Risponde Marco Piazza.
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Ciao mi chiamo luisa e sono una studentessa del corso di laurea per infermieri vorrei sapere se sei a conoscenza e potresti indicarmi un sito dove trovare piani d'assistenza elaborati sul modello delle diagnosi infermieristiche della Carpenito. Per noi un piano completo attuabile in reparto rimano ancora un'incognita per ora li elaboriamo solo a livello didattico ma vorrei vedere qualcosa di piu' concreto. Ti ringrazio infinitamente e ti facci e complimenti per questo sito molto utile ed interessante. Nella speranza di divenmtare presto tua collega ti mando i miei piu' sinceri saluti. A presto Luisa |
Cara Luisa.
direi che nessuno parla meglio di
Carpenito di lei medesima e dei suoi libri:
Diagnosi infermieristiche
applicazioni alla pratica clinica CEA Ambrosiana Milano 2001
Piani di assistenza
infermieristica e documentazione CEA Ambrosiana Milano 2000
e una edizione tascabile delle
diagnosi della fine degli anni 90.
Puoi anche reperire l'articolo di
Alvisa Palese su Assistenza Infermieristica e Ricerca n. 2/2002
(pag 103 - 107) dal titolo: Un dibattito sull'uso del modello Carpenito
nella formazione infermieristica. che certamente non mancherà
presso la sede della scuola che frequenti.
Oltre questo ho fatto ricerche su
internet escludendo i siti ad accesso a pagamento ma i risultati non
sono particolarmente gratificanti e li trovi
qui.
Per esperienza diretta ti invito
invece a ragionare e discutere il problema con i tuoi colleghi studenti
e con i tutor della tua sede formativa provando a comprendere come
trasferire il concetto ed il modello prima su casi semplici attinti
dalla tirocinio clinico, poi a casi sempre più complessi.
Anche io spero di rileggerti
presto tra le maglie della nostra rete come collega.
Marco Piazza
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Buongiorno, sono un infermiera professionale di ruolo presso una Azienda Ospedaliera, mi sono iscritta al corso per la conversione dei titoli pregressi che dovrebbe iniziare presso la seconda Università, in quanto risultata idonea e collocata utilmente in graduatoria . Vorrei sapere , se ne siete informati, se è utile questo corso, poichè già siamo equiparati ai colleghi che hanno preso il diploma universitario; da alcuni mi è stato detto che bisogna considerare l'utilità di questo corso proiettato in un prossimo futuro, io mi chiedo: poichè il corso non è ancora iniziato in quanto ci sono stati dei ricorsi, perderemo quello che abbiamo versato per la I° rata di iscrizione? questo corso è importante o è inutile frequentarlo? In attesa di una vostra risposta in merito porgo distinti saluti. |
Dear Mary,
in aggiunta a quanto già detto
nelle
precedenti FAQ (n° 63, 67, 79, 89, 101, 128, 131 solo per citarne
alcune) su questo argomento posso dirti che l'equipollenza si riferisce
al solo esercizio professionale; per l'esercizio della professione e
l'iscrizione all'albo la laurea non è tecnicamente necessaria.
Per l'accesso alla formazione
post-base è necessaria una precisazione.
La
legge 8
gennaio 2002 n° 1 "Conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 12 novembre 2001, n. 402, recante
disposizioni urgenti in materia di personale sanitari"
al comma 10 recita: "
I diplomi, conseguiti in base alla normativa precedente, dagli
appartenenti alle professioni sanitarie di cui alle leggi 26 febbraio
1999, n. 42, e 10 agosto 2000, n. 251, e i diplomi di assistente sociale
sono validi ai fini dell'accesso ai corsi di laurea specialistica, ai
master ed agli altri corsi di formazione post-base di cui al decreto del
Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3
novembre 1999, n.509, attivati dalle università. All'articolo 1,
comma 1, della legge 2 agosto 1999, n. 264, alla lettera a), dopo la
parola: "architettura" sono inserite le seguenti: "ai corsi di laurea
specialistica delle professioni sanitarie".
Pur restando vera l'affermazione
della norma, oramai tutti gli atenei gravano i non possessori di laurea
(compresi i possessori di DU) di debiti formativi che devono essere
recuperati nel caso ci si iscriva alla Laurea Specialistica e di minor
punteggio nelle selezioni di accesso ai corsi.
Il ritardo di partenza dei corsi
potrebbe essere imputabile alle difficoltà organizzative delle
segreterie di facoltà nella gestione di elevatissimi numeri di
immatricolazioni più che ai ricorsi che sono pratica non infrequente
nelle selezioni per le facoltà a numero chiuso.
La restituzione delle rate
universitarie in caso di rinuncia da parte dello studente è solitamente
regolamentata nei regolamenti di ateneo e, a meno di palesi
manchevolezze del ricorrente, non danno luogo a contenziosi e trovano
sovente risposta positiva.
Ricordo anche che la frequenza di
un corso di formazione sospende l'obbligo del reperimento dei crediti
ECM per la durata dello stesso.
In caso possa esprimere un
consiglio fraterno, da collega a collega, anche se in passato ho
espresso pareri diversi, oggi suggerisco (in particolare ai giovani che
possono e vogliono essere protagonisti della loro carriera) di
riconvertire il proprio titolo regionale in laurea in modo da essere
pronti in caso di accesso a master e specialistica.
Marco
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ciao marco, sono una rag di 23 anni da brindisi. Nell'anno 2003 ho frequentato un corso per Assistente Socio Sanitario. Sono venuta a conoscenza che nella Regione Puglia verrà approvata una delibera Regionale di riqualificazione degli Osa in Oss, mentre nelle altre regioni il corso di Operatore Socio Sanitario si potrà frequentare solo con il diploma di maturità superiore. Sinceramente non so come comportarmi di fronte a tutto questo. A questo punto è preferibile frequentare il Corso di Operatore Socio Sanitario fuori dalla Regione Puglia. Potresti per favore indicarmi degli Enti preposti a ciò sulla città di Roma? P.S. Il corso da me frequentato per Assistente Socio Sanitario presso la città di Taranto si è svolto in 65 ore di teoria e 50 ore di tirocinio da un ente privato. |
ciao Rag 23enne,
il titolo di studio per l'accesso
al corso (o alla riqualifica) di OSS è rappresentato dall'obbligo
scolastico che può variare in base all'età del corsista. Escludo che una
regione possa imporre l'accesso ai corsi ai soli possessori di diploma
di scuola.
