto
che, come nel passato, si è derogato alla calendarizzazione attuale.
Ricorderai che il progetto era
nato con uno sviluppo triennale (arrivare ai 50 crediti annui entro il
2004) e che venne dilazionato in 5 anni; ora sembra che ci sia stata
una ulteriore proroga congelando per un anno l'aumento dei crediti.
A fianco di queste brutte notizie
però ce ne sono alcune buone.
Intanto il piano nazionale procede
secondo le direzioni progettate e le ASL /AO stanno accreditandosi per
sviluppare la capacità di assegnare loro stesse i crediti agli eventi
realizzati; poi sono state stabilite nuove modalità attraverso cui
reperire crediti: Formazione A Distanza (la FAD) e la formzione sul
campo.
E la FAD rappresenta certamente un
momento estremamente significativo visto che è capace di assegnare fino
all'80% dei crediti annui.
L'ultimo CCNL 2004 ha infatti
stabilito che siano le ASL e le AO a farsi carico della formazione ECM
dei dipendenti anche attraverso modalità diverse quali la FAD appunto
favorendo la partecipazione dei dipendenti a momenti formativi interni
realizzati allo scopo.
Viste le difficoltà è esclusa, per
il momento, ogni rivalsa o azione come previsto dalla
Rubrica articolo 20: Formazione ed ECM che
al comma 3 recita: "Dato il carattere tuttora - almeno in parte -
sperimentale della formazione continua, le parti concordano che - nel
caso di mancato rispetto della garanzia prevista dal comma 2 circa l'
acquisizione nel triennio del minimo di crediti formativi da parte del
personale interessato - non trova applicazione la specifica disciplina
prevista dall'art. 16 quater del
d.lgs 502 del 1992. Ne consegue che, in tali casi, le aziende ed
enti non possono intraprendere iniziative unilaterali per la durata del
presente contratto."
Ma il contratto è scaduto anche se
non è dato sapere quale sarà l'orientamento futuro per l'ECM non dire se
tale orientamento verrà reiterato.
Altra buona notizia è la
possibilità di reperire crediti anche in numero superiore a quanto
stabilito per ogni anno ( 30 crediti + 50%) quindi in questo e
nel prossimo anno può essere reperito l'intero plafont.
Credo di non aver altro da
aggiungere
un saluto e a rileggerti presto su
AIOL
Marco Piazza
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Ciao
marco volevo chiederti una cosa se per caso sai dirmi dove in lombardia e nel veneto si può frequentare il corso pre o.s.s.s. (l'o.s.s specializzato) sono già o.s.s. ma mi piacerebbe prendere anche l'altra qualifica... grazie ciao |
Cara Raffaella,
potresti informarti presso i
Centri di Formazione Professionale della Regione Lombardia dove esiste
un
Motore di Ricerca.
All'interno della pagina indicata
cerca Corsi o Indirizzi utili e
ricava indirizzi e telefoni dei CFP.
Una ricerca da me fatta non
permette di ricavare informazioni sul corso di specializzazione; è per
questo che ti indico i CFP che dovrebbero essere informati.
