POSTA E RISPOSTA

  Risponde Marco Piazza.

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159  - Materiale sui piani d'assistenza secondo il modello di Linda J. Carpenito
Ciao
mi chiamo luisa e sono una studentessa del corso di laurea per infermieri vorrei sapere se sei a conoscenza e potresti indicarmi un sito dove trovare piani d'assistenza elaborati sul modello delle diagnosi infermieristiche della Carpenito. Per noi un piano completo attuabile in reparto rimano ancora un'incognita per ora li elaboriamo solo a livello didattico ma vorrei vedere qualcosa di piu' concreto.
Ti ringrazio infinitamente e ti facci e complimenti per questo sito molto utile ed interessante.
Nella speranza di divenmtare presto tua collega ti mando i miei piu' sinceri saluti.
A presto Luisa

 
Cara Luisa.
direi che nessuno parla meglio di Carpenito di lei medesima e dei suoi libri:
Diagnosi infermieristiche applicazioni alla pratica clinica CEA Ambrosiana Milano 2001
Piani di assistenza infermieristica e documentazione CEA Ambrosiana Milano 2000
e una edizione tascabile delle diagnosi della fine degli anni 90.
Puoi anche reperire l'articolo di Alvisa Palese su Assistenza Infermieristica e Ricerca n. 2/2002 (pag 103 - 107) dal titolo: Un dibattito sull'uso del modello Carpenito nella formazione infermieristica. che certamente non mancherà presso la sede della scuola che frequenti.
Oltre questo ho fatto ricerche su internet escludendo i siti ad accesso a pagamento ma i risultati non sono particolarmente gratificanti e li trovi  qui.
Per esperienza diretta ti invito invece a ragionare e discutere il problema con i tuoi colleghi studenti e con i tutor della tua sede formativa provando a comprendere come trasferire il concetto ed il modello prima su casi semplici attinti dalla tirocinio clinico, poi a casi sempre più complessi.
 
Anche io spero di rileggerti presto tra le maglie della nostra rete come collega.
 
Marco Piazza

 

158 - Richiesta utilità corso titoli pregressi
Buongiorno,
 sono un infermiera professionale di ruolo presso una Azienda Ospedaliera, mi sono iscritta al corso per la conversione dei titoli pregressi che dovrebbe iniziare presso la seconda Università, in quanto  risultata idonea e collocata utilmente in graduatoria .
Vorrei sapere , se ne siete informati, se è utile questo corso, poichè già siamo equiparati ai colleghi che hanno preso il diploma universitario;
da alcuni mi è stato detto che bisogna considerare l'utilità di questo corso proiettato in un prossimo futuro, io mi chiedo: poichè il corso non è ancora iniziato in quanto ci sono stati dei ricorsi, perderemo quello che abbiamo versato per la I° rata di iscrizione?  questo corso è importante o è inutile frequentarlo?
In attesa di una vostra risposta in merito porgo distinti saluti.