A partire dall'anno 1999-2000
bisogna andare a scuola fino a 15 anni e dopo scegliere se proseguire
gli studi, frequentare un corso di formazione professionale o diventare
apprendisti.
La legge 144/99 stabilisce infatti
l'obbligo di frequenza ad attività formative fino alla maggiore età per
aumentare la crescita culturale e professionale dei giovani e promuovere
l'ingresso nel mondo del lavoro a condizioni migliori: è una scelta che
ci pone alla pari con l'Europa e vuole essere rispettosa delle
attitudini di ogni giovane.
La formazione dell'OSS spetta a
CFP e ASL e la riqualifica è partita contemporaneamente alla formazione
di base; i primi riqualificati sono stati gli OTA.
Il possesso dei requisiti dei
titoli per accedere alla riqualifica o alla formazione di base per
diventare OSS spetta ai CFP
Informazioni sulla situazione di
Roma la trovi al seguente
indirizzo compresi gli enti deputati alla formazione, altre notizie
in questo
depliant.
Queste notizie le ho ricavate da
internet perchè io sono residente in Emilia-Romagna, ma ritengo possano
esserti utili
Marco Piazza
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ciao Marco Piazza,
sono un O.S.S che vive a Milano
da 4 anni, ne approfitto per chiederti un consiglio.
ti spiego prima le mie
intenzioni..
Lavoro presso un istituto per
anziani, ma il mio obiettivo fra qualche anno è quello di poter
ritornare nel mio paese di origine che è Cava Dei Tirreni (Salerno).
Adesso il problema che io mi
pongo e che non riesco nemmeno a trovare una spiegazione è: quando andrò
a Salerno a chi mi rivolgerò per poter eseguire ancora il mio ruolo?
Ci saranno delle strutture che
mi permetteranno un proficuo inserimento?
Questo è un dubbio che mi porto
dietro da un bel pò; desidero che qualcuno (come te!) possa aiutarmi e
magari darmi dei suggerimenti che mi potranno essere d' aiuto per il mio
futuro!
Attenderò una sua risposta con
molto piacere.
Paola
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Cara Paola,
a questa domanda
avevo già dato risposta nelle FAQ precedenti e ti invito a rileggerle.
Il titolo di
O.S.S. è riconosciuto su tutto il territorio nazionale e "svolge
la sua attività sia nel settore SOCIALE che in quello SANITARIO in
servizi di tipo socio-assistenziali e socio-sanitari residenziali e non
residenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente".
Questo assegna al
tuo titolo una forte appetibilità soprattutto nelle strutture intermedie
tra Reparto ospedaliero e domicilio, in particolar modo strutture
protette residenziali e semiresidenziali.
L'interlocutore
previlegiato sono le Cooperative Sociali , le Opere Pie Raggruppate, le
cliniche e le società private che gestiscono strutture di ricovero
private o convenzionate col pubblico.
Ma il titolo di
OSS è spendibile anche nel S.S.N. consentendo di partecipare ai concorsi
per il rispettivo profilo.
Chiaramente la
situazione meridionale con disoccupazione del 20 - 25 % rende tutto più
difficile perlomeno rispetto alle regioni del nord.
Ad esempio in
Emilia - Romagna la disoccupazione di coloro che posseggono il tuo
titolo è pari a zero.
Altra possibilità,
se il tuo datore di lavoro è parte della Pubblica Amministrazione, puoi
ricorrere alla mobilità regionale, ma non credo sia la tua condizione.
Altri consigli per
facilitare il tuo futuro inserimento nel salernitano non sono in grado,
purtroppo, di dartene.
Marco Piazza
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Buona sera, mi chiamo Silvia e
mi permetto di disturbarla perchè purtroppo non riesco a trovare
informazioni sui corsi Asa e Oss tutti ne parlano ma nessuno riesce ad
indirizzarti nel posto giusto e, infatti ho trovato il suo indirizzo per
caso.
Le chiedo, se le fosse
possibile di darmi qualche informazione circa questi corsi, la durata, i
costi e le frequenze.
Io abito a Milano ma nel sito
della Regione non fanno menzione di questi corsi. La ringrazio in
anticipo per il disturbo.
Cordiali Saluti
Silvia
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Silvia, chi cerca trova,
rispetto agli aspetti
generali della tua domanda ti invito a cercare tra le FAQ e
nelle risposte precedenti per individuare gli enti coinvolti nel
processo di formazione degli OSS.
Ma vista la natura del nostro
impegno per migliorare il rapporto tra cittadino infermieri e
informatica, qualche dritta te la voglio dare e quindi ti fornisco,
convinto di fare un piacere ai nostri lettori alcuni riferimenti
concreti.
Ho utilizzato i seguenti criteri
di ricerca su Google: "formazione
operatore socio sanitario milano"
Alcuni dei risultati di enti che
organizzano corsi OSS possono interessarti e sono i seguenti:
mi fermo per ragioni di tempo e di
spazio ma se segui il link e le indicazioni puoi continuare anche tu.
Qui trovi
l'elenco e gli stanziamenti di parecchi corsi affini a quello che
cerchi da parte della Regione Lombardia, dal quale puoi ricavare la
denominazione sociale di diversi enti coinvolti.
Buona fortuna
Marco Piazza
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buon giorno!
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Cara Iwona,
In Italia la formazione
dell'infermiere è esclusivamente a livello universitario con un corso di
tre anni.
I bandi di selezione per l'accesso
ai Corsi di Laurea in Infermieristica per il prossimo anno accademico
2005 - 2006 saranno pubblicati a partire dal prossimo luglio da ogni
singolo ateneo, quello di
Parma compreso.
Le informazioni necessarie per
poter fare riconoscere il tuo titolo di studio e ogni altra necessità
formale le trovi presso il sito del
Ministero dell'Istruzione MIUR compresa la
possibilità di imparare
l'italiano (sempre a Parma).