Più articolata l'offerta della
Regione Veneto che ha già un
piano formativo per il 2005/2006
pubblicato su Internet
Marco Piazza
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Avrei bisogno di informazione sul corso OSA,cosa tratta,quanto dura e quali sono gli sbocchi occupazionali EC |
Cara Elvira,
anche se ho affrontato più volte l'argomento (vedi FAQ precedenti) ci ritorno nuovamente visto che le numerose richieste che ancora mi giungono. Il corso OSA offre un titolo di formazione preofessionale nell'area socio assistenziale . E' un titolo superato dai fatti e dalla normativa anche se continuano ad essere banditi corsi un po' in tutto il meridione. Assumendo informazioni da Internet allego un sintetico profilo e la durata di tale corso:
L’operatore socio assistenziale è un operatore dell’area sociale che, in forza di una specifica formazione basandosi su capacità di relazionarsi correttamente, attua un intervento diretto con l’utente al fine di recuperarne le risorse in una prospettiva di autonomia in supporto alla vita quotidiana; collabora, con un intervento indiretto, attraverso la lettura dei bisogni, alla mobilitazione delle risorse della comunità in cui l’utente vive. Il Campo di attività di tale figura è presso strutture protette per handicappati o anziani, case di riposo,servizi per handicappati, comunità alloggio per minori con handicap e per tossicodipendenti, centri diurni per anziani. Al relativo percorsi formativo è possibile accedere dopo aver assolto l'obbligo scolastico. Al termine del corso l’Ausiliare Socio Assistenziale dovrà avere le seguenti competenze: 1.Capacità di svolgere prestazioni di carattere domestico, di aiuto alle persone e igienico-sanitarie. 2.Capacità di relazionarsi correttamente con l’utente e la famiglia, utilizzando a suo favore i servizi sanitari sociali, culturali e ricreativi e le strutture amministrative del territorio. 3.Capacità di individuare e segnalare situazioni di rischio degli utenti nell’ambito in cui opera. 4.Capacìtà di riflettere sulla propria attività al fine di fornire indicazioni sull’efficienza degli interventi rispetto ai bisogni ed al corretto utilizzo delle risorse. 5.Capacità di lavorare con altri operatori e con altre professionalità. 6.Capacità di collaborare alla definizione dei propri bisogni di formazione. 7.Conoscenze fondamentali della legislazione socio-sanitaria e delle realtà amministrative dei propri Enti di appartenenza (Istituti, Comuni, ASL). La formazione vuole fornire conoscenze teoriche, pratiche e tecniche per la creazione di un operatore con professionalità polivalente. La didattica prevede lezioni frontali, lavori di gruppo, esercitazioni individuali e visite guidate nei servizi socio assistenziali. Le principali materie d’insegnamento sono riconducibili a cinque macro aree: - SOCIO-CULTURALE - ISTITUZIONALE-LEGISLATIVA - SOCIO-PSICOLOGICO - IGIENICO-SANITARIA - TECNICO-OPERATIVA
Struttura del corso
Durata del corso: n. 900 ore; Teoria: n. 360 ore; Pratica : n. 360 ore; Tirocinio: n. 180 ore; Durata della lezione: 4 ore giornaliere dalle ore 16,00 alle ore 20,00 dal lunedì al venerdì; Frequenza obbligatoria: chi non frequenta almeno l’85% del totale delle ore, non può essere ammesso all’esame finale.
Oggi esiste un operatore la cui formazione è unificata e omogenea in tutto il territorio italiano l'OSS (che ha sostituito l'OTA) che ha maggiori competenze ed è una figura di operatore previsto anche nel servizio sanitario nazionale quindi può essere assunto in ospedale mentre l'OSA no. Inoltre i corsi OSA sono a pagamento (800 - 900 €) mentre l'OSS, in quanto sostenuto dal F.S.E., Fondo Sociale Europeo, completamente gratuito anche se a inizialmente destinato a disoccupati o a sottoccupati. E' quantomeno bizzarro che un operatore particolarmente versato per l'attività domiciliare venga unicamente formato nelle regioni del meridione dove tale servizio è particolarmente carente. Se il F.S.E. finanzia la formazione dell'OSS e non dell'OSA una ragione ci sarà e io la immagino. Pur basando le mie opinioni sull'esperienza di una regione del nord (Emilia.Romagna) e su Internet ritengo che gli sbocchi occupazionali ricavabili da tale diploma siamo scarsi o nulli e che l'utilità sia unicamente di chi forma facendosi pagare.
Marco Piazza
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Egr. Sig. Piazza , In questi giorni mi accingo a fare 1 corso di OSA nella mia città,alcuni amici mi hanno detto di non farlo ,perchè l'osa non è riconosciuto in tutta Italia, mi cosigliano, facendo 1 pò di sacrifici fare il corso di OSS in regioni del centro -nord lei che mi consiglia? |
Caro Angelo,
i tuoi amici sono ben informati,
il diploma che ha unificato la formazione del personale assistenziale di
supporto è quello di O.S.S. che ha preso il posto del titolo di OTA.