 
Dear Mary,
in aggiunta a quanto già detto nelle precedenti FAQ (n° 63, 67, 79, 89, 101, 128, 131 solo per citarne alcune) su questo argomento posso dirti che l'equipollenza si riferisce al solo esercizio professionale; per l'esercizio della professione e l'iscrizione all'albo la laurea non è tecnicamente necessaria.
Per l'accesso alla formazione post-base è necessaria una precisazione.
La legge  8 gennaio 2002 n° 1 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 novembre 2001, n. 402, recante disposizioni urgenti in materia di personale sanitari" al comma 10 recita: " I diplomi, conseguiti in base alla normativa precedente, dagli appartenenti alle professioni sanitarie di cui alle leggi 26 febbraio 1999, n. 42, e 10 agosto 2000, n. 251, e i diplomi di assistente sociale sono validi ai fini dell'accesso ai corsi di laurea specialistica, ai master ed agli altri corsi di formazione post-base di cui al decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n.509, attivati dalle università. All'articolo 1, comma 1, della legge 2 agosto 1999, n. 264, alla lettera a), dopo la parola: "architettura" sono inserite le seguenti: "ai corsi di laurea specialistica delle professioni sanitarie".
Pur restando vera l'affermazione della norma, oramai tutti gli atenei gravano i non possessori di laurea (compresi i possessori di DU) di debiti formativi che devono essere recuperati nel caso ci si iscriva alla Laurea Specialistica e di minor punteggio nelle selezioni di accesso ai corsi.
Il ritardo di partenza dei corsi potrebbe essere imputabile alle difficoltà organizzative delle segreterie di facoltà nella gestione di elevatissimi numeri di immatricolazioni più che ai ricorsi che sono pratica non infrequente nelle selezioni per le facoltà a numero chiuso.
La restituzione delle rate universitarie in caso di rinuncia da parte dello studente è solitamente regolamentata nei regolamenti di ateneo e, a meno di palesi manchevolezze del ricorrente, non danno luogo a contenziosi e trovano sovente risposta positiva.
Ricordo anche che la frequenza di un corso di formazione sospende l'obbligo del reperimento dei crediti ECM per la durata dello stesso.
In caso possa esprimere un consiglio fraterno, da collega a collega, anche se in passato ho espresso pareri diversi, oggi suggerisco (in particolare ai giovani che possono e vogliono essere protagonisti della loro carriera) di riconvertire il proprio titolo regionale in laurea in modo da essere pronti in caso di accesso a master e specialistica.
 
Marco

 

157 - Ammissione ai corsi OSS: requisiti
ciao marco,
sono una rag di 23 anni da brindisi.
Nell'anno 2003 ho frequentato un corso per Assistente Socio Sanitario.
Sono venuta a conoscenza che nella Regione Puglia verrà approvata una delibera Regionale di riqualificazione degli Osa in Oss, mentre nelle altre regioni il corso di Operatore Socio Sanitario si potrà
frequentare solo con il diploma di maturità superiore.
Sinceramente non so come comportarmi di fronte a tutto questo. A questo punto è preferibile frequentare il Corso di Operatore Socio Sanitario fuori dalla Regione Puglia.
Potresti per favore indicarmi degli Enti preposti a ciò sulla città di Roma?
P.S. Il corso da me frequentato per Assistente Socio Sanitario presso la città di Taranto si è svolto in 65 ore di teoria e 50 ore di tirocinio da un ente privato.
 
ciao Rag 23enne,
 
il titolo di studio per l'accesso al corso (o alla riqualifica) di OSS è rappresentato dall'obbligo scolastico che può variare in base all'età del corsista. Escludo che una regione possa imporre l'accesso ai corsi ai soli possessori di diploma di scuola.
A partire dall'anno 1999-2000 bisogna andare a scuola fino a 15 anni e dopo scegliere se proseguire gli studi, frequentare un corso di formazione professionale o diventare apprendisti. 
La legge 144/99 stabilisce infatti l'obbligo di frequenza ad attività formative fino alla maggiore età per aumentare la crescita culturale e professionale dei giovani e promuovere l'ingresso nel mondo del lavoro a condizioni migliori: è una scelta che ci pone alla pari con l'Europa e vuole essere rispettosa delle attitudini di ogni giovane. 
La formazione dell'OSS spetta a CFP e ASL e la riqualifica è partita contemporaneamente alla formazione di base; i primi riqualificati sono stati gli OTA.
Il possesso dei requisiti dei titoli per accedere alla riqualifica o alla formazione di base per diventare OSS spetta ai CFP
Informazioni sulla situazione di Roma la trovi al seguente indirizzo compresi gli enti deputati alla formazione, altre notizie in questo depliant.
 
Queste notizie le ho ricavate da internet perchè io sono residente in Emilia-Romagna, ma ritengo possano esserti utili
 
Marco Piazza
 
156 - Informazione
ciao Marco Piazza,
sono un O.S.S che vive a Milano da 4 anni, ne approfitto per chiederti un consiglio.
ti spiego prima le mie intenzioni..
Lavoro presso un istituto per anziani, ma il mio obiettivo fra qualche anno è quello di poter ritornare nel mio paese di origine che è Cava Dei Tirreni (Salerno).
Adesso il problema che io mi pongo e che non riesco nemmeno a trovare una spiegazione è: quando andrò a Salerno a chi mi rivolgerò per poter eseguire ancora il mio ruolo?
Ci saranno delle strutture che mi permetteranno un proficuo inserimento?
Questo è un dubbio che mi porto dietro da un bel pò; desidero che qualcuno (come te!) possa aiutarmi e magari darmi dei suggerimenti che mi potranno essere d' aiuto per il mio futuro!
Attenderò una sua risposta con molto piacere.
Paola

