POSTA E RISPOSTA  

  Risponde Marco Piazza.

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185- Attestato OSS
Ciao Marco,
in precedenza già ti ho scritto,in quanto mi servivano delle informazioni per quanto riguardava l'attestato di oss.riepilogando il mio attestato è stato acquisito privatamente e non è riconosciuto dalla regione.mi è stato detto dai docenti di questa scuola che questo attestato deve essere riconosciuto. Cosa ne sai tu di questa storia?potro mai far riconoscere questo attestato?scusami per l' intrusione,ciao,

Gianluca.

 

Caro Gianluca,
 
se il diploma che ti hanno dato non era una sòla allora è valido a tutti gli effetti.
Devi controllare che la sede formativa che ha rilasciato il tuo diploma avesse una convenzione o qualunque riconoscimento della regione Lazio (  C.P.F.P.  e  C.F.P ), poi controlla la durata del corso (1000 ore)
Chiaramente la Regione non può rilasciare un diploma se ne hai già uno.
Fai infine una prova: recati presso un URP (ufficio relazioni col pubblico) o un ufficio concorsi di una ASL con una copia del tuo diploma e chiedi se in caso di concorso sarebbe ritenuto valido o meno.
Sela risposta è si, allora non devi preoccuparti molto, altrimenti conviene rivolgersi alla magistratura direttamente o attraverso una associazione di cittadinanza attiva o di tutela dei consumatori.
 
Ciao
Marco Piazza
184- Il titolo di ostetrica ottenuto in Polonia non è riconosciuto in Italia.
Salve sono un ostetrica con titolo conseguito in Polonia nell'anno 1988. Ho lavorato come ostetrica in ospedale pubblico di Sanok, in Polonia dal 1988 al 2001. Arrivata in Italia ho chiesto il riconoscimento del titolo di studio al ministero della salute, ma non mi è stato riconosciuto per mancanza di ore di studio sia, posso avere almeno il riconoscimento come operatore socio sanitario? é cambiato qualcosa ora che la Polonia fà parte della Comunità Europea? Ora mi è stata conferita la cittadinanza Italiana, può cambiarmi qualcosa?
Per ora infinitamente Grazie
Cara Dorota,
 
In Italia oggigiorno la formazione dell'ostetrica, come per le altre professioni dell'area sanitaria, si svolge interamente in ambito universitario e gli Atenei sono estremamente precisi e scrupolosi nel riconoscere i percorsi formativi pregressi (e a maggior ragione se freuentati in paesi stranieri).
Le Università hanno da tempo stabilito rapporti di reciprocità con gli atenei degli altri paesi e ormai sono state concertate le equivalenze tra medesimi percorsi formativi nei diversi paesi UE o extraunione.
Questo lo sai visto che il tuo precedente percorso formativo non è stato ritenuto adeguato a quello richiesto dalla normativa italiana ed europea.
La recente ammissione  dell Polonia nella UE non modifica minimamente le cose visto che tra gli stati fondatori vigeva un accordo che risale agli anni ottanta, per armonizzare i percorsi formativi e sulla libera circolazione delle persone e delle professioni (trattato di Schengen) cui l'Italia ha aderito da molto tempo. In pratica i paesi fondatori avevano uniformato i contenuti e la durata della formazione infermieristica e ostetrica.
Oggi sul fronte del riconoscimento della tua esperienza di levatrice precedente puoi solo vedere se in Polonia sono stati adeguati i programmi a quelli UE e informarti se sia stato predisposto un percorso di riqualificazione dei professionisti agli standardi dell'Europa.
In tal caso potresti, con uno sforzo ridotto, adeguare il tuo titolo e tornare a far nascere bimbi.
Credo sia un percorso più irto di ostacoli quello di far quantificare presso un ateneo i programmi svolti in Polonia per valutare cosa viene riconosciuto e quindo cosa è necessario frequentare.
 
Per quanto riguarda la possibilità di ottenere il titolo di OSS anche in questo caso non ho buone notizie visto che neppure un laureato infermiere può essere assunto come OSS nè ottenere sul campo il diploma; il mio consiglio è di informarti presso i Centri di Formazione professionale della tua città per vedere quale credito formativo tu possegga e  in cosa tu debba compensarlo (questi i collegamenti: C.P.F.P.     C.F.P ).
Ho visto nella mia regione che, a volte una esperienza di almeno 5 anni nel ruolo di assistente di base e senza titoli, permetteva di accedere alla riqualifica del titolo precedente in OSS riducendo sensibilmente il numero delle ore di corso da frequentare.
 
Controlla, il piano formazione della tua regione al seguente indirizzo : http://www.sirio.regione.lazio.it/formapro/FormaPro.htm per trovare altre informazioni.
 
un caro saluto 
Marco Piazza
183- Cos'è l'infermiere e dove lo porta la frequenza di un master?
Gent. mo sig. Marco, innanzitutto grazie per il prezioso aiuto che cerca di dare a me e a quanti, per i motivi più differenti, si rivolgono a Lei.
Sono uno studente al terzo anno della Laurea in infermieristica di Verona. Grazie al mio carattere e alla mia ancor giovane età sono animato da alti ideali e sogni forse non realizzabili(un pò come il Dottor Patch Adams, per intenderci..) Avrei molte domande da farle, probabilmente perchè nessuno nel nostro corso di studi si rende disponibile a chiarimenti e delucidazioni. Cerco di non rubarle molto tempo, sapendola così impegnato..vorrei conoscere i motivi che dovrebberro spingere un infermiere a frequentare un masters (nessuno è in grado di spiegarci a che cosa servirebbe nella pratica..)e quali sono tutt'oggi le possibilità nel Veneto (nessuno sa dirci nulla se non quello sul Menager..).
Se potesse spendere anche solo 2 parole in più..solo 2..potrebbe darmi delle delucidazioni su quali siano le prospettive di lavoro per un infermiere che escludano il lavoro in ospedale?..noi studenti, forse sbagliando, la vediamo come l'unica opportunità di lavoro..
Ringraziandola anticipatamente, anche a nome dei miei compagni di studi, Le faccio i miei più sentiti auguri.

.Luca

Caro Luca,
 
il punto di partenza per rispondere alle tue due domande è quello di definire chiaramente cosa significa essere infermiere.
Non si sono ancora spenti gli echi della trasmissione "L'infedele" del 30 aprile u.s. durante la quale Gad Lerner ha trattato il problema degli infermieri (se guardi sull'ultimo numero di Nursing Oggi c'è una replica di Michele Piccoli che non cancella l'amaro in bocca di chi ha seguito la trasmissione e ha visto il giornalista oltrepassare il suo dovere di cronaca) e mi sembra che la risposta della categoria sia stata sostanzialmente assente; è pur vero che LA7 è una piccola emittente e che la trasmissione non è stata molto seguita, ma forse era necessaria una presa di posizione più forte da parte degli infermieri italiani.
In quella sede è passata l'immagine di un professionista che non sa bene cosa sia chiamato a fare e che attende da altri questa proposta; un sanitario che non conosce le parole d'ordine del proprio agire, un operatore che è in mezzo ad un guado tra una formazione avanzata ed una prassi quotidiana molto arretrata e ancora succube; questo nonostante la presenza di Michele Piccoli, Paola di Giulio, Marinella D'Innocenzo ed altri.
Pur avendo trattato in precedenza l'argomento torno volentieri a svolgere il mio pensiero visto che la necessità è ancora forte.
 