Alcune regioni del sud continuano
a organizzare corsi con definizioni differenti e con percorsi formativi
non perfettamente assimilabili a quello di OSS; il titolo di OSA è uno
di questi.
La mia sensazione è che ci sia un
grave ritardo da parte delle amministrazioni regionali nel modulare i
corsi in base agli standard di mercato e, forse, di una rigidità di chi
si occupa di formazione (CFP ecc.)
Temo che una volta terminato tale
corso sarà necessario provvedere alla riqualifica.
La scelta se frequentare un
corso obsoleto dipende dalla possibilità di accedere con una certa
rapidità ad un posto di lavoro grazie al diploma di OSA ottenuto e una
volta all'interno delle strutture provvedere all'aggiornamento del
titolo.
Insomma se hai più che ragionevoli
possibilità di avere un posto quando avrai terminato il percorso di
studi allora conviene impegnarsi, altrimenti credo sia meglio puntare
direttamente al corso per O.S.S. che anche la tua regione ha istituito
(trovi informazioni sul
Bollettino Regionale Puglia)
Non vorrei che il corso
che vorresti fare fosse a pagamento; ciò che viene organizzato sul piano
della formazione professionale con il concorso del Fondo Sociale
Europeo deve essere gratuito. Ciò che viene organizzato col sostanziale
e sostanzioso contributo economico dei discenti potrebbe servire
principalmente ai formatori che organizzano il corso.
Ti voglio ricordare che con il
titolo di OSA non permette, come invece fa quello di O.S.S., di
sostenere concorsi pubblici per il SSN, ma solo lavorare nel privato,
visto che tale diploma non è richiesto nella pubblica amministrazione
(perlomeno dalle mie parti è così).
un caro saluto
Marco Piazza
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| Salve, sono una studentessa del corso di laurea per infermiere e in ottobre discuterò la tesi. Ho cercato ovunque informazioni sulle lauree specialistiche ma vedo che c'è una gran confusione. Ho trovato un corso che è già stato attivato in una delle università di Roma, ma non esiste una denominazione precisa se non quella di "laurea specialistica per le professioni di infermiera e ostetrica" e questo non mi dice assolutamente nulla sul profilo professionale che ne dovrebbe uscire fuori. Sto inoltre valutando di completare la mia formazione con un'altra laure di primo livello (fisioterapia) ma non so se mi verranno riconosciuti gli esami comuni o se dovrò rifrequentare altri 3 anni. Probabilmente sarei più decisa se la questione delle specialistiche fosse più chiara! Lei ha per caso qualche informazione in più? La ringrazio sin da ora. |
Cara Fernanda,
il problema della laurea specialistica è che il decreto
che e ne programmava la distribuzione ha limitato a soli
570 i posti in tutta Italia.
In seguito tali numeri sono stati parzialmente ampliati
grazie ad una serie di deroghe.
Questa, se posso esprimere il mio parere, è la vera
assurdità; una professione che contra oltre 320.000 professionisti non
può avere un collo di bottiglia così stretto da consentire solo a un
miserrimo 0,19% dei propri aderenti di accedere alla laurea
specialistica.
Ma è anche assurdo che solo dal 2000 esiste una legge, la
251 che consente anche all'infermiere di accedere alla dirigenza (poche
centinaia a tutt'oggi).
Esiste una fortissima resistenza, questa è mia
convinzione, da parte del mondo universitario e accademico restio ad
accogliere tra le proprie fila un consistente numero di docenti di
provenienza infermieristica (a oggi in tutto circa una decina a quanto
mi risulta).
Più laureati magistali infermieri (vedi il
DM MIUR 270/2004 ) significherebbe meno
docenti di estrazione medica e una riduzione progressiva dell'influenza
che questi sono in grado di esercitare sulla nostra formazione e
sull'esercizio professionale.
Vediamo quest'anno quanti posti verranno banditi, ma
credo sarà complicato per te riuscire ad accedere visto che il
meccanismo attuale privilegia coloro che hanno un consistente stato di
servizio e titoli accademici preesistenti.