 

Cara Paola,
 
a questa domanda avevo già dato risposta nelle FAQ precedenti e ti invito a rileggerle.
Il titolo di O.S.S. è riconosciuto su tutto il territorio nazionale e "svolge la sua attività sia nel settore SOCIALE che in quello SANITARIO in servizi di tipo socio-assistenziali e socio-sanitari residenziali e non residenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente".
Questo assegna al tuo titolo una forte appetibilità soprattutto nelle strutture intermedie tra Reparto ospedaliero e domicilio, in particolar modo strutture protette residenziali e semiresidenziali.
L'interlocutore previlegiato sono le Cooperative Sociali , le Opere Pie Raggruppate, le cliniche e le società private che gestiscono strutture di ricovero private o convenzionate col pubblico.
Ma il titolo di OSS è spendibile anche nel S.S.N. consentendo di partecipare ai concorsi per il rispettivo profilo.
Chiaramente la situazione meridionale con disoccupazione  del 20 - 25 % rende tutto più difficile perlomeno rispetto alle regioni del nord.
Ad esempio in Emilia - Romagna la disoccupazione di coloro che posseggono il tuo titolo è pari a zero. 
 
Altra possibilità, se il tuo datore di lavoro è parte della Pubblica Amministrazione, puoi ricorrere alla mobilità regionale, ma non credo sia la tua condizione.
Altri consigli per facilitare il tuo futuro inserimento nel salernitano non sono in grado, purtroppo, di dartene.
 
Marco Piazza

 

155 - Informazione sui corsi OSA e OSS a Milano: modalità di ricerca
Buona sera, mi chiamo Silvia e mi permetto di disturbarla perchè purtroppo non riesco a trovare informazioni sui corsi Asa e Oss tutti ne parlano ma nessuno riesce ad indirizzarti nel posto giusto e, infatti ho trovato il suo indirizzo per caso.
Le chiedo, se le fosse possibile di darmi qualche informazione circa questi corsi, la durata, i costi e le frequenze.
Io abito a Milano ma nel sito della Regione non fanno menzione di questi corsi. La ringrazio in anticipo per il disturbo.
 
Cordiali Saluti
Silvia

 

Silvia, chi cerca trova,
rispetto agli aspetti generali della tua domanda ti invito a cercare tra le FAQ e nelle risposte precedenti per individuare gli enti coinvolti nel processo di formazione degli OSS.
Ma vista la natura del nostro impegno per migliorare il rapporto tra cittadino infermieri e informatica, qualche dritta te la voglio dare e quindi ti fornisco, convinto di fare un piacere ai nostri lettori alcuni riferimenti concreti.
Ho utilizzato i seguenti criteri di ricerca su Google: "formazione operatore socio sanitario milano"
 
Alcuni dei risultati di enti che organizzano corsi OSS possono interessarti e  sono i seguenti:
mi fermo per ragioni di tempo e di spazio ma se segui il link e le indicazioni puoi continuare anche tu.
 
Qui trovi l'elenco e gli stanziamenti di parecchi corsi affini a quello che cerchi da parte della Regione Lombardia, dal quale puoi ricavare la denominazione sociale di diversi enti coinvolti.
Buona fortuna
 
Marco Piazza

 

154 - Accesso per stranieri comunitari alla formazione universitaria

buon giorno!
mi chiamo iwona abito a collecchio (pr) ho 44 anni sono  polacco-italiana.volevo chiedere gentilmente che possibile per me iniziare corso o scuola di infermiera a emilia romagnia ?in varsavia polonia ho  finito liceo lingustico.fino adesso lavorato qui in italia a casa anziani da  reparto rsa.in usa ho lavorato come assistente anziani.mi piace molto questo  tipo di lavoro.
 grazie di risposta dove devo rivolgermi per eventuale inscrizione.