La professione infermieristica poggia il proprio agire in diversi campi del sapere: nell'area psicologica, nella sociologia, nelle scienze mediche e sanitarie delle quali fa parte, anche se molto giovane, anche l'infermieristica.
Il nostro è un sapere immaturo e sovente soverchiato da quello di altre più muscolose e appariscenti discipline appena più sopra citate; in particolar modo in Italia siamo giunti buoni ultimi alla formazione universitaria e dobbiamo conquistarci ancora quella agibilità e quel riconoscimento che certamente ci siamo in parte guadagnati e che meritiamo.
Il sapere infermieristico mutuerà sempre da altre professioni sanitarie e sociali (e ne sarà dipendente) fino a ché da queste  trae concetti e nozioni e prove senza produrne in proprio di originali e importanti e non riesca a farsi riconoscere come "Disciplina Sscientifica" a tutti gli effetti.
Il campo d'azione dell'infermiere è l'assistenza e su quest'area dobbiamo ragionare ricercare e trovare risposte ai problemi, nostri e dei pazienti.
Non serve consolidare la professionalità nell'esecuzione di tecniche complesse e di appannaggio dei medici, il saper intubare o fare EGA non ci rende infermieri migliori.
Dobbiamo trovare il nostro campo, l'assistenza, e disvelarlo completamente fino a che nessuno possa saperne più di noi e per fare in modo che tutti sappiano e riconoscano in noi i veri esperti e solo a noi si rivolgano per risolvere i loro problemi.
Ricordo che nella mia precedente esperienza in Assistenza Domiciliare non era infrequente trovare Medici di Medicina Generale che chiedevano la consulenza infermieristica per il trattamento delle lesioni cutanee.
Saremo anche autonomi quando nessuno ci dirà come fare le cose ma ci chiederà solamente di farle.
Questo obiettivo però è ancora lontano e molti infermieri continuano a ragionare sul modello di quanto è stato loro insegnato nelle scuole convitto quindi ausiliarietà e ancillarità.
Solo la formazione universitaria riuscirà nel tempo a farci fare il "salto di specie" ed ha il vantaggio di essere riconosciuta dagli altri laureati e di ottenere una riconoscibilità a prescindere!
Il possesso di formazione post-base rappresenta anche un mezzo per accrescere la "competenza" e estendere e diffondere l'attività di consulenza dell'infermiere rendendo sempre più autonomo
Oggi, nel bel mezzo del guado, dobbiamo fare in modo che il numero di laureati cresca costantemente come deve crescere anche il numero degli infermieri specialisti e specializzati, il numero di infermieri inseriti nei ranghi universitari  e il numero di quelli parte della dirigenza delle AO e ASL.
La competenza, lo afferma anche la giurisprudenza, nasce dalla triade normativa che dipinge cosa sia e cosa faccia l'infermiere:
  1. Curriculum studiorum: più è elevato e ricco più aumenta la competenza
  2. DM 739/94 "Profilo"
  3. Codice deontologico (che assume forza di legge grazie al richiamo che ne fa la legge 42/99).
Si capisce quindi che ogni tassello formativo universitario rende sempre più  riconoscibile e autorevole l'infermiere che, non dimentichiamolo, svolgerà prioritariamente la propria assistenza nell'area per la quale avrà eventualmente ottenuto la specializzazione.
Se io ambisco a lavorare in area geriatrica e frequento il master adeguato, avrò prioritariamente accesso a tale area in caso di mobilità
Ancora: anche se nel vigente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Comparto Sanità non sono ancora previsti livelli economici differenziati per i laureati con master, è più che ragionevole pensare che in futuro ci saranno.
 
Per finire, come dice il DM 739, art. 1, comma 3, punto G, l'infermiere : svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell'assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero - professionale. 
Direi che può fare di tutto compresa la possibilità di operare in ambito formativo e nell'organizzazione, questo però dopo qualche anno di esperienza e con momento accademici ulteriori.
 
Un caro saluto e a presto leggerti su Infermierionline.net
 
Marco Piazza

 

182 - Accesso al corso di laurea specialistica e debito formativo
Sono un'infermiera professionale che lavora presso una clinica p rivata. Ho conseguito il diploma di laurea in scienze infermieristiche nel 2000 presso l' Universita " La Sapienza " di Roma, polo di Frosinone. Vorrei conseguire una specializzazione ma mi è stato detto che prima devo convertire il mio diploma in laurea triennale. E' vero questo? Se veramente è così cosa devo fare? Ho provato a rivolgermi all' Università dove ho conseguito il diploma ma non mi hanno saputo dire niente, poi mi sono rivolta all' università di Tor Vergata e qui mi hanno detto che per quest'anno non sanno verrà emesso un bando. Come posso fare? Mi saprebbe indicare una strada da seguire? Grazie per l'attenzione e spero la sua risposta mi sia d'aiuto. 
 
Cara collega,
 
non è vero che il diploma universitario non permetta ldi accedere al Corso di Laurea Specialistica in Infermieristica.
La legge 8 gennaio 2002 n. 1 afferma, all'art. 1 comma 10 recita: 
"
I diplomi, conseguiti in base alla normativa precedente, dagli appartenenti alle professioni sanitarie di cui alle leggi 26 febbraio 1999, n. 42, e 10 agosto 2000, n. 251, e i diplomi di assistente sociale sono validi ai fini dell'accesso ai corsi di laurea specialistica, ai master ed agli altri corsi di formazione post-base di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n.509, attivati dalle università"
E' evidente come il tuto titolo sia valido e colui il quale ti ha dato la risposta negativa, in errore.
E' però vero che, vista la grande concorrenza per accedere alla formazione post-base e lo scarso numero di posti, il possesso di un titolo obsoleto rappresenti, i carenza di altre certificazioni, un elemento che rende difficile superare la selezione.
Per questo scopo ha più volte detto che è necessario, in aggiunta alla formazione ECM, tenere un atteggiamento attivo e costantemente teso alla formazione.
Alcune università considerano come punteggio valido per la selezione, in aggiunta all'esperienza clinica, il possesso di pubblicazioni a stampa, i titoli di corsi di lingua inglese, il possesso della  patente ECDL per computer, l'attività di docenza sia rivolta agli infermieri che alle figure di supporto, la funzione di tutor clinico (guida di tirocinio, infermiere affiancatore o come si chiama dalle tue parti).
Se tu non riuscissi ad entrare il prossimo anno potresti considerare la possibilità di frequentare un master in management che costituirebbe certamente un punteggio aggiuntivo e credito nella fase di selezione.
Temo che se non allargano il numero dei posti (570 o poco più per il 2004/05) sarà comunque durissima per noi!
 