Essendo la Polonia paese
dell'Unione europea il tuo status è comunque quello di una cittadina
comunitaria e non soggetta all'accesso ai pochi posti riservato ai
cittadini stranieri extraeuropei.
Marco Piazza
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sSalve a tutti, sono uno
studente al terzo anno di scienze infermieristiche, sto preparandomi per
la tesi.
In realtà sono già tre mesi che
io e alcune infermiere del servizio infermieristico dell'ospedale in cui
ho studiato giriamo per tutti i reparti dove ci sono pazienti portatori
ci cateteri venosi centrali; lo studio prevede l'arruolamento di
pazienti con Cvc e la documentazione da parte nostra per la verifica
finale sull'incidenza ed eziologia delle infezioni legate a catetere.Raccogliamo
dati inerenti il tipo di catetere introdotto, le medicazioni eseguite,
la terapia antibiotica, la presenza di sorgenti infettive ulteriori..quindi
la mia tesi è di tipo applicativo, portare avanti questo studio ed
elaborare i dati per trarre delle conclusioni.Però avrei bisogno di
qualche dritta per stendere benino il lavoro, oltrechè del materiale
scientifico per introdurre una breve revisione letteraria..ho già
qualcosa pescato su PubMed ( abstract di trials clinici randomizzati) ma
non ho nessuna metanalisi a riguardo ad esempio.Siete a conoscenza di
tesi che trattano tale argomento, in modo che possa avere un indirizzo
generale per la mia? se mi rispondete il prima poss. grazie paolo
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Caro Paolo
La funzione "Limits" attivabile
all'interno del sistema di ricerca del Mesh database (sul frame blu
posto a sinistra) attiva la possibilità di filtrare l'output lmitandolo
solo alle meta - analisi.
Ti consiglio di scaricare dalla
Pagina In
pillole dell'area formazione il file pdf su come si
effettua la
ricerca bibliografica su pubmed e affinarne
notevolmente la precisione.
Essendo la meta-analisi un metodo
di costruzione di conoscenza basata su prove può essere utile anche la
lettura dell'articolo
L'EBN e la ricerca infermieristica.
Essendo l'Associazione
Infermierionline fortemente determinata verso una politica di
condivisione della conoscenza disciplinare per l'infermiere, il
materiale disponibile sul sito è liberamente scaricabile a patto che
venga correttamente citato in bibliografia indicando l'autore, il
titolo dell'articolo, l'URL del sito e la data di consultazione.
Benvenuto tra noi e a presto
risentirci
Marco Piazza
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L'azienda dove lavoro molto
probabilmente (sicuramente) non riuscirà a fornirmi i 150 crediti previsti
dal CCNL, visti i corsi che ha attivato e visto che ormai siamo al
penultimo anno ( non credo che il prossimo lo passerò solo a fare crediti)
e che finora non mi fornito neanche del minimo previsto dalla normativa
ecm). E' vero che il contratto non prevede sanzioni dirette per chi non arriverà ai 150 crediti , ma è altrettanto vero che i crediti verranno probabilmente conteggiati come titoli per le graduatorie relative ai passaggi di categopria orrizzontali, diventando così una sanzione indiretta. Sanziona diretta e immediata diventa la mancanza dei crediti per i colleghi che decidono di cambiare datore di lavoro, attraverso concorso o altro, dove sicuramente gli ecm vengono conteggiati come titoli che danno diritto a punteggio. Può dirmi come mi posso tutelare singolarmente , di questo danno temuto, da palese inadempimento contrattuale, in maniera preventiva ( facendo ricorso a organismi giudiziari o extragiudiziari che condannino l'azienda, all'obbligo di fornire gli ecm, in pratica facendola atttivare i corsi accreditati al Ministero della Salute ,oppure ,al risarcimento degli oneri sostenuti dal singolo per avere gli ecm). Grazie |
Caro collega, Personalmente sono lateralmente coinvolto nel progetto di Formazione Continua in qualità di referee e quindi sono edotto sul "misterioso" mondo dei crediti ECM. La domanda che mi fai è molto interessante nelle conseguenze e nelle prospettive; l'ultimo contratto recita allo:
Art. 20 Inserisco una ulteriore variabile derivante dalle affermazioni di principio del Codice Deontologico dell'Infermiere citando solo alcuni principi che però sono estremamente vincolanti per noi: NORME GENERALI 3.1. L’infermiere aggiorna le proprie conoscenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica sull’esperienza e la ricerca, al fine di migliorare la sua competenza. L’infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiornate, così da garantire alla persona le cure e l’assistenza più efficaci. L’infermiere partecipa alla formazione professionale, promuove ed attiva la ricerca, cura la diffusione dei risultati, al fine di migliorare l’assistenza infermieristica. 3.2. L’infermiere assume responsabilità in base al livello di competenza raggiunto e ricorre, se necessario, all’intervento o alla consulenza di esperti. Riconosce che l’integrazione e la migliore possibilità per far fronte ai problemi dell’assistito; riconosce altresì l’importanza di prestare consulenza, ponendo le proprie conoscenze ed abilità a disposizione della comunità professionale. 3.3. L’infermiere riconosce i limiti delle proprie conoscenze e competenze e declina la responsabilità quando ritenga di non poter agire con sicurezza. Ha il diritto ed il dovere di richiedere formazione e/o supervisione per pratiche nuove o sulle quali non ha esperienza; si astiene dal ricorrere a sperimentazioni prive di guida che possono costituire rischio per la persona. La preoccupazione che mi solleciti ti rende onore ed è perfettamente coerente con le affermazioni del nostro Codice che, vorrei ricordarlo ancora, assume forza di legge per il richiamo che ne fa la legge 42/99. Quindi tu chiedi di esercitare il diritto che il CCNL ti assegna assumendoti il dovere morale di manutenere le tue conoscenze e le tue competenze per meglio rispondere ai bisogni del paziente ma ne vieni impossibilitata dalla latitanza aziendale. Non essendo previste sanzioni nel caso di comportamenti omissivi della tua ASL le strade da seguire sono sostanzialmente tre e possono essere perseguite tutte allo stesso tempo:
Personalmente ti suggerirei di utilizzare le prime due modalità cercando
sostegno e alleanza con altri tuoi colleghi che condividono con te la
tua preoccupazione e siano disposti a realizzare un intervento
"fortemente persuasivo" verso il collegio (in caso fosse immobile) che
delle OO.SS. se non presentassero sufficente incisività contrattuale.