 cordiali saluti IWONA

 

Cara Iwona,
In Italia la formazione dell'infermiere è esclusivamente a livello universitario con un corso di tre anni.
I bandi di selezione per l'accesso ai Corsi di Laurea in Infermieristica per il prossimo anno accademico 2005 - 2006 saranno pubblicati a partire dal prossimo luglio da ogni singolo ateneo, quello di Parma compreso.
Le informazioni necessarie per poter fare riconoscere il tuo titolo di studio e ogni altra necessità formale le trovi presso il sito del Ministero dell'Istruzione MIUR compresa la possibilità di imparare l'italiano (sempre a Parma).
Essendo la Polonia paese dell'Unione europea il tuo status è comunque quello di una cittadina comunitaria e non soggetta all'accesso ai pochi posti riservato ai cittadini stranieri extraeuropei.
 
Marco Piazza

 

153 Pub Med e documentazione per tesi
sSalve a tutti, sono uno studente al terzo anno di scienze infermieristiche, sto preparandomi per la tesi.
In realtà sono già tre mesi che io e alcune infermiere del servizio infermieristico dell'ospedale in cui ho studiato giriamo per tutti i reparti dove ci sono pazienti portatori ci cateteri venosi centrali; lo studio prevede l'arruolamento di pazienti con Cvc e la documentazione da parte nostra per la verifica finale sull'incidenza ed eziologia delle infezioni legate a catetere.Raccogliamo dati inerenti il tipo di catetere introdotto, le medicazioni eseguite, la terapia antibiotica, la presenza di sorgenti infettive ulteriori..quindi la mia tesi è di tipo applicativo, portare avanti questo studio ed elaborare i dati per trarre delle conclusioni.Però avrei bisogno di qualche dritta per stendere benino il lavoro, oltrechè del materiale scientifico per introdurre una breve revisione letteraria..ho già qualcosa pescato su PubMed ( abstract di trials clinici randomizzati) ma non ho nessuna metanalisi a riguardo ad esempio.Siete a conoscenza di tesi che trattano tale argomento, in modo che possa avere un indirizzo generale per la mia? se mi rispondete il prima poss. grazie paolo

 

Caro Paolo
La funzione "Limits" attivabile all'interno del sistema di ricerca del Mesh database (sul frame blu posto a sinistra) attiva la possibilità di filtrare l'output  lmitandolo solo alle meta - analisi.
Ti consiglio  di scaricare dalla Pagina In pillole dell'area formazione il file pdf su come si effettua la ricerca bibliografica su pubmed e affinarne notevolmente la precisione.
Essendo la meta-analisi un metodo di costruzione di conoscenza basata su prove può essere utile anche la lettura dell'articolo L'EBN e la ricerca infermieristica.
Essendo l'Associazione Infermierionline fortemente determinata verso una politica di condivisione della conoscenza disciplinare per l'infermiere, il materiale disponibile sul sito è liberamente scaricabile a patto che venga correttamente citato in bibliografia  indicando l'autore, il titolo dell'articolo, l'URL del sito e la data di consultazione.
Benvenuto tra noi e a presto risentirci
 
Marco Piazza

 

152 - Obbligo contrattuale di fornire crediti ECM
L'azienda dove lavoro molto probabilmente (sicuramente) non riuscirà a fornirmi i 150 crediti previsti dal CCNL, visti i corsi che ha attivato e visto che ormai siamo al penultimo anno ( non credo che il prossimo lo passerò solo a fare crediti) e che finora non mi fornito neanche del minimo previsto dalla normativa ecm).

E' vero che il contratto non prevede sanzioni dirette per chi non arriverà ai 150 crediti , ma è altrettanto vero che i crediti verranno probabilmente conteggiati come titoli per le graduatorie relative ai passaggi di categopria orrizzontali, diventando così una sanzione indiretta.

Sanziona diretta e immediata diventa la mancanza dei crediti per i colleghi che decidono di cambiare datore di lavoro, attraverso concorso o altro, dove sicuramente gli ecm vengono conteggiati come titoli che danno diritto a punteggio.