Ciao 
Marco Piazza
181- Interruzione del tirocinio del Corso di Laurea in Infermieristica
Egregio Dott. Piazza,
sono un allievo infermiere del secondo anno di Verona. I miei esami sono in regola. Al secondo anno (normalmente) si fanno due tirocini. Quest'anno, come l'anno scorso, il mio primo tirocinio del secondo anno è stato interrotto dalla coordinatrice del mio corso; quest'anno, come l'anno scorso, non ho ricevuto dalla coordinatrice nessuna comunicazione scritta motivante la mia sospensione. Le chiedo, esiste una legge che permette alla coordinatrice di interrompere i tirocini, e in caso affermativo, in quali casi? Nel reparto dove sono stato, nessuno si è mai lamentato di me (non sono stato ribelle agli ordini, maleducato, non ho causato danni nè a persone nè a cose, ecc...).
RingraziandoLa anticipatamente e vivissimamente per la Sua risposta, Le porgo rispettosi saluti.

Nicola 
 
Non sono in grado di rispondere con precisione al problema dato che ogni ateneo agisce con una discreta autonomia nel rispetto dell'impianto normativo generale nazionale e la materia del quesito ricade anche nei regolamenti di ateneo e negli accordi tra ASL e Università.
Certamente da questi atti e accordi origina l'assegnazione ad ogni sede formativa (sia le centrali che le distaccate) della responsabilità, al Direttore delle scuole, di funzioni di "Coordinatore delle attività formative e professionalizzanti" quindi funzioni di collegamento tra modo delle aziende sanitarie e mondo accedemico.
Ogni sede formativa adotta quindi il regolamento di ateneo e lo contestualizza alla propria mission individuando una organizzazione interna che faciliti il raggiungimento degli obiettivi formativi.
Ad esempio nella mia realtà il tirocinio clinico poggia sulla partecipazione attiva e competente di tutor clinici che guidano passo passo gli studenti nel loro percorso esperienziale correggendoli, spronandoli e formandoli. La partecipazione delle Guide di Tirocinio (così vengono definiti) arriva fino al momento della valutazione intermedia e finale del tirocinio.
 
Uno degli scopi dell'Università è favorire gli studenti meritevoli nel raggiungere l'obiettivo del compimento degli studi nel rispetto degli standard individuati (il superamento di tutti gli esami, compreso quelli di tirocinio, e una valutazione finale idonea); allo stesso modo la formazione, attraverso la partecipazione di infermieri esperti, docenti e tutor, garantisce che il corso di studi porti lo studente a sviluppare conoscenze, abilità ed esperienza che lo renderanno adatto a svolgere una professione difficile e piena di responsabilità.
Ora, io non ti conosco e ignoro la ragione che spinge un coordinatore ad allontanare dal tirocinio uno studente, ma sono certo che ci deve essere e non deve essere un problema di poco conto. 
 
Una norma che muove un docente a valutare negativamente un esame non esiste, se non nel ritenere insufficienti le nozioni e le abilità raggiunte o inadatti i comportamenti tenuti. Un esame non superato o un tirocinio negativo bloccano il progresso del curriculum studiorum, questo è sempre vero.
Solo comportamenti gravemente sconvenienti o gravi irregolarità, sempre previste dal regolamento di ateneo e/o di facoltà possono attivare sanzioni, deliberate dal Senato Accademico su parere del Consiglio di Corso,  come la sospensione di un periodo di tempo dall'attività accademica.
 
Le persone a cui chiedere notizia sulle motivazioni della tua esclusione dal tirocinio sono il Coordinatore delle attività formative e professionalizzanti (direttore della scuola) o, con atto formale scritto, il presidente del Corso di Laurea.
 
Non posso e non voglio andare oltre, posso solo farti un generico invito a riflettere se nella sede che frequenti esistano le condizioni perchè tu porti a compimento il corso degli  studi in infermieristica (è possibile chiedere il trasferimento ad altra sede) o se tu possegga le caratteristiche che ti rendono adatto per questo difficile futuro impegno. Ricordo che nella mia zona, tempo fa, una persona non ritenuta adatta a fare l'infermiere ha ottenuto successivamente una laurea in medicina. Ripeto: non ti conosco e non sono in gradi di dire di più.
 
Marco Piazza

 

180- Passaggio dal corso di laurea in infermieristica a infermieristica pediatrica
Gent.mo Sig.Piazza, sono Elisa una studentessa al terzo anno del corso di laurea per infermiere a Torino. Vorrei sapere se sarebbe possibile dopo la laurea passare al corso di infemieri pediatrici senza però effettuare l'esame di ammissione dato che una mia compagna l'anno scorso ha ottenuto il trasferimento per l'altra sepcialità senza effettuare l'esame d'ammissione perchè era già iscritta al corso per infermiere. Grazie e distinti saluti.
 
Cara Elisa,
 
il forte ritardo nel riponderti è causato dall'eccessivo numero di richieste, mi scuso di questo ma ti ricordo che AIOL ed io svolgiamo la nostra attività in modo puramente volontaristico.
 
l passaggio da una facoltà ad un'altra o da una Università ad un'altra è possibile dietro richiesta al presidente del Consiglio di corso.
Nel tuo caso, trattandosi della medesima facoltà e di un corso molto simile, direi che le difficoltà di questo tipo sono minime purchè tu sia in regola con gli esami.
La mia perplessità è legata alla scelta di cambiare percorso praticamente alla fine del terzo anno (anche se è possibile, io non lo so certo, che tu sia in arretrato con gli appelli); in tal caso con ogni probabilità dovresti rifrequentare l'ultimo anno; questo ritardo per ottenere un titolo che offre meno occasioni di impiego visto che il laureato in infermieristica può comunque assistere i bambini.
Preferibile sentire a cosa equivalgono le differenze tra i due percorsi formativi e sanarli una volta finito il corso di base oppure, certamente la soluzione migliore, frequentare un master nell'area pediatrica una volta ottenuto il diploma di infermiere.
In quest'ultimo caso, a parità di tempo e di "fatica" ti troveresti ad avere una specializzazione e ulteriori 60 CFU (Crediti Formativi Universitari) in aggiunta ai 180 della formazione di base e avresti maggiori titoli dello stesso infermiere pediatrico per lavorare a fianco dei bambini.
 
Ciao
 
Marco Piazza

 

179- Formazione post base ante riforma, laurea in psicologia e crediti ECM
Gent.mo marco,
sono un'infermiera strumentista di s.o. pronto soccorso,mi sono diplomata nell'84 , vecchio corso regionale, nel 94, ho effettuato un corso universitario biennale presso l'universita'  di medicina e chirurgia di genova, per strumentisti di sala operatoria, 1°domanda: puo' essere valido per la carriera attuale? Viene equiparato ad un master? Servira' a qualcosa come riconoscimento di livello?(siamo stati pionieri e fregati!?)
Seconda Domanda: sono iscritta al corso di laurea di scienze e tecniche psicologiche  e gestione delle risorse umane, e' contraddittoria l'informazione di essere esonerata dall'obbligo di ottenere crediti ecm, lo psicologo e' inserito nelle professioni che devono acquisirli, per cui il corso da me seguito ora dovrebbe essere accettato come valido all'esonero;e la funzione del corso rientra a pieno titolo  nell'area infermieristica(non sai quanto bisogno c'e' di psicologia!?)Di fatto seguendo queste indicazioni non ho effettuato nessun aggiornamento, ed ora non ho crediti, ma a settembre una laurea triennale. Devo correre ai ripari? come? Posso stare tranquilla ?Q!uali le conseguenze se non li ho reperiti?
Ti ringrazio della risposta perche' chiunque dice la sua ma ora mi hanno detto che il corso in psicologia non da l'esonero e sono un po' preoccupata,anche se con l'universita' a tempo pieno + tirocinio, non si scherza. Grazie , spero di avere presto una tua risosta,
BM