Con le OO.SS. sarebbe interessante verificare se solo alcuni
professionisti (ad esempio gli infermieri) sono penalizzati rispetto ad
altri (ad esempio i medici); questo darebbe una grande forza a tutte e
tre le possibili soluzioni proposte.
Recentemente si stanno affacciando nuove modalità di reperimento dei
crediti: la formazione sul campo e la FAD; la prima prevede che siano le
stesse Unità Operative ad organizzare eventi accreditati a livello
regionale ma a tutti gli effetti validi, la seconda dovrebbe essere
implementata dalle singole ASL dato che un corso organizzato diventa
fruibile in modo asincrono da parte di tutta una professione a costi
estremamente contenuti.
Le cose da dire sarebbe certamente molte di più di quante sono riuscito
a dirti e il mio tempo e questo spazio consentano.
Un caro saluto
Marco Piazza
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Ciao Marco, mi chiamo Rossana. Ho
frequentato il corso DUI e mi sono diplomata nel 2000. Attualmente lavoro
in ospedale presso il reparto di Medicina da 4 anni. Per motivi personali ho l'esigenza di trasferirmi negli USA e precisamente a Chicago. Vorrei sapere se anche lì posso lavorare come infermiera e che cosa bisogna fare per ottenere il riconoscimento del titolo di studio. Sai dirmi se ci sono delle scadenze precise per sostenere eventuali esami (della lingua inglese, di infermieristica o altro) e se tali esami possono essere sostenuti anche in Italia? Spero tanto tu possa aiutarmi. Grazie. Rossana |
Cara Rossana,
se un infermiere straniero (se sia
comunitario o meno comporta differenze che vedremo in seguito) viene in
Italia con l'intenzione di esercitare la professione, deve seguire un
iter che consenta agli organi preposti di valutare se il suo titolo
abbia o meno validità nel nostro paese e chiedere, attraverso il
collegio IPASVI il riconoscimento del titolo professionale che sarà
decretato dal ministero della salute attraverso un DM..
Tale riconoscimento richiede,
qualora non vi siano precedenti o accordi bilaterali tra i due
stati, la traduzione certificata dei titoli e dei programmi originali in
lingua italiana a cura del consolato straniero o da una autorità
rappresentate il paese (ambasciata, ministero ecc.).
Immagino che la stessa cosa
avvenga per gli italiani che vanno verso altri paesi e che ogni paese
abbia procedure peculiari coerente con la propria legislazione.
Ho cercato sul web tali
procedure senza riuscire a dirimere completamente il tuo quesito.
Il mio consiglio è quindi quello
di consultare la nostra rappresentanza presso Chicago (Illinois) presso
gli estremi che ti segnalo in seguito.
In base alla legislazione
corrente i Consoli svolgono all'estero le funzioni assegnate ai notai in
Italia, quindi conoscendo loro la legislazione del paese
ospitante sapranno indicarti l'iter ed i passi formali necessari.
CHICAGO (ILLINOIS) -
Consolato Generale
Cons. Gen. Eugenio Sgrò Indirizzo: 500, North Michigan Avenue - Suite 1850 - Chicago, IL 60611 Tel: 001312 4671550/1/2/3 Fax: 4671335 Homepage: www.italconschicago.org E-mail: chicago.italcons@itwash.org
I
consolati americani in Italia
sono tre: Milano, Roma e Napoli e potresti chiedere loro la stessa cosa.
Altri link che potresti consultare
sono:
Professioni sanitarie Ministero della Salute: Il Ministero della
Salute ha il compito di riconoscere i titoli stranieri di coloro che
vengono in Italia ma nella pagina apposita l'unico riferimento è alla
possibilità di riconoscimento del titolo nel contesto dell'Unione
Europea.
Fed. Naz. IPASVI
- Legislazione: nelle norme generali non ho intravisto nulla che
risolva il nostro problema.
Equivalenti al collegio italiano
sono:
American Nursing Association americano
International Council of Nurses Internazionale
Mi spiace non potere fare di più
ma consultando i consolati dovresti trovare soddisfacenti informazioni.
Ti chiedo una cortesia: di
inviarmi, quando riuscirai a trovarle, le informazioni necessarie per il
passo che stai facendo in modo da dare ad altri una informazione
corretta e migliore di quella che ho potuto dare a te.
Buona fortuna
Marco Piazza
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salve, sono uno studente
infermiere ( e non allievo come spesso veniamo chiamati) che vorrebbe
chiarire alcuni dubbi. all'interno del "regolamento didattico del corso di laurea specialistica in scienze infermieristiche ed ostetriche", nell'art. 6 " tipologia delle attività didattiche e formative" viene definita l'attività di tirocinio come una didattica non formale- attività professionalizzante, e , nel successivo art.7 "obbligo di frequenza" si legge :" Per essere ammesso a sostenere la relativa verifica di profitto, lo studente deve aver frequentato almeno il 75% delle ore di attività didattica formale e non formale previste per ciascuna attività formativa". ora , le ore di tirocinio del terzo anno sono esattamente 660, quindi se ne deduce che uno studente che ne abbia fatte 495 (ossia il 75%) possa accedere all'esame di tirocinio? oppure esiste qualche altro regolamento sconosciuto come tanti a noi studenti??? la prego di rispondere con la massima celerità possibile anche al mio indirizzo e-mail, in quanto noi studenti del Di Venere- Carbonara ci siamo ritrovati in una situazione che dire gioiosa sarebbe un ossimoro. grazie |
Caro/a J.81,
La normativa di riferimento dalla
quale estrarre i dati che chiedi è contenuta nel
Decreto Ministeriale URST 104/2002
e nell'Allegato
per infermiere e ostetrica
.