E' preferibile, così vengo a rispondere al tuo secondo
quesito, frequentare master per accrescere le tue competenze e il
punteggio in prospettiva del bado di selezione per aumentare le tue
possibilità; oppure accedere a corsi di informatica o di lingua
straniera o corsi di perfezionamento universitari
Non ritengo che l'iscrizione al corso di fisioterapia
possa essere definito un completamento della tua formazione, non certo
di quella infermieristica visto che si tratta di un'altra professione a
tutti gli effetti.
Comunque non metto lingua a questa tua scelta e ti
confermo che in caso di iscrizione al corso sicuramente gli esami comuni
precedentemente sostenuti e superati verrebbero considerati un credito
ma ritengo poco possibile che il percorso possa essere ridotto nella
durata visto che alcune materie sono propedeutiche una all'altra e si
sostengono progressivamente nei tre anni di corso.
in bocca al lupo
Marco Piazza
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| Ciao: nel 2002 ho acumulato 14 crediti, i 4 in piu'si possono agiungere al 2003? |
Cara Vanna,
il numero di crediti che ogni anno
vanno acquisiti difficilmente può combaciare con quelli che si ottengono
realmente, è arduo essere precisi, si è quindi stabilita una
elasticità regolata nel più o meno 50% della quota annuale prevista:
Ricordo che l'intero periodo
dovrebbe portare gli operatori a raccogliere 150 crediti complessivi.
Nel tempo però ci si è resi conto
che vi era un ritardo per alcune professioni e in alcune zone del paese
e che non sarebbe stato possibile raggiungere l'obiettivo; a questo deve
essere aggiunto che il CCNL assegna alle ASL e AO la responsabilità e
l'onere di organizzare corsi per il proprio personale e che una
precisazione del Ministero della Salute ha modificato il dovere di
partecipare al progetto di Formazione Continua in
obbligo specie per i liberi
professionisti.
Per cui la Commissione Nazionale
ha prima pensato di permettere agli operatori in ritardo di raccogliere
tutti i 150 crediti negli ultimi due anni (superando così il + o - 50%),
poi rallentando il periodo sperimentale ritardandolo di un anno. In
pratica anche per il corrente anno 2005 si dovranno conseguire 30
crediti invece dei 40 previsti che solo dal prossimo anno saranno
necessari.
Questa ultima notizia però mi è
stata riferita e non ho potuto verificarla personalmente dato che i
server del ministero sono in manutenzione
un caro saluto
Marco piazza
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Buona sera! Desidero ricevere
informazioni riguardo ai corsi per operatori socio sanitari nella città di
Palermo, non so sinceramente a chi rivolgermi per sapere chi o quale ente
li tiene. Attendo notizie, grazie! |
Caro Giuseppe,
difficilmente si riesce a dare
risposta a quesiti simili
Nel tuo caso posso solo dire che
ho dato una controllata all'allegato
del piano 2005 per la Formazione della Regione
Sicilia.
Direi che la tua regione ha deciso
di continuare a formare l'Operatore Socio Assistenziale.
Nella lunga lista del file
allegato puoi trovare tutti gli enti e i centri di formazione
professionale che attiveranno questo ed altri corsi.
Auguroni
Marco Piazza
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| Sono una otaa ora a casa per maternità. Non sto capendo più nulla sul tutti questi corsi io dovrei prendere la specializzazione cioè diventare oss ma ne vorrei sapere di più. Ho conseguito uno degli ultimi corsi otaa/oaa nel 2000/01 nella regione veneto ora per motivi familiari abito in campania il mio attestato è valido ovunque? anche qui fanno corsi oss ma non so ancora cosa devo fare avendo già una base! Poi sapevo che il mio corso sarebbe durato 40 ore non 400 booohh?!!!! non ci sto capendo più nulla! Saluti Alessandra |
Cara Alessandra,
la riconversione dei corsi OTA in
OSS hanno una durata variabile in base al percorso precedente e, in
alcune regioni, in base all'anzianità di servizio dell'operatore.
Nella mia regione le riqualifiche
hanno avuto una durata di 140 ore per chi aveva una anzianità di
servizio nella funzione superiore a cinque anni, 180 ore per chi ne
aveva meno.