 
Cara Barbara,
 
attualmente esiste una forte discrepanza tra percorso formativo e sviluppo di carriera collegato alla contrattualistica.
In pratica, a prescindere dal titolo di studi post laurea che si possiede, si viene collocati in fascia D se si è infermieri, in fascia DS se si svolgono funzioni di coordinamento.
Il possesso di master, corsi di perfezionamento o altro, ad esclusione della formazione continua ECM peraltro obbligatoria, non permette di accedere a livelli retributivi differenziati. Unico vantaggio la priorità che si ottiene a ricoprire incarichi nel settore per il quale si ha una maggiore formazione qualora vengano messi a bando.
Raramente, e solo in singole realtà locali, il possesso di formazione post base può garantire il godimento di un livello economico superiore b(da D2 a D3 per esempio)
Diciamo che la carriera infermieristica è ancora oggi inesistente e che una percentuale di dirigenza infermieristica inferiore all'1 0/00  non rappresenta certo una quota rilevante e significativa.
Quindi andrebbe meglio chiarito il significato della tua domanda: "il master universitario è valido?" . Ritengo che se il corso ha avuto una durata equivalente a 1500 ore e ha prodotto 60 CFU allora è certamente valido ed equiparabile ai master attuali.
Diversamente possono realizzarsi diverse situazione per le quali questa validità ha diverse facce:
  • accedere al posto per il quale il corso prepara; insomma se tu attualmente lavori in Sala Operatoria come strumentista certamente ti è servito per collocarti nella funzione che volevi e quindi ha esercitato la sua validità
  • l'università lo considera un credito in occasione di altri momenti formativi successivi: la risposta è unicamente dell'Ateneo che vaglia caso per caso i crediti riportati nella domanda, in linea di massima se un successivo corso di studi prevede discipline assimiabili al programma del tuo corso è prevedibile che venga considerato un credito e ti vengano risparmiati esami.
  • il master costituisce un punteggio in ogni momento concorsuale interno all'azienda; si, il master fa parte del tuo curriculum e certifica una tua competenza. Lo spendi ogni volta che fai un concorso, un bando di mobilità e ad ogni selezione, per qualsiasi motivo, basata su titoli.
  • il master offre vantaggi economici: stante l'attuale situazione economica e contrattuale direi di no.
Direi che non sei stata fregata, qualche vantaggio è stato prodotto dal tuo percorso formativo, anche se un bilancio costo/beneficio lo lascio a te, ma che sei stata certamente una pioniera che, come Ulisse, ha voluto varcare le colonne d'Ercole per vedere cosa c'era al di la.
 
Passiamo alla seconda domanda; la Commissione Nazionale per la Formazione Continua ha stabilito che solo la formazione post base esenta dall'obbligo di reperire i crediti ECM; tu in pratica non stai approfondendo le conoscenze all'interno del tuo percorso curriculare di infermiere ma stai intraprendendo un nuovo  corso di studi che indirizza la tua vita professionale verso una diversa direzione.
Sono certo che quanto da te appreso in psicologia completa in modo significativo il tuo comportamento professionale e che i risultati assistenziali siano migliori rispetto ad un atteggiamento più tecnico, ma la CNFC ha scelto un'altra strada.
E' fuori di discussione che a tutt'oggi che la tua formazione non sopperisce alcun credito ECM.
Ti ricordo che l'orientamento della Commissione Nazionale è di rendere obbligatoria la partecipazione ad eventi formativi per il numero di crediti necessari a mantenere elevata la competenza e l'aggiornamento delle 32 professioni coinvolte nel progetto. 
Quindi diventa indispensabile riuscire a completare nel quinquennio 2002 - 2006 il plafont di 150 crediti.
Sembra (uso una formula prudenziale fino al momento in cui ne avrò certezza assoluta)  che per il corrente anno 2005 non sarà necessario raggiungere i 40 crediti visto che, come nel passato, si è derogato alla calendarizzazione attuale.
Ricorderai che il progetto era nato con uno sviluppo triennale (arrivare ai 50 crediti annui entro il 2004) e che venne dilazionato in 5 anni;  ora sembra che ci sia stata una ulteriore proroga congelando per un anno l'aumento dei crediti.
A fianco di queste brutte notizie però ce ne sono alcune buone.
Intanto il piano nazionale procede secondo le direzioni progettate e le ASL /AO stanno accreditandosi per sviluppare la capacità di assegnare loro stesse i crediti agli eventi realizzati; poi sono state stabilite nuove modalità attraverso cui reperire crediti: Formazione A Distanza (la FAD) e la formzione sul campo.
E la FAD rappresenta certamente un momento estremamente significativo visto che è capace di assegnare fino all'80% dei crediti annui.
L'ultimo CCNL 2004 ha infatti stabilito che siano le ASL e le AO a farsi carico della formazione ECM dei dipendenti anche attraverso modalità diverse quali la FAD appunto favorendo la partecipazione dei dipendenti a momenti formativi interni realizzati allo scopo.
Viste le difficoltà è esclusa, per il momento, ogni rivalsa o azione come previsto dalla Rubrica articolo 20: Formazione ed ECM che al comma 3 recita: "Dato il carattere tuttora - almeno in parte - sperimentale della formazione continua, le parti concordano che - nel caso di mancato rispetto della garanzia prevista dal comma 2 circa l' acquisizione nel triennio del minimo di crediti formativi da parte del personale interessato - non trova applicazione la specifica disciplina prevista dall'art. 16 quater del d.lgs 502 del 1992. Ne consegue che, in tali casi, le aziende ed enti non possono intraprendere iniziative unilaterali per la durata del presente contratto."
Ma il contratto è scaduto anche se non è dato sapere quale sarà l'orientamento futuro per l'ECM non dire se tale orientamento verrà reiterato.
Altra buona notizia è la possibilità di reperire crediti anche in numero superiore a quanto stabilito per ogni anno ( 30 crediti + 50%) quindi in questo e nel prossimo anno può essere reperito l'intero plafont.
 
Credo di non aver altro da aggiungere
 
un saluto e a rileggerti presto su AIOL
 
Marco Piazza
178- OSSS corsi di formazione complementare in veneto e lombaria
Ciao marco
volevo chiederti una cosa se per caso sai dirmi dove in lombardia e nel veneto si può frequentare il corso pre o.s.s.s. (l'o.s.s specializzato) sono già o.s.s. ma mi piacerebbe prendere anche l'altra qualifica... grazie ciao

 
Cara Raffaella,
 
potresti informarti presso i Centri di Formazione Professionale della Regione Lombardia dove esiste un Motore di Ricerca.
All'interno della pagina indicata cerca Corsi  o Indirizzi utili e ricava indirizzi e telefoni dei CFP.
Una ricerca da me fatta non permette di ricavare informazioni sul corso di specializzazione; è per questo che ti indico i CFP che dovrebbero essere informati.
Più articolata l'offerta della Regione Veneto che ha già un piano formativo per il 2005/2006 pubblicato su Internet
 
 
Marco Piazza

 

177- Formazione OSA .... a volte ritornano

Avrei bisogno di informazione sul corso OSA,cosa tratta,quanto dura e quali sono gli sbocchi occupazionali

EC

Cara Elvira,

 

anche se ho affrontato più volte l'argomento (vedi FAQ precedenti) ci ritorno nuovamente visto che le numerose richieste  che ancora mi giungono.