Altri riferimenti necessari fanno
riferimento all'autonia didattica degli atenei contenuta nel
Decreto 3.11.99, n° 509
e nel recente
DECRETO 22 ottobre 2004, n.270 .
Questo impianto normativo
determina il numero di crediti e le modalità cui le Università devono
attenersi nel quantificarli pur garantendo un certo margine di libertà
ad esempio nel definire se un credito formativo universitario, il CFU,
equivalga a 25 ore o fino al 20% in più (le 30 ore per credito applicate
nella formazione di base) di lavoro complessivo dello studente.
Premetto che non sono riuscito a
trovare il Regolamento didattico del corso di laurea specialistica in
scienze infermieristiche ed ostetriche dell'Università di Bari (l'ho
cercato a lungo senza esito), ma solo quello Generale di Ateneo e che le
informazioni che mi sottoponi dovrebbero essere richieste, tramite la
rappresentanza degli studenti, agli organi di Ateneo (o ai vostri tutor
in modo meno formale); personalmente non posso andare oltre le
congetture che derivano dalla mia esperienza nel Corso di
Laurea in Infermieristica di un paio di Atenei.
Il Corso di Laurea in
infermieristica (questo discorso vale particolarmente per la Laurea di
base ma si sono visti brutture ed orrori anche nella specialistica) è un
contenitore nel quale si è cercato di inserire di tutto e di più
imbottendolo di una quantità sinceramente esorbitante di nozioni, buona
parte delle quali potrebbe trovare spazio e ragione d'essere all'interno
di corsi formativi di specializzazione (i famosi master).
Spesso il tempo entro il
quale programmare la distribuzione dei contenuti formativi teorici e di
tirocinio è inferiore al prodotto dei crediti per il numero di ore di
lavoro complessivo dello studente(25-30 ore per credito).
Se non si vogliono programmare
attività formative per 10 - 12 ore giornaliere (cui sarebbe poi da
aggiungere il tirocinio, il lavoro e lo studio individuale) è necessario
elidere qualcosa.
Una opzione che i coordinatori
possono scegliere (e che io credo sia ragionevolmente vera nel tuo
caso) è quella di eseguire già in fase di programmazione degli stage la
decurtazione del 25% di ore per le assenze.
Questo impone agli studenti di
dover frequentare in toto quanto programmato e "la gioiosa situazione"
nella quale vi trovate.
La cosa che mi fa specie è che un
corso LS (laurea specialistica) presenti simili rigidità visto che la
quasi totalità di coloro che lo frequentano sono professionisti esperti,
formati, impegnati il più delle volte ad alti livelli di responsabilità
in strutture sanitarie e nelle ASL.
Ma il mondo universitario è uno
strano mondo, autoreferenziale, sapiente di un sapere spesso astratto e
soprattutto anziano e chiuso.
Noi infermieri in questo mondo
siamo appena giunti, credo ci vogliano far pagare pegno.
Marco Piazza
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Ciao Marco, mi chiamo Giuseppe
e ti scrivo dalla Sicilia. Da un mesetto sto frequentando un corso OSA
con l'intendo successivamente di frequentare un corso di riqualifica per
OSS. Volevo sapere che opportunità di lavoro mi può dare? Certo della
tua risposta ti ringrazio anticipatamente, ciao
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Ciao Giuseppe,
il diploma di O.S.S. abilita alle
prestazioni ed alle attività stabilite dalla conferenza stato - regioni
che ti inserisco testualmente qui a seguito.
PROFILO DELL' "OPERATORE SOCIO-SANITARIO" Accordo Conferenza Stato-Regioni del 22 febbraio 2001
L'Operatore Socio-Sanitario: Svolge la sua attività sia nel settore SOCIALE che in quello SANITARIO in servizi di tipo socio-assistenziali e socio-sanitari residenziali e non residenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente. Svolge la sua attività su INDICAZIONE - ciascuno secondo le proprie competenze - degli operatori professionali preposti all'assistenza sanitaria e a quella sociale, ed in collaborazione con gli altri operatori, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale. Le attività dell'Operatore Socio-Sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita, al fine di fornire: 1) Assistenza diretta e di supporto alla gestione dell'ambiente di vita 2) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale 3) Supporto gestionale, organizzativo e formativo
Allegato A Elenco delle principali attività previste per l'Operatore Socio-Sanitario
1) Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero - assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale - realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico - collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale - realizza attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi - coadiuva il personale sanitario e sociale nell'assistenza al malato anche terminale e morente - aiuta la gestione dell'utente nel suo ambito di vita - cura la pulizia e l'igiene ambientale
2) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale - osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell'utente - collabora all'attuazione degli interventi assistenziali - valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre - collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi - riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione relazione appropriati in relazione alle condizioni operative - mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con l'utente e la famiglia, per l'integrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale
3) Supporto gestionale, organizzativo e formativo - utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio - collabora alla verifica della qualità del servizio - concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini ed alla loro valutazione - collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento - collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero, alla realizzazione di attività semplici
Allegato B Competenze
Competenze tecniche In base alle proprie competenze ed in collaborazione con altre figure professionali, sa attuare i piani di lavoro. E' in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli ecc.) E' in grado di collaborare con l'utente e la sua famiglia: - nel governo della casa e dell'ambiente di vita, nell'igiene e cambio biancheria - nella preparazione e/o aiuto all'assunzione dei pasti - quando necessario, e a domicilio, per l'effettuazione degli acquisti - nella sanificazione e sanitizzazione ambientale E' in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l'assunzione dei pasti. Sa curare il lavaggio, l'asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare. Sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti. Sa svolgere attività finalizzate all'igiene personale, al cambio della biancheria, all'espletamento delle funzioni fisiologiche, all'aiuto nella deambulazione, all'uso corretto dei presidi, ausili e attrezzature, all'apprendimento e mantenimento di posture corrette. In sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto è in grado di: - aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicalidi semplice uso - aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie - osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l'utente può presentare (pallore, sudorazione ecc.) - attuare interventi di primo soccorso - effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse - controllare e assistere la somministrazione delle diete - aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali - collaborare ad educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi - provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella carrozzella - collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento - utilizzare semplici protocolli per mantenere la sicurezza dell'utente, riducendo al massimo il rischio - svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche - accompagnare l'utente per l'accesso ai servizi
Competenze relative alle conoscenze richieste Conosce le principali tipologie di utenti e le problematiche connesse. Conosce le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati. Riconosce per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi all'utente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale ecc. E' in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell'utente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche. Conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi all'utente. Conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione. Conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari. Conosce l'organizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali.