Queste differenze però possono
aumentare in base alle politiche di formazione professionale di ogni
singola regione e possono essere modulate sulla differenza tra programmi
e contenuti della prima formazione tra il corso OSS ed il titolo che si
vuole riqualificare.
Il corso OTA ha validità in tutto
il territorio nazionale anche se la figura dell'OSS è maggiormente
ricercata (anche l'OSS ha un riconoscimento nazionale) dagli enti
pubblici e dal privato sociale perchè è dotata di maggiore autonomia
operativa e, con la specializzazione, è in grado di eseguire prestazioni
che all'OTA sono vietate.
Chiaramente 400 ore di attività
sia teorica che di stage corrisponde a quasi la metà del percorso
formativo dell'OSS che è costituito da 1000 ore di scuola e rappresenta
con ogni probabilità la riqualifica di altri operatori diversi dall'OTA
(forse l'OSA che continua ad essere formato nel sud Italia).
Altro non so dirti se non che
nelle mie zone affluiscono molti OTA del sud per riqualificarsi senza
essere costretti ad adattarsi a situazioni formative di affidabilità non
cristallina.
un caro saluto
Marco Piazza
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| Ho bisogno per cortesia di sapere in quale sito internet posso trovare le informazioni necessarie per iscrivere mia sorella al corso di riqualifica OSS indetto dalla Regione Piemonte o nella provincia di Cuneo o di Torino. Ho già provato sia nel sito della regione che della provincia di Cuneo e in diversi altri, ma senza risultato. Mi puoi aiutare. Grazie. |
Cara Manuela,
una breve ricerca mi ha restituito questi risultati:
Puoi trovare ulteriori possibilità
di ricerca inserendo il termine "Operatore socio sanitario"
nella casella di ricerca per il
profilo del sito Sinfod della regione
Piemonte. Si riferiscono alla prima formazione per OSS ma probabilmente
attraverso tali collegamenti riuscirai certamente a reperire notizie
ulteriori per la riqualifica.
Saluti
Marco Piazza
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Gent. sono in possesso del
vecchio diploma di infermiera professionale, attualmente non sono
impiegata, ma vorrei sapere cosa devo fare per equiparare il mio titolo di
studio a quello attuale? se volessi partecipare ad un concorso con il mio
vecchio titolo posso farlo? grazie AS |
Cara Antonella,
il tuo titolo è, ai sensi della
Legge 8.1.2002,
equipollente al diploma di Laurea in infermieristica; puoi quindi
presentarti ad ogni concorso sia bandito.
Occorre certamente, in caso tu non
abbia più provveduto ad aggiornarti e a mantenere elevate le tue
conoscenze e competenze ed il tuo diploma sia piuttosto datato, a
riprendere in mano i libri e a frequentare gli
eventi formativi previsti dal Piano
Nazionale per la
Formazione Continua (150 crediti nel
quinquennio 2002-2006) che sono oramai considerati elemento obbligatorio
del curricula individuale di ogni porfessionista sanitario e possono
costituire requisito necessario nella fase concorsuale.
Altra possibilità, in caso tu
possedessi il diploma di maturità quinquennale, è quella di convertire
in laurea il tuo diploma regionale come hanno fatto oramai migliaia di
infermieri italiani; puoi trovare queste informazioni presso
l'ateneo universitario a te più comodo o
vicino e chiedere alla segreteria, quali passi dovrai seguire.
Solitamente si devono sostenere pochi esami (4 - 5) spesso senza obbligo
di frequenza delle lezioni, ed un tempo che potrebbe essere circa di un
anno accademico, per il riconoscimento di titoli pregressi.
Si devono pagare le tasse
universitarie per l'anno di iscrizione e sostenere la discussione della
tesi di laurea.
Interessanti le possibilità di
Tor Vergata
e di
Chieti, ma oramai tutti gli atenei hanno previsto
un percorso di riconoscimento dei titoli pregressi.
Un caro saluto
Marco Piazza
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Ciao Marco,sono Carmen e ti ho
già scritto x chiederti informazioni su come reperire materiale
bibliografico x la mia tesi sull'INFERMIERE NEOASSUNTO.