Il corso OSA offre un titolo di formazione preofessionale nell'area socio assistenziale . E' un titolo superato dai fatti e dalla normativa anche se continuano ad essere banditi corsi un po' in tutto il meridione.

Assumendo informazioni da Internet allego un sintetico profilo e la durata di tale corso:

 

L’operatore socio assistenziale è un operatore dell’area sociale che, in forza di una specifica formazione basandosi su capacità di relazionarsi correttamente, attua un intervento diretto con l’utente al fine di recuperarne le risorse in una prospettiva di autonomia in supporto alla vita quotidiana; collabora, con un intervento indiretto, attraverso la lettura dei bisogni, alla mobilitazione delle risorse della comunità in cui l’utente vive.

Il Campo di attività di tale figura è presso strutture protette per handicappati o anziani, case di riposo,servizi per handicappati, comunità alloggio per minori con handicap e per tossicodipendenti, centri diurni per anziani.

Al relativo  percorsi formativo è possibile accedere dopo aver assolto l'obbligo scolastico.

Al termine del corso l’Ausiliare Socio Assistenziale dovrà avere le seguenti competenze:

1.Capacità di svolgere prestazioni di carattere domestico, di aiuto alle persone e igienico-sanitarie.

2.Capacità di relazionarsi correttamente con l’utente e la famiglia, utilizzando a suo favore i servizi sanitari sociali, culturali e ricreativi e le strutture amministrative del territorio.

3.Capacità di individuare e segnalare situazioni di rischio degli utenti nell’ambito in cui opera.

4.Capacìtà di riflettere sulla propria attività al fine di fornire indicazioni sull’efficienza degli interventi rispetto ai bisogni ed al corretto utilizzo delle risorse.

5.Capacità di lavorare con altri operatori e con altre professionalità.

6.Capacità di collaborare alla definizione dei propri bisogni di formazione.

7.Conoscenze fondamentali della legislazione socio-sanitaria e delle realtà amministrative dei propri Enti di appartenenza (Istituti, Comuni, ASL).

La formazione vuole fornire conoscenze teoriche, pratiche e tecniche per la creazione di un operatore con professionalità polivalente. La didattica prevede lezioni frontali, lavori di gruppo,

esercitazioni individuali e visite guidate nei servizi socio assistenziali.

Le principali materie d’insegnamento sono riconducibili a cinque macro aree:

- SOCIO-CULTURALE

- ISTITUZIONALE-LEGISLATIVA

- SOCIO-PSICOLOGICO

- IGIENICO-SANITARIA

- TECNICO-OPERATIVA

 

Struttura del corso

 

Durata del corso: n. 900 ore;

Teoria: n.  360 ore;

Pratica : n.  360 ore;

Tirocinio: n. 180 ore;

Durata della lezione: 4 ore giornaliere dalle ore 16,00 alle ore 20,00 dal lunedì al venerdì;

Frequenza obbligatoria: chi non frequenta almeno l’85% del totale delle ore, non può essere ammesso all’esame finale.

 

Oggi esiste un operatore la cui formazione è unificata e omogenea in tutto il territorio italiano l'OSS (che ha sostituito l'OTA) che ha maggiori competenze ed è una figura di operatore previsto anche nel servizio sanitario nazionale quindi può essere assunto in ospedale mentre l'OSA no.

Inoltre i corsi OSA sono a pagamento (800 - 900 €) mentre l'OSS, in quanto sostenuto dal F.S.E., Fondo Sociale Europeo, completamente gratuito anche se a inizialmente destinato a disoccupati o a sottoccupati.

E' quantomeno bizzarro che un operatore  particolarmente versato per l'attività domiciliare venga unicamente formato nelle regioni del meridione dove tale servizio è particolarmente carente.  Se il F.S.E. finanzia la formazione dell'OSS e non dell'OSA una ragione ci sarà e io la immagino.

Pur basando le mie opinioni sull'esperienza di una regione del nord (Emilia.Romagna) e su Internet ritengo che gli sbocchi occupazionali ricavabili da tale diploma siamo scarsi o nulli e che l'utilità sia unicamente di chi forma facendosi pagare.

 

Marco Piazza

 

176 - Corso OSA, validità?
Egr. Sig. Piazza ,
In questi giorni mi accingo a fare 1 corso di OSA nella mia città,alcuni amici  mi hanno detto di non farlo ,perchè l'osa non è riconosciuto in tutta Italia, mi cosigliano, facendo 1 pò di sacrifici fare il corso di OSS in regioni del centro -nord lei che mi consiglia?

 
Caro Angelo,
 
i tuoi amici sono ben informati, il diploma che ha unificato la formazione del personale assistenziale di supporto è quello di O.S.S. che ha preso il posto del titolo di OTA.
Alcune regioni del sud continuano a organizzare corsi con definizioni differenti e con percorsi formativi non perfettamente assimilabili a quello di OSS; il titolo di  OSA è uno di questi.
La mia sensazione è che ci sia un grave ritardo da parte delle amministrazioni regionali nel modulare i corsi in base agli standard di mercato e, forse, di una rigidità di chi si occupa di formazione (CFP ecc.)
Temo che una volta terminato tale corso sarà necessario provvedere alla riqualifica.
La scelta se frequentare un corso obsoleto dipende dalla possibilità di accedere con una certa rapidità ad un posto di lavoro grazie al diploma di OSA ottenuto e una volta all'interno delle strutture provvedere all'aggiornamento del titolo.
Insomma se hai più che ragionevoli possibilità di avere un posto quando avrai terminato il percorso di studi allora conviene impegnarsi, altrimenti credo sia meglio puntare direttamente al corso per O.S.S. che anche la tua regione ha istituito (trovi informazioni sul Bollettino Regionale Puglia)
Non vorrei che il corso che vorresti fare fosse a pagamento; ciò che viene organizzato sul piano della formazione professionale con il concorso del Fondo Sociale Europeo deve essere gratuito. Ciò che viene organizzato col sostanziale e sostanzioso contributo economico dei discenti potrebbe servire principalmente ai formatori che organizzano il corso.
Ti voglio ricordare che con il titolo di OSA non permette, come invece fa quello di O.S.S.,  di sostenere concorsi pubblici per il SSN, ma solo lavorare nel privato, visto che tale diploma non è richiesto nella pubblica amministrazione (perlomeno dalle mie parti è così).
 
un caro saluto
 
Marco Piazza

 