Competenze relazionali Sa lavorare in équipe. Si avvicina e si rapporta con l'utente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza; sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo. E' in grado di interagire, in collaborazione con il personale sanitario, con il malato morente. Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori. Sa sollecitare ed organizzare momenti di socializzazione, fornendo sostegno alla partecipazione ad iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in ambito residenziale. E' in grado di partecipare all'accoglimento dell'utente per assicurare una puntuale informazione sul servizio e sulle risorse. E' in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità. Affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi.
Sbocco occupazionale di coloro che
posseggono tale titolo, che come indicato nel testo l'O.S.S. "svolge la
sua attività sia nel settore SOCIALE che in quello SANITARIO" è in
servizi di tipo socio-assistenziali e socio-sanitari residenziali e non
residenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente.
In pratica ogni struttura
sanitaria sia pubblica che privata, necessita di tale operatore e ne
favorisce l'adeguamento riqualificando i lavoratori con titoli
precedenti (OTA ecc) o reperendolo attraverso concorsi.
Per intenderci l'O.S.S. è una
figura che, a differenza dell'OSA, può accedere per concorso a lavorare
nel Servizio Sanitario Nazionale e quindi negli ospedali pubblici.
Marco Piazza
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Gentile Marco Piazza, Mi chiamo Girlanda Anna e sono una studentessa del terzo anno del C.d.L.in Scienze Infermieristiche di Verona; sto valutando e soprattutto cercando materiale per una tesi sul "peso" dell'assistenza nel CAREGIVER con famigliare affetto da patologia Alzheimer ... e riconoscendomi una persona che vorrebbe mettere di tutto di più in questo lavoro, ho paura di perdermi e perdere tempo prezioso!!! C'è molto materiale su PubMed, ma in lingua inglese!!! Volevo chiederLe se riuscisse ad aiutarmi indirizzandomi su siti in Italiano o bibliografia sul tema che potrebbero essermi utili alla mia tesi! La ringrazio in anticipo per quanto sarà in grado di fare. Cordialità GA |
L'argomento è interessante , molto
interessante al punto che anche io porto uno studente alla tesi con un
titolo simile in aprile. Ma il problema della lingua inglese non
dovrebbe essere tale perchè voi giovani siete cresciuti ascoltandolo e
studiandolo ad ogni livello scolastico. Dall'inglese comunque non si
transige.
Una italica bibliografia (soprattutto sul web) richiede comunque, perchè possa diventare corposa, approcci creativi e trasversali le cui basi sono contenute in una serie di articoli della sezione: "In pillole" della nostra area formazione.
Anche se non è possibile, per
quanto mi riguarda, pensare che noi di AIOL ed io, si possa rispondere
alle richieste degli studenti di infermieristica (noi siamo poche
decine, voi siete 20.000) e che il supporto alla elaborazione della tesi
di laurea spetti al relatore, in via de tutto eccezionale ti fornirò
alcuni riferimenti e link.
Utile, in senso generale la
rivista on line DEMENIA NEWS che
tratta parecchio di alzheimer e consente di informare sullo stato della
ricerca, in particolar modo sui progressi di quella ricerca il cui
approccio indaga anche sul ruolo del caregiver ai fini della
progressione della malattia. Puoi anche
abbonartici gratuitamente.
Altro materiale specifico
sul caregiver lo trovi sul sito
Piazzasalute
Una buona quantità di link li trovi sul sito
Neurocare tra
cui anche l'indirizzo della
Associazione
Italiana Malati di Alzheimer e della
Federazione Alzheimer
Italia.
Comunque, fin d'ora ti dò un benvenuta tra noi
ed un in bocca al lupo per la fine del tuo percorso
formativo
Marco Piazza
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Salve, sono una studentessa al
secondo anno del corso di laurea in infermieristica, mi interesserebbe
lavorare in futuro in sala operatoria, in particolare sono interessata
al lavoro di infermiera ferrista.
Potrebbe spiegarmi se esistono
corsi di specializzazione o Master, e quale percorso bisogna seguire
dopo aver conseguito la laurea?
Grazie
Elena
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Ciao Elena,
pur non essendo strettamente
obbligatorio un percorso di specializzazione per orientare la propria
professione in sala operatoria, il possesso di un master specifico
costituisce un credito "esigibile" in grado mi facilitare la carriera di
un infermiere.
Sinora per reperire personale
qualificato a strumentare, si organizzavano localmente corsi,
prevalentemente al di fuori del mondo accademico, e/o lunghi tirocini
con affiancamento da parte di infermieri strumentisti esperti.
Pur esistendo da decine di anni,
solo recentemente i master universitari hanno avuto grande impulso e
fortuna.
Un master per infermiere
strumentista, lo ricordo, deve fornire 60 CFU (crediti formativi
universitari) e avere una durata omnicomprensiva, tra parte teorica e
stage pratico, di 1500 ore. I costi medi si aggirano attorno ai 1500
euro ma possono variare sensibilmente da ateneo ad ateneo..
Il possesso di tale titolo
costituisce credito per i diversi momenti di selezione che
caratterizzano la carriera di ogni singolo profesisonista:
I master universitari possono
essere organizzati dagli atenei che hanno una facoltà di medicina e
chirurgia o in altre sedi che a tale facoltà sono collegate.
Non sapendo da quale zona
geografica mi scrivi non posso darti indicazioni specifiche; ti fornisco
perciò un suggerimento che potrà essere utile anche ad altri fruitori
delle nostre FAQ.