Ora però sono in difficoltà
xchè il mio correlatore che è una prof.ssa di infermieristica in area
critica e management sanitario mi ha detto di cambiare argomento xchè il
materiale da trovare e poco sull'argomento e anche perchè e difficile da
impostare su base sperimentale..Ora non riesco a trovare un'argomento
che mi piaccia.....e inoltre c'è da dire che il mio correlatore non mi
aiuta in questo senso xchè x lei il titolo e l'argomento ed anche tutto
ciò che concerne la preparazione di una tesi dobbiamo farla da noi...x
lei va bene tutto.
In questo senso vorrei chiderti
se potresti darmi un'idea di argomenti da trattare x la mia tesi....te
ne sarei tanto grata...Aspetto tue notizie..GRAZIE
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Olà Carmen,
è durissima trovare materiale
sull'inserimento del neoassunto.
Io stesso ogni tanto, come
responsabile della biblioteca infermieristica della mia sede formativa,
spesso sono contattato dai dipendenti della mia AUSL e, rispetto a
questo argomento, trovo poco.
Ti consiglio però di guardare i
libri sotto indicati e la rivista International Nursing Perspective che
sovente tratta di argomenti inerenti la formazione.
Il mio pensiero sulll'argomento è
il seguente:
- se non c'è molto di scritto,
molto c'è da scrivere
- se non c'è molto di affermato
pochi sono in grado di criticare
- se non c'è materiale a maggior
ragione se ne può sentire il bisogno.
Pensa a questo approccio:
nel tutoraggio clinico
l'infermiere guita di tirocinio (o tutor clinico o affiancatore o come
diavolo lo si vuol chiamare) esiste già, e a fianco dello studente lo
accoglie, lo guida nel raggiungimento degli obiettivi didattici, lo
valuta e, in alcuni casi, partecipa anche alla fase di valutazione
certificativa (esame di tirocinio).
Rispetto al seguire un neoinserito/neoassunto
c'è poca differenza e quindi le due funzioni si sommano e si
sovrappongono.
Attingi dalle funzioni tutoriali
dell'infermiere clinico affiancato agli studenti gli strumenti e il
metodo di valutazione del neoassunto.
Inoltre bisogna richiamare tutta
la legislazione rispetto alla concorsualistica e i concetti di
legislazione del lavoro rispetto al periodo di prova.
Occorre anche definire la job
description del personale della unità operativa (tutte le funzioni e i
compiti di ogni singola professione) per definire tempistica e
obiettivi.
Si tratta infatti di creare una
skill list di quali funzioni sono necessarie ad ogni tipologia
professionale presente in un reparto (tutte quelle dell'infermiere,
tutte quelle dell'OTA/OSS ecc.) in modo che su quella traccia si possano
costruire gli obiettivi sui quali, a loro volta, costruire gli strumenti
di valutazione.
Impostata in questo modo mi pare
si possa fare un lavoro egregio, importante e utile.
Altrimenti potresti fare una
indagine sul grado di alfabetizzazione informatica degli infermieri o di
quanto questi utilizzino internet come strumento di formazione
aggiornamento.
Ma queste sono cose banali.
Ciao
Marco Piazza
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E' da un po' di tempo che ho un
dubbio riguardo alla scelta tra il corso per asa e quello per oss. A me
piacerebbe lavorare in particolare coi disabili. Ho notato che tra i corsi
organizzati quest'anno dai vari enti di Milano e provincia ce ne sono
moltissimi per oss (e anche riqualifica da asa a oss) e pochi per asa.
Come mai? Significa che la figura dell'asa con gli anni tenderà a sparire
per essere sostituita da quella dell'oss? O è solo perché è alta la
richiesta di personale negli ospedali? Inoltre, per problemi personali, dovrei, una volta terminato il corso, cercare un lavoro part-time di 4 o al massimo 5 ore al giorno, escludendo i turni di notte. E' possibile che gli ospedali - nel caso io scelga di diventare oss - richiedano anche personale part-time? Ho provato a chiedere a persone tra cui un'assistente sociale, ma ho ricevuto risposte discordanti. C'è chi mi dice: "Già che ci sei ti conviene diventare oss", c'è invece chi dice che per chi come me è più interessato all'area disabilità, conviene diventare asa, perchè non sempre un oss può lavorare come asa. ... Spero di essere stata chiara... Grazie mille per la risposta! Anna |
Gentile Anna,
anche io sostengo sia preferibile optare per il corso di OSS in quanto, come è possibile apprezzare da suo Profilo e funzioni dell'OSS, permette di svolgere attività in molte più realtà operative, comprendendo in questo anche l'area dei diversamente abili.