Può dirmi come mi posso tutelare singolarmente , di questo danno temuto, da palese inadempimento contrattuale, in maniera preventiva ( facendo ricorso a organismi giudiziari o extragiudiziari che condannino l'azienda, all'obbligo di fornire gli ecm, in pratica facendola atttivare i corsi accreditati al Ministero della Salute ,oppure ,al risarcimento degli oneri sostenuti dal singolo per avere gli ecm).

Grazie
 Caro collega,

Personalmente sono lateralmente coinvolto nel progetto di Formazione Continua in qualità di referee e quindi sono edotto sul "misterioso" mondo dei crediti ECM.

La domanda che mi fai è molto interessante nelle conseguenze e nelle prospettive; l'ultimo contratto recita allo:

Art. 20
Formazione ed ECM
1. In materia di formazione è tuttora vigente l'art. 29 del CCNL 7 aprile 1999, che prevede la formazione e l'aggiornamento professionale obbligatorio.  In tale ambito rientra la formazione continua di cui all'art. 16 bis e segg. del d.lgs. n 502/1992, da svolgersi sulla base delle linee generali di indirizzo dei programmi annuali e pluriennali individuati dalle Regioni e concordati in appositi progetti formativi presso l'azienda o ente ai sensi dell'art. 4, comma 2, punto 5 del CCNL 7 aprile 1999.

2. L'azienda e l'ente garantiscono l'acquisizione dei crediti formativi previsti dalle vigenti disposizioni da parte del personale interessato nell'ambito della formazione obbligatoria. Il personale che vi partecipa è considerato in servizio a tutti gli effetti ed i relativi oneri sono a carico dell'azienda o ente. La relativa disciplina è, in particolare riportata nei commi 6 e seguenti dell'art. 29 del contratto del 1999 come integrata dalle norme derivanti dalla disciplina di sistema adottate a livello regionale.

3. Dato il carattere tuttora - almeno in parte - sperimentale della formazione continua, le parti concordano che - nel caso di mancato rispetto della garanzia prevista dal comma 2 circa l' acquisizione nel triennio del minimo di crediti formativi da parte del personale interessato - non trova applicazione la specifica disciplina prevista dall'art. 16 quater del d.lgs 502 del 1992. Ne consegue che, in tali casi, le aziende ed enti non possono intraprendere iniziative unilaterali per la durata del presente contratto.

4. Ove, viceversa la garanzia del comma 2 venga rispettata, il dipendente che senza giustificato motivo non partecipi alla formazione continua e non acquisisca i crediti previsti nel triennio, non potrà partecipare per il triennio successivo alle selezioni interne a qualsiasi titolo previste.

5. Sono considerate cause di sospensione dell'obbligo di acquisizione dei crediti formativi il periodo di gravidanza e puerperio, le aspettative a qualsiasi titolo usufruite, ivi compresi i distacchi per motivi sindacali. Il triennio riprende a decorrere dal rientro in servizio del dipendente.

6. Al fine di ottimizzare le risorse disponibili per garantire la formazione continua a tutto il personale del ruolo sanitario destinatario dell'art. 16 bis citato al comma 1 e, comunque, la formazione in genere al personale degli altri ruoli, nelle linee di indirizzo sono privilegiate le strategie e le metodologie coerenti con la necessità di implementare l'attività di formazione in ambito aziendale ed interaziendale, favorendo metodi di formazione che facciano ricorso a mezzi multimediali ove non sia possibile assicurarla a livello interno.

7. La formazione deve, inoltre, essere coerente con l'obiettivo di migliorare le prestazioni professionali del personale e, quindi, strettamente correlata alle attività di competenza in base ai piani di cui al comma 1. Ove il dipendente prescelga corsi di formazione non rientranti nei piani suddetti ovvero corsi che non corrispondano alle suddette caratteristiche, la formazione - anche quella continua - rientra nell'ambito della formazione facoltativa.

8. Per favorire con ogni possibile strumento il diritto alla formazione e all'aggiornamento professionale del personale, sono utilizzati anche gli istituti di cui agli artt. 22 e 23 del CCNL integrativo del 20 settembre 2001.