Dall'area formazione devi accedere
alla pagina
Atenei d'Italia e premi sulle provincie vicine al tuo domicilio. Il
link indirizza verso la facoltà di Medicina e Chirurgia di quell'ateneo.
Solitamente i master (di tutti i
tipi) sono allocati presso: offerta didattica/formazione
post-base/master.
Altra strada è quella di
utilizzare i
link o i motori di ricerca specifici che trovi in un'altra sezione
dell'area formazione del nostro sito.
Una volta terminato il tuo
percorso formativo di base, divenuta infermiera e lavorando, puoi
affrontare le selezioni per accedere a tale percorso formativo
senza dover rinunciare al lavoro; l'accesso ai master non richiede più,
per fare chiarezza, un periodo minimo di esperienza lavorativa. Durante
il master, come di ogni altro percorso formativo,non è necessario
acquisire i crediti ECM.
Saluti
Marco Piazza
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ciao marco grazie mille in anticipo per la possibilità di avere una risposta competente su un settore sul quale si sa poco.. voglio porre alla tua attenzione una questione veramente vergognosa. Il mio problema è che nella mia regione (campania) non esistono corsi regionali gratuiti per divenire OSS, OSA o ADEST ( o se ci sono è difficile sapere quando dove e chi li organizza .. tutto è opportunamente tenuto ben nascosto) per il momento ho trovato solo istituti privati che se ne occupando e che si fanno pagar profumatamente (almeno 1000 euro ) .Ma la cosa peggiore di tutte è che stranamente anche rivolgendomi a questi istituti mi hanno detto che gli unici corsi che posso frequentare sono OSA e ADEST: in campania nessuno , nemmeno a pagamento, organizza corsi OSS. E' mai possibile?Ora mi domando e dico : terminato un corso OSA qui in Campania devo x caso trasferirmi per fare una riqualifica in un'altra regione affinchè il mio titolo diventi OSS? Mi conviene a questo punto davvero pagare 1000 euro per un titolo che andrà cmq aggiornato altrove con spese di vitto ed alloggio per frequentare il corso per tuta la sua durata? Grazie ancora Giulia |
Cara Giulia ahimè ho già avuto modo di segnalare come le realtà che già presentano gravi problemi di occupazione e di rispetto della dignità delle persone, siamo quelle dove, come funghi spunti una tipologia di persone di cui si farebbe volentieri a meno: i furbi. Scopo delle agenzie di formazione, soprattutto quelle finanziate da fondi europei, dovrebbe essere quello di favorire l'inserimento dei disoccupati nel mondo del lavoro qualificando il lavoratore in modo di meglio rispondere alle esigenze della filiera produttiva in continua evoluzione e trasformazione,Invece tra lavoratore e formatore si incuneano molte, troppe persone che da questo vogliono trarre profitto moltiplicando i passaggi e obbligando i corsisti a perdere tempo e denaro. Spesso questo avviene in contesti al di fuori della legalità e del diritto. Ma al di là di questa affermazione di principi non mi resta che cercare di darti alcune informazioni (e non consigli) visto che la possibilità intervenire in qualsiasi modo è ben al di là della mia portata. La figura di OSA o ADEST è in grado di garantirti un posto di lavoro?Se si, vale la pena tentare ma io nutro forti perplessità verso tale ipotesi e diffidenza in coloro che lo affermano. Ti ricordo che l'O.S.S., corso valido in tutto il territorio a differenza di OSA e ADEST legati solo alle realtà locali e regionali, ha sostituito ogni figura precedente OTA compreso e offre la possibilità di partecipare ai momenti concorsuali del SSN.Ma poi dovresti continuare per due o tre anni a fare corsi (assistente materiale e così via) sottoponendoti alla forca caudina di chi sfrutta la situazione a proprio vantaggio. Tanto varrebbe pensare subito di fare direttamente il corso per Operatore Socio Sanitario ed eventualmente pensare di impiegare quel denaro di cui parlavi, per restare fuori sede per il periodo del corso; almeno sarebbe per un periodo circoscritto e potrebbe anticipare di molto l'accesso ad un lavoro decente e dignitoso. Nella mia realtà territoriale (Emilia-Romagna) i corsi di OSS sono gratuiti e riservati ai disoccupati e molti partecipanti vengono da altre regioni. Se una persona lavora da un certo numero di anni nell'assistenza, anche senza titoli ha la possibilità di accedere alla riqualifica. Non ti consiglierò quindi cosa fare, questa è una cosa che devi fare da sola; mi spiace non poter fare di più che darti qualche amara informazione ed un forte in bocca al lupo: Marco Piazza |
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buona sera Signor Marco, mi permetto di disturbarla, leggo
con immenso piacere che è molto occupato però trova sempre un pò di tempo
per rispondere a tutti, e così ne approfitto anche io.. mi chiamo Romina il prossimo novembre (se Dio vuole) diventerò infermiera, (con mio grande orgoglio) vorrei però trasferirmi al nord, per qualche anno, in città come Udine o Bolzano.. ad esempio sò che a Udine sta per aprire un nuovo ospedale e dovrebbe essere immenso... e tra l'altro dovrebbero dare degli appartamenti a chi lavora presso questo ospedale.. mi piacerebbe saperne di piu' sugli ospedali che fanno queste "offerte" e ovviamente vorrei un suo consiglio.. dove posso documentarmi? Grazie di cuore.. Romina |
Cara Romina, anche se con amplissimo anticipo ti stai già muovendo per cercare un lavoro qualificato che arricchisca il tuo curriculum; questa cosa mi fa immaginare tu sia persona previdente e ben organizzata, doti che coltivate potrebbero orientarti in futuro verso il master in management infermieristico. Ma tenendo a freno l'immaginazione provo a rispoderti anche se con una certa difficoltà. Non è infatti scopo di Infermierionline porsi come tramite tra domanda e offerta di lavoro, nè potrebbe perseguire decentemente tale obiettivo mancando di una distribuzione territoriale capillare e ramificata dei propri associati. Basiamo la nostra attività su informazioni che raccogliamo in Internet e sulle segnalazioni che enti, associazioni, privati, colleghi e aziende ci inviano grazie alla considerazione che ci siamo guadagnati al nostro lavoro. Il consiglio che ti posso dare è di consultare nel sito delle regioni presso le quali intendi svolgere la tua professione, la pagina dei concorsi pubblici e degli assessorati alla sanità dove dovresti trovare riferimenti e notizie. Puoi anche rivolgerti all'URP il cui compito istituzionale è fornire risposte puntuali e precise confidando sulla carenza di infermieri che al nord è un fenomeno serio. Confidando di averti, anche se pochissimo, aiutata ti faccio il mio in bocca al lupo per il conseguimento della agognata laurea. Marco Piazza |
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Sono Luigi ed ho 45 anni, sono laureato in Sc. Biologiche. Ho voglia di rimettermi a studiare e cambiare lavoro (lavoro in azienda), la missione infermieristica mi ha sempre interessato ed appassionato ed i cariche di lavoro non mi fanno paura. Ha qualche consiglio in tal senso oppure crede sia “troppo tardi”; dimenticavo, se mi iscrivo al corso di laurea in sc. infermieristiche qualche esame di biologia viene riconosciuto? Grazie e saluti
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Caro Luigi,
il grande maestro Alberto Manzi
("Non è mai troppo tardi", trasmissione TV degli anni sessanta che forse
non ricordi) si fregherebbe le mani dalla contentezza nel leggere la tua
missiva. Apprezzo molto anche la tua grande attenzione nei confronti
della nostra professione avara di meriti e di riconoscimenti, ma
magnifica per l'arricchimento personale, ineguagliabile per il senso di
utilità e per le gratificazioni umane che restituisce.