175- Formazione post laurea difficoltà ad accedere alla specialistica
Salve, sono una studentessa del corso di laurea per infermiere e in ottobre discuterò la tesi. Ho cercato ovunque informazioni sulle lauree specialistiche ma vedo che c'è una gran confusione. Ho trovato un corso che è già stato attivato in una delle università di Roma, ma non esiste una denominazione precisa se non quella di "laurea specialistica per le professioni di infermiera e ostetrica" e questo non mi dice assolutamente nulla sul profilo professionale che ne dovrebbe uscire fuori. Sto inoltre valutando di completare la mia formazione con un'altra laure di primo livello (fisioterapia) ma non so se mi verranno riconosciuti gli esami comuni o se dovrò rifrequentare altri 3 anni. Probabilmente sarei più decisa se la questione delle specialistiche fosse più chiara! Lei ha per caso qualche informazione in più? La ringrazio sin da ora.
Cara Fernanda,
 
il problema della laurea specialistica  è che il decreto che e ne programmava la distribuzione ha limitato a soli 570 i posti in tutta Italia.
In seguito tali numeri sono stati parzialmente ampliati grazie ad una serie di deroghe.
Questa, se posso esprimere il mio parere, è la vera assurdità; una professione che contra oltre 320.000 professionisti non può avere un collo di bottiglia così stretto da consentire solo a un miserrimo 0,19% dei propri aderenti di accedere alla laurea specialistica.
Ma è anche assurdo che solo dal 2000 esiste una legge, la 251 che consente anche all'infermiere di accedere alla dirigenza (poche centinaia a tutt'oggi).
Esiste una fortissima resistenza, questa è mia convinzione, da parte del mondo universitario e accademico restio ad accogliere tra le proprie fila un consistente numero di docenti di provenienza infermieristica (a oggi in tutto circa una decina a quanto mi risulta).
Più laureati magistali infermieri (vedi il DM MIUR 270/2004 ) significherebbe meno docenti di estrazione medica e una riduzione progressiva dell'influenza che questi sono in grado di esercitare sulla nostra formazione e sull'esercizio professionale.
Vediamo quest'anno quanti posti verranno banditi, ma credo sarà complicato per te riuscire ad accedere visto che il meccanismo attuale privilegia coloro che hanno un consistente stato di servizio e titoli accademici preesistenti.
E' preferibile, così vengo a rispondere al tuo secondo quesito, frequentare master per accrescere le tue competenze e il punteggio in prospettiva del bado di selezione per aumentare le tue possibilità; oppure accedere a corsi di informatica o di lingua straniera o corsi di perfezionamento universitari
Non ritengo che l'iscrizione al corso di fisioterapia possa essere definito un completamento della tua formazione, non certo di quella infermieristica visto che si tratta di un'altra professione a tutti gli effetti.
Comunque non metto lingua a questa tua scelta e ti confermo che in caso di iscrizione al corso sicuramente gli esami comuni precedentemente sostenuti e superati verrebbero considerati un credito ma ritengo poco possibile che il percorso possa essere ridotto nella durata visto che alcune materie sono propedeutiche una all'altra e si sostengono progressivamente nei tre anni di corso.
 
in bocca al lupo
 
Marco Piazza

 

174 - A credito di crediti ECM: cosa fare del surplus
Ciao:  nel 2002 ho acumulato 14 crediti, i 4 in piu'si possono agiungere al 2003? 
Cara Vanna,
il numero di crediti che ogni anno vanno acquisiti difficilmente può combaciare con quelli che si ottengono realmente, è arduo essere precisi, si è quindi stabilita una elasticità regolata nel più o meno 50% della quota annuale prevista:
  • 2002    = 10    (minimo   5 massimo 15)
  • 2003    = 20    (minimo 10 massimo 30)
  • 2004    = 30    (minimo 15 massimo 45)
  • 2005    = 40    (minimo 20 massimo 60)
  • 2006    = 50    (minimo 25 massimo 75)
Ricordo che l'intero periodo dovrebbe portare gli operatori a raccogliere 150 crediti complessivi.
Nel tempo però ci si è resi conto che vi era un ritardo per alcune professioni e in alcune zone del paese e che non sarebbe stato possibile raggiungere l'obiettivo; a questo deve essere aggiunto che il CCNL assegna alle ASL e AO la responsabilità e l'onere di organizzare corsi per il proprio personale e che una precisazione del Ministero della Salute ha modificato il dovere di partecipare al progetto di Formazione Continua in obbligo specie per i liberi professionisti.
Per cui la Commissione Nazionale ha prima pensato di permettere agli operatori in ritardo di raccogliere tutti i 150 crediti negli ultimi due anni (superando così il + o - 50%), poi rallentando il periodo sperimentale ritardandolo di un anno. In pratica anche per il corrente anno 2005 si dovranno conseguire 30 crediti invece dei 40 previsti che solo dal prossimo anno saranno necessari.
Questa ultima notizia però mi è stata riferita e non ho potuto verificarla personalmente dato che i server del ministero sono in manutenzione
 
un caro saluto
 
Marco piazza
173 - OSS in Sicilia, dove formarsi?
Buona sera! Desidero ricevere informazioni riguardo ai corsi per operatori socio sanitari nella città di Palermo, non so sinceramente a chi rivolgermi per sapere chi o quale ente li tiene. Attendo notizie, grazie!
 
Caro Giuseppe,
 
difficilmente si riesce a dare risposta a quesiti simili
Nel tuo caso posso solo dire che ho dato una controllata all'allegato del piano 2005  per la Formazione della Regione Sicilia.
Direi che la tua regione ha deciso di continuare a formare l'Operatore Socio Assistenziale.
Nella lunga lista del file allegato puoi trovare tutti gli enti e i centri di formazione professionale che attiveranno questo ed altri corsi.
 
Auguroni
 
Marco Piazza
172 - Riqualifica OTA/OSS in provincia di Caserta
Sono una otaa ora a casa per maternità. Non sto capendo più nulla sul tutti questi corsi io dovrei prendere la specializzazione cioè diventare oss ma ne vorrei sapere di più. Ho conseguito uno degli ultimi corsi otaa/oaa nel 2000/01 nella regione veneto ora per motivi familiari abito in campania il mio attestato è valido ovunque? anche qui fanno corsi oss ma non so ancora cosa devo fare avendo già una base! Poi sapevo che il mio corso sarebbe durato 40 ore non 400 booohh?!!!! non ci sto capendo più nulla! Saluti  Alessandra
Cara Alessandra,
 
la riconversione dei corsi OTA in OSS hanno una durata variabile in base al percorso precedente e, in alcune regioni, in base all'anzianità di servizio dell'operatore.
Nella mia regione le riqualifiche hanno avuto una durata di 140 ore per chi aveva una anzianità di servizio nella funzione superiore a cinque anni, 180 ore per chi ne aveva meno.
Queste differenze però possono aumentare in base alle politiche di formazione professionale di ogni singola regione e possono essere modulate sulla differenza tra programmi e contenuti della prima formazione tra il corso OSS ed il titolo che si vuole riqualificare.
 