9. Per garantire le attività formative, le aziende ed enti utilizzano le risorse già disponibili sulla base della direttiva del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 14 del 1995, relativa alla formazione, nonchè tutte le risorse allo scopo previste da specifiche disposizioni di legge ovvero da particolari normative dell'Unione Europea in conformità a quanto previsto dal Protocollo di intesa sul lavoro pubblico del 12 marzo 1997.

 

Come vedi dalle parole evidenziate in grassetto sono previsti doveri e diritti ma non le loro dirette conseguenze; non sono perciò previste sanzioni dirette nei confronti delle ASL omissive  mentre sono espressamente escluse la quasi totalità di rivalse verso il dipendente omissivo.

Inserisco una ulteriore variabile derivante dalle affermazioni di principio del Codice Deontologico dell'Infermiere citando solo alcuni principi che però sono estremamente vincolanti per noi:

 NORME GENERALI

3.1. L’infermiere aggiorna le proprie conoscenze attraverso la formazione permanente, la riflessione critica sull’esperienza e la ricerca, al fine di migliorare la sua competenza.

L’infermiere fonda il proprio operato su conoscenze validate e aggiornate, così da garantire alla persona le cure e l’assistenza più efficaci. L’infermiere partecipa alla formazione professionale, promuove ed attiva la ricerca, cura la diffusione dei risultati, al fine di migliorare l’assistenza infermieristica.

3.2. L’infermiere assume responsabilità in base al livello di competenza raggiunto e ricorre, se necessario, all’intervento o alla consulenza di esperti. Riconosce che l’integrazione e la migliore possibilità per far fronte ai problemi dell’assistito; riconosce altresì l’importanza di prestare consulenza, ponendo le proprie conoscenze ed abilità a disposizione della comunità professionale.

3.3. L’infermiere riconosce i limiti delle proprie conoscenze e competenze e declina la responsabilità quando ritenga di non poter agire con sicurezza. Ha il diritto ed il dovere di richiedere formazione e/o supervisione per pratiche nuove o sulle quali non ha esperienza; si astiene dal ricorrere a sperimentazioni prive di guida che possono costituire rischio per la persona.

La preoccupazione che mi solleciti ti rende onore ed è perfettamente coerente con le affermazioni del nostro Codice che, vorrei ricordarlo ancora, assume forza di legge per il richiamo che ne fa la legge 42/99.

Quindi tu chiedi di esercitare il diritto che il CCNL ti assegna assumendoti il dovere morale  di manutenere le tue conoscenze e le tue competenze per meglio rispondere ai bisogni del paziente ma ne vieni impossibilitata dalla latitanza aziendale.

Non essendo previste sanzioni nel caso di comportamenti omissivi della tua ASL le strade da seguire sono sostanzialmente tre e possono essere perseguite tutte allo stesso tempo:

  1. l'albo professionale dell'Infermiere è il Collegio IPASVI e dovere dell'albo è quello di tutelare il cittadino dall'infermiere e l'infermiere dalle istituzioni; se l'ASL limita il tuo diritto dovere di essere competente è per te obbligo morale informare il Collegio per fare in modo di farti tutelare. A volte il Collegio stesso organizza eventi formativi per sopperire alle carenze della pubblica amministrazione e, soprattutto, dei privati
  2. coinvolgere i sindacati e la R.S.U. che, sul piano del diritto, rappresentano i lavoratori (e non solo gli iscritti) perchè possano premere sulle direzioni per obbligarle ad ottemperare a quanto il contratto prevede e per obbligarle ad assumersi le responsabilità. Qualora venisse stigmatizzata la carenza (e quindi la responsabilità) diretta dei direttori questi ne risponderebbero personalmente.
    Solitamente questa responsabilizzazione risulta molto efficace e roduce effetti sorprendenti!.
  3. Adire per vie legali con una causa personale o, ancora meglio, collettiva che però rischia di avere strascichi secolari e risultati sconsolanti, perlomeno rispetto allo sforzo profuso e alle risorse investite.
Personalmente ti suggerirei di utilizzare le prime due modalità cercando sostegno e alleanza con altri tuoi colleghi che condividono con te la tua preoccupazione e siano disposti a realizzare un intervento "fortemente persuasivo" verso il collegio (in caso fosse immobile) che delle OO.SS. se non presentassero sufficente incisività contrattuale. Con le OO.SS. sarebbe interessante verificare se solo alcuni professionisti (ad esempio gli infermieri) sono penalizzati rispetto ad altri (ad esempio i medici); questo darebbe una grande forza a tutte e tre le possibili soluzioni proposte.
 