Il titolo di OSS è piuttosto
ricercato e consente l'inserimneto sia nella P.A. che nel S.S.N. ed è
valido in tutto il territorio nazionale mentre l'ASA ha
caratterizzazioni locali; L'OSS è un operatore anche se in stretta
collaborazione con l'infermiere,
l'ASA è un ausiliario solo con funzioni di
tipo "sociale". Unico "vantaggio" dell'ASA, rispetto all'OSS, è il
numero di ore di lezioni e stage da svolgere 600, contro le 1000 dell'OSS.
Per queste ragioni, viste le
migliori tutele rispetto al privato, è anche più facile richiedere ed
ottenere il tempo parziale.
Un saluto
Marco Piazza
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Gradirei ricevere informazione
sugli eventi fad on line, in particolare vorrei sapere fino a quanti
crediti di questo tipo si possono considerare validi al termine di ogni
anno. Grazie per l'attenzione Daniela. |
Cara Daniela,
non sono in grado di fornirti indirizzi di organizzatori di corsi FAD; bisognerà attendere che la tua ASL ne realizzi (o li acquisti) e li distribuisca ai propri dipendenti..
La situazione è fluida e nei prossimi mesi (o nel corso del 2005)
cominceranno ad apparire sempre più eventi FAD visto che attraverso tale
metodica è possibile reperire fino all'80% dei crediti necessari per
ogni professionista ogni anno e attraverso la modalità asincrona (uno
entra e frequenta quando vuole e può) possono essere dedicati alla
formazione momenti non attivi dell'attività professionale (turni di
notte, guardie, reperibilità).
Gli eventi che negli ultimi tempi è stato possibile frequentare anche
gratuitamente, e organizzati da provider diversi, rientravano
nell'ottica sperimentale per verificare una lunga serie di problemi
che la FAD concretizza: standard di piattaforma, limiti di banda,
tracciabilità, strumenti di verifica, gradimento, tutoraggio online,
alfabetizzazione informatica, eccetera.
Tali corsi infatti sono ancora molto problematici.
La FIASO (Federazione Italiana Aziende
Sanitarie e Ospedaliere - il sito attualmente è in manutenzione quindi
off-line) sta finendo un percorso sperimentale al quale hanno aderito
diverse decine di ASL o AO di tutt'Italia. Questo percorso è
nell'ottica di consentire la sperimentazione della FAD nel processo di
Formazione Continua del Ministero Salute che a sua volta, pur in
ritardo, sta procedendo all'accreditamento di provider per la formazione
a distanza.
L'ultimo CCNL ha assegnato alle ASL e AO l'onere di garantire il
reperimento di crediti per il proprio personale dipendente e la FAD
rappresenta certamente una ottima opzione per riuscire a rispettare la
norma a costi sopportabili.
In futuro ci si deve aspettare uno
scenario dell'offerta così composto:
Interessante l'esperienza della
Area Vasta Romagna dove le 4 ASL (Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini) si
sono consorziate, hanno costituito un gruppo di lavoro, l'hanno formato
sotto il profilo tecnico e metodologico e da quest'anno cominceranno a
produrre due-tre corsi ciascuna (sulla base di un progetto unitario) in
modo da costituire un catalogo di dieci - dodici corsi ogni anno da
distribuire a tutti di dipendenti delle 4 ASL.
Credo comunque si debba aspettare
ancora a meno che tu non ti rimbocchi le maniche e, assieme ai tuoi
colleghi della formazione, cominciate a produrli in proprio seguendo
l'esempio romagnolo.
Un saluto
Marco Piazza
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