Il corso OTA ha validità in tutto il territorio nazionale anche se la figura dell'OSS è maggiormente ricercata (anche l'OSS ha un riconoscimento nazionale) dagli enti pubblici e dal privato sociale perchè è dotata di maggiore autonomia operativa e, con la specializzazione, è in grado di eseguire prestazioni che all'OTA  sono vietate.
Chiaramente 400 ore di attività sia teorica che di stage corrisponde a quasi la metà del percorso formativo dell'OSS che è costituito da 1000 ore di scuola e rappresenta con ogni probabilità la riqualifica di altri operatori diversi dall'OTA (forse l'OSA che continua ad essere formato nel sud Italia).
Altro non so dirti se non che nelle mie zone affluiscono molti OTA del sud per riqualificarsi senza essere costretti ad adattarsi a situazioni formative di affidabilità non cristallina.
 
un caro saluto
 
Marco Piazza

 

171 - Corsi OSS in Piemonte
Ho bisogno per cortesia di sapere in quale sito internet posso trovare le informazioni necessarie per iscrivere mia sorella al corso di riqualifica OSS indetto dalla Regione Piemonte o nella provincia di Cuneo o di Torino. Ho già provato sia nel sito della regione che della provincia di Cuneo e in diversi altri, ma senza risultato. Mi puoi aiutare. Grazie.
Cara Manuela,

una breve ricerca mi ha restituito questi risultati:

Elenco Percorsi

Centro Denominazione Data Inizio
SALOTTO E FIORITO OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 01/02/2005
C.S.F. SALOTTO E FIORITO PIANEZZA OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 01/02/2005
C.F.P. "MARIO ENRICO" OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 04/10/2004
C.F.P. "CUORGNE'" OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 04/11/2004
C.F.P. "GIULIO PASTORE" OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 06/10/2005
CIOFS CUMIANA OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 04/10/2004
C.F.P. "CEPPI" OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 04/10/2004
C.F.P. "CADUTI PER LA LIBERTA`" OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 22/09/2004
CASA DI CARITA' GRUGLIASCO OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 02/02/2005
ENAIP GRUGLIASCO OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 25/10/2004
ENAIP ACQUI TERME OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 04/10/2004
ENAIP CUNEO OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 18/10/2004
ENAIP CUNEO OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 18/10/2004
CONSORZIO INTERCOMUNALE DEI SERVIZI SOCIALI DEL VALENZANO E BASSO MONFERRATO OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 20/04/2005
CONSORZIO INTERCOMUNALE DEI SERVIZI SOCIALI DEL VALENZANO E BASSO MONFERRATO OPERATORE SOCIO-SANITARIO - MODULO FINALE 17/04/2005
IAL VERCELLI PERCORSO INTEGRATO PER IL RIENTRO FORMATIVO - SCIENZE SOCIALI 11/10/2004
Puoi trovare ulteriori possibilità di ricerca inserendo il termine "Operatore socio sanitario" nella casella di ricerca per il profilo del sito Sinfod della regione Piemonte. Si riferiscono alla prima formazione per OSS ma probabilmente attraverso tali collegamenti riuscirai certamente a reperire notizie ulteriori per la riqualifica.
Saluti
Marco Piazza

 

170- Diploma regionale I.P.: come utilizzarlo in caso di mancato esercizio della professione.
Gent. sono in possesso del vecchio diploma di infermiera professionale, attualmente non sono impiegata, ma vorrei sapere cosa devo fare per equiparare il mio titolo di studio a quello attuale? se volessi partecipare ad un concorso con il mio vecchio titolo posso farlo? grazie

AS

Cara Antonella,
 
il tuo titolo è, ai sensi della Legge 8.1.2002, equipollente al diploma di Laurea in infermieristica;  puoi quindi presentarti ad ogni concorso sia bandito.
Occorre certamente, in caso tu non abbia più provveduto ad aggiornarti e a mantenere elevate le tue conoscenze e competenze ed il tuo diploma sia piuttosto datato, a riprendere in mano i libri e a frequentare gli eventi formativi previsti dal Piano Nazionale per la Formazione Continua (150 crediti nel quinquennio 2002-2006) che sono oramai considerati elemento obbligatorio del curricula individuale di ogni porfessionista sanitario e possono costituire requisito necessario nella fase concorsuale.
Altra possibilità, in caso tu possedessi il diploma di maturità quinquennale, è quella di convertire in laurea il tuo diploma regionale come hanno fatto oramai migliaia di infermieri italiani; puoi trovare queste informazioni presso l'ateneo universitario a te più comodo o vicino e chiedere alla segreteria, quali passi dovrai seguire. Solitamente si devono sostenere pochi esami (4 - 5) spesso senza obbligo di frequenza delle lezioni, ed un  tempo che potrebbe essere circa di un anno accademico, per il riconoscimento di titoli pregressi.
Si devono pagare le tasse universitarie per l'anno di iscrizione e sostenere la discussione della tesi di laurea.
Interessanti le possibilità di Tor Vergata  e di Chieti, ma oramai tutti gli atenei hanno previsto un percorso di riconoscimento dei titoli pregressi.
 
Un caro saluto
 
Marco Piazza

 

169- Inserimento del neoassunto (o dello studente) argomento per una tesi utile alla professione
Ciao Marco,sono Carmen e ti ho già scritto x chiederti informazioni su come reperire materiale bibliografico x la mia tesi sull'INFERMIERE NEOASSUNTO.
Ora però sono in difficoltà xchè il mio correlatore che è una prof.ssa di infermieristica in area critica e management sanitario mi ha detto di cambiare argomento xchè il materiale da trovare e poco sull'argomento e anche perchè e difficile da impostare su base sperimentale..Ora non riesco a trovare un'argomento che mi piaccia.....e inoltre c'è da dire che il mio correlatore non mi aiuta in questo senso xchè x lei il titolo e l'argomento ed anche tutto ciò che concerne la preparazione di una tesi dobbiamo farla da noi...x lei va bene tutto.
In questo senso vorrei chiderti se potresti darmi un'idea di argomenti da trattare x la mia tesi....te ne sarei tanto grata...Aspetto tue notizie..GRAZIE

 

Olà Carmen,
 
è durissima trovare materiale sull'inserimento del neoassunto.
Io stesso ogni tanto, come responsabile della biblioteca infermieristica della mia sede formativa, spesso sono contattato dai dipendenti della mia AUSL e, rispetto a questo argomento, trovo poco.
Ti consiglio però di guardare i libri sotto indicati e la rivista International Nursing Perspective che sovente tratta di argomenti inerenti la formazione.
 
autore/i Titolo Editore anno ISBN
sasso l., lotti a., gamberoni l. il tutor per le professioni sanitarie CAROCCI FABER - ROMA 2003 88-7466-018-9
CASTELLUCCI A. ED ALTRI VIAGGI GUIDATI - IL TIROCINIO E IL PROCESSO TUTORIALE NELLE PROFESSIONI SOCIALI E SANITARIE FRANCOANGELI - MILANO 1997 88-464-0006-2
BARROWS H.S. IL PROCESSO TUTORIAL FOND. SMITH KLINE 1987  
 