Ma devo avvertirti delle grandi
difficoltà del Corso di Laurea in Infermieristica che, a mio avviso, è
uno dei più impegnativi nel panorama universitario.
Il tuo percorso, in caso tu
decidessi di gettarti nella mischia, sarebbe alleggerito in modo
significativo: il sistema creditizio instaurato dal Decreto MURST
n. 509/99 dovrebbe considerare come crediti una parte significativa
degli esami di profitto del primo anno accademico (ad es. chimica,
biologia, genetica, statistica, informatica, fisica inglese ecc.)
Purtroppo il possesso da parte tua
di una laurea specialistica non riduce la durata triennale del percorso
formativo in quanto la struttura del CdL in infermieristica presenta
delle materie professionalizzanti del nursing strettamente collegate ai
signoli anni e spesso propedeutiche una all'altra.
Rispetto alla domanda collegata
"all'incessante trascorrer del tempo" e all'età anagrafica nulla, a
quanto mi risulta, osta a che tu possa lavorare sia nel SSn che nel
provato o come libero professionista.
La decisione è perciò tutta tua e
della voglia che hai di rimetterti in gioco e di ricominciare
completamente una carriera
Marco Piazza
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| Ciao, io sono Barbara una OSS di Livorno in procinto di fare il corso di specializzazione per Oss di 400 ore ma ho sentito dire che la nostra figura è già stata superata da una nuova figura molto simile all'infermiere generico .Dicono che si accedera a questa nuova qualifica dopo un corso di 2000 ore e sarà necessario essere in possesso del diploma quinquennale di superiori. Non sono riuscita a trovare però nessun riferimento a ciò. Voi ne sapete qualcosa o sono solo supposizioni? Vi saluto in attesa di una vostra risposta |
Ciao Barbara, anche io, pur avendo cercato, non ho alcuna notizia e riferimento. In base alla mia esperienza tenderei ad attribuire simili voci alla categorie delle dicerie e del vaniloquio. Marco Piazza |
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Gent.mo Sig. Fascio sono capitato per caso nel suo sito e mi complimento con Lei per l'efficacia e la semplicità comunicativa delle sue risposte. Mia moglie, di nazionalità ecuatoriana, si è a suo tempo laureata al suo Paese ed ora, vivendo in italia, vorrebbe sapere se può aspirare alla qualifica di infermiera professionale. Grazie anticipate e saluti. Massimo |
Gent.mo Massimo,
chi è in possesso del titolo di
"Infermiere" o "Tecnico di radiologia medica" conseguito in Paesi non
appartenenti all’Unione Europea, per esercitare in Italia la professione
deve fare domanda di equipollenza presso il Ministero della Salute ed
ottenere il rilascio del decreto di riconoscimento.
Recentemente
la Regione del Veneto, assieme ad alcune altre regioni italiane, è stata
autorizzata dal Ministero della Salute a compiere l’attività istruttoria
finalizzata al riconoscimento in Italia dei titoli in questione (D.M.
18.6.2002). L’attività svolta dalla Regione è stata individuata e
specificata con D.G.R. n.2229 del 9.8.2002.
DOVE E COME SI PRESENTA LA
DOMANDA
1)
L’interessato può presentare la domanda direttamente al Ministero della
Salute inviando una Raccomandata con Avviso di Ricevimento indirizzata
a:
Ministero della Salute Dipartimento per
l’Ordinamento Sanitario, la Ricerca e l’Organizzazione del Ministero,
Direzione Generale della Risorse Umane e delle Professioni Sanitarie -
Ufficio V- Piazzale dell’Industria, n. 20 - 001440 ROMA
allegando:
§ l’apposito fac-simile di domanda
compilato (modello H)
§ la documentazione richiesta
(l’elenco e le modalità di presentazione dei documenti richiesti è
riportato nell’allegato H)
Il modello H e l’allegato H sono
disponibili nel sito
http://www.ministerosalute.it/ alla
voce: Professioni sanitarie - Riconoscimento titoli conseguiti
all’estero – Paesi extracomunitari.
2) L’interessato che intenda lavorare
nel Veneto, può presentare la medesima domanda (modello H) e gli stessi
documenti (allegato H) tramite alcuni
Enti "sponsor"
potenziali datori di lavoro.
Gli Enti "sponsor" provvedono a trasmettere
le domande alla competente struttura regionale:
Unità Complessa per le Risorse Umane e la
Formazione Palazzo Molin - Campo S.Stin, S. Polo 2513, 31100 Venezia
sanita.risorseumane@regione.veneto.it
La Regione provvede:
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