Il mio pensiero sulll'argomento è il seguente:
- se non c'è molto di scritto, molto c'è da scrivere
- se non c'è molto di affermato pochi sono in grado di criticare
- se non c'è materiale a maggior ragione se ne può sentire il bisogno.
Pensa a questo approccio:
nel tutoraggio clinico l'infermiere guita di tirocinio (o tutor clinico o affiancatore o come diavolo lo si vuol chiamare) esiste già, e a fianco dello studente lo accoglie, lo guida nel raggiungimento degli obiettivi didattici, lo valuta e, in alcuni casi, partecipa anche alla fase di valutazione certificativa (esame di tirocinio).
Rispetto al seguire un neoinserito/neoassunto c'è poca differenza e quindi le due funzioni si sommano e si sovrappongono.
Attingi dalle funzioni tutoriali dell'infermiere clinico affiancato agli studenti gli strumenti e il metodo di valutazione del neoassunto.
Inoltre bisogna richiamare tutta la legislazione rispetto alla concorsualistica e i concetti di legislazione del lavoro rispetto al periodo di prova.
Occorre anche definire la job description del personale della unità operativa (tutte le funzioni e i compiti di ogni singola professione) per definire tempistica e obiettivi.
Si tratta infatti di creare una skill list di quali funzioni sono necessarie ad ogni tipologia professionale presente in un reparto (tutte quelle dell'infermiere, tutte quelle dell'OTA/OSS ecc.) in modo che su quella traccia si possano costruire gli obiettivi sui quali, a loro volta, costruire gli strumenti di valutazione.
Impostata in questo modo mi pare si possa fare un lavoro egregio, importante e utile.
Altrimenti potresti fare una indagine sul grado di alfabetizzazione informatica degli infermieri o di quanto questi utilizzino internet come strumento di formazione aggiornamento.
Ma queste sono cose banali.
Ciao
Marco Piazza

 

168 -OSS o ASA, quale corso intraprendere?
E' da un po' di tempo che ho un dubbio riguardo alla scelta tra il corso per asa e quello per oss. A me piacerebbe lavorare in particolare coi disabili. Ho notato che tra i corsi organizzati quest'anno dai vari enti di Milano e provincia ce ne sono moltissimi per oss (e anche riqualifica da asa a oss) e pochi per asa. Come mai? Significa che la figura dell'asa con gli anni tenderà a sparire per essere sostituita da quella dell'oss? O è solo perché è alta la richiesta di personale negli ospedali?
Inoltre, per problemi personali, dovrei, una volta terminato il corso, cercare un lavoro part-time di 4 o al massimo 5 ore al giorno, escludendo i turni di notte. E' possibile che gli ospedali - nel caso io scelga di diventare oss - richiedano anche personale part-time?
Ho provato a chiedere a persone tra cui un'assistente sociale, ma ho ricevuto risposte discordanti. C'è chi mi dice: "Già che ci sei ti conviene diventare oss", c'è invece chi dice che per chi come me è più interessato all'area disabilità, conviene diventare asa, perchè non sempre un oss può lavorare come asa.
... Spero di essere stata chiara...
Grazie mille per la risposta!
Anna

 
Gentile Anna,

anche io sostengo sia preferibile optare per il corso di OSS in quanto, come è possibile apprezzare da suo
Profilo e funzioni dell'OSS, permette di svolgere attività in molte più realtà operative, comprendendo in questo anche l'area dei diversamente abili.
Il titolo di OSS è piuttosto ricercato e consente l'inserimneto sia nella P.A. che nel S.S.N. ed è valido in tutto il territorio nazionale mentre l'ASA ha caratterizzazioni locali; L'OSS è un operatore anche se in stretta collaborazione con l'infermiere, l'ASA è un ausiliario solo con funzioni di tipo "sociale". Unico "vantaggio" dell'ASA, rispetto all'OSS, è il numero di ore di lezioni e stage da svolgere 600, contro le 1000 dell'OSS.
Per queste ragioni, viste le migliori tutele rispetto al privato, è anche più facile richiedere ed ottenere il tempo parziale.
 
Un saluto
 
Marco Piazza

 

167 - Formazione a distanza: percentuale dei crediti validi sul totale
Gradirei ricevere informazione sugli eventi fad on line, in particolare vorrei sapere  fino a quanti crediti  di questo tipo si possono considerare validi al termine di ogni anno. Grazie per l'attenzione Daniela.
 
Cara Daniela,

non sono in grado di fornirti indirizzi di organizzatori di corsi FAD; bisognerà attendere che la tua ASL ne realizzi (o li acquisti) e li distribuisca ai propri dipendenti..
La situazione è fluida e nei prossimi mesi (o nel corso del 2005) cominceranno ad apparire sempre più eventi FAD visto che attraverso tale metodica è possibile reperire fino all'80% dei crediti necessari per ogni professionista ogni anno e attraverso la modalità asincrona (uno entra e frequenta quando vuole e può) possono essere dedicati alla formazione momenti non attivi dell'attività professionale (turni di notte, guardie, reperibilità).
Gli eventi che negli ultimi tempi è stato possibile frequentare anche gratuitamente, e organizzati da provider diversi,  rientravano nell'ottica sperimentale per verificare una lunga serie di problemi che la FAD concretizza: standard di piattaforma, limiti di banda, tracciabilità, strumenti di verifica, gradimento, tutoraggio online, alfabetizzazione informatica, eccetera.
Tali corsi infatti sono ancora molto problematici.
La FIASO (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere - il sito attualmente è in manutenzione quindi off-line) sta finendo un percorso sperimentale al quale hanno aderito diverse decine di ASL o AO di tutt'Italia.  Questo percorso è nell'ottica di consentire la sperimentazione della FAD nel processo di Formazione Continua del Ministero Salute che a sua volta, pur in ritardo, sta procedendo all'accreditamento di provider per la formazione a distanza.
L'ultimo CCNL ha assegnato alle ASL e AO l'onere di garantire il reperimento di crediti per il proprio personale dipendente e la FAD rappresenta certamente una ottima opzione per riuscire a rispettare la norma a costi sopportabili.
In futuro ci si deve aspettare uno scenario dell'offerta così composto:
  • Aziende private con cataloghi di corsi dal costo elevato da acquistare a pacchetti
  • ASL e AO  con gruppi di professionisti impegnati nella produzione diretta di eventi da distribuire a tutto il personale
  • Consorzi di ASL/AO impegnate nella produzione/scambio con altre ASL limitrofe per andare a costituire un repertorio di eventi.
  • Regioni impegnate nel costituire le sovrastrutture perchè la FAD si realizzi: intranet, backbone a fibra ottica, risorse economiche e normative ecc.
Interessante l'esperienza della Area Vasta Romagna dove le 4 ASL (Ravenna, Forlì, Cesena, Rimini) si sono consorziate, hanno costituito un gruppo di lavoro, l'hanno formato sotto il profilo tecnico e metodologico e da quest'anno cominceranno a produrre due-tre corsi ciascuna (sulla base di un progetto unitario) in modo da costituire un catalogo di dieci - dodici corsi ogni anno da distribuire a tutti di dipendenti delle 4 ASL.
Credo comunque si debba aspettare ancora a meno che tu non ti rimbocchi le maniche e, assieme ai tuoi colleghi della formazione, cominciate a produrli in proprio seguendo l'esempio romagnolo.
 
Un saluto
 
Marco Piazza

 

166 - Impossibilità di formazione post-base in Sicilia e CFU
Salve, sono un infermiere da