Recentemente si stanno affacciando nuove modalità di reperimento dei crediti: la formazione sul campo e la FAD; la prima prevede che siano le stesse Unità Operative ad organizzare eventi accreditati a livello regionale ma a tutti gli effetti validi, la seconda dovrebbe essere implementata dalle singole ASL dato che un corso organizzato diventa fruibile in modo asincrono da parte di tutta una professione a costi estremamente contenuti.
Le cose da dire sarebbe certamente molte di più di quante sono riuscito a dirti e  il mio tempo e questo spazio consentano.
 
Un caro saluto
Marco Piazza

 

151 - Riconoscimento all'estero di un titolo professionale italiano
Ciao Marco, mi chiamo Rossana. Ho frequentato il corso DUI e mi sono diplomata nel 2000. Attualmente lavoro in ospedale presso il reparto di Medicina da 4 anni.
Per motivi personali ho l'esigenza di trasferirmi negli USA e precisamente a Chicago. Vorrei sapere se anche lì posso lavorare come infermiera e che cosa bisogna fare per ottenere il riconoscimento del titolo di studio. Sai dirmi se ci sono delle scadenze precise per sostenere eventuali esami (della lingua inglese, di infermieristica o altro) e se tali esami possono essere sostenuti anche in Italia?
Spero tanto tu possa aiutarmi.
Grazie. Rossana

 
Cara Rossana,
 
se un infermiere straniero (se sia comunitario o meno comporta differenze che vedremo in seguito) viene in Italia  con l'intenzione di esercitare la professione, deve seguire un iter che consenta agli organi preposti di valutare se il suo titolo abbia o meno validità nel nostro paese e chiedere, attraverso il collegio IPASVI il riconoscimento del titolo professionale che sarà decretato dal ministero della salute attraverso un DM..
Tale riconoscimento richiede, qualora non vi siano precedenti o accordi bilaterali  tra i due stati, la traduzione certificata dei titoli e dei programmi originali in lingua italiana a cura del consolato straniero o da una autorità rappresentate il paese (ambasciata, ministero ecc.).
Immagino che la stessa cosa avvenga per gli italiani che vanno verso altri paesi e che ogni paese abbia procedure peculiari coerente con la propria legislazione.
 
Ho cercato sul web tali procedure senza riuscire a dirimere completamente il tuo quesito.
Il mio consiglio è quindi quello di consultare la nostra rappresentanza presso Chicago (Illinois) presso gli estremi che ti segnalo in seguito.
In base alla legislazione corrente i Consoli svolgono all'estero le funzioni assegnate ai notai in Italia, quindi conoscendo loro la legislazione del paese ospitante sapranno indicarti l'iter ed i passi formali necessari.
 
CHICAGO (ILLINOIS) - Consolato Generale
Cons. Gen. Eugenio Sgrò
Indirizzo: 500, North Michigan Avenue - Suite 1850 - Chicago, IL 60611
Tel: 001312 4671550/1/2/3
Fax: 4671335
Homepage:
www.italconschicago.org
E-mail:
chicago.italcons@itwash.org
 
I consolati americani in Italia sono tre: Milano, Roma e Napoli e potresti chiedere loro la stessa cosa.
 
Altri link che potresti consultare sono:
Professioni sanitarie Ministero della Salute:  Il Ministero della Salute ha il compito di riconoscere i titoli stranieri di coloro che vengono in Italia ma nella pagina apposita l'unico riferimento è alla possibilità di riconoscimento del titolo nel contesto dell'Unione Europea.
Fed. Naz. IPASVI - Legislazione: nelle norme generali non ho intravisto nulla che risolva il nostro problema.
 
Equivalenti al collegio italiano sono:
 
Mi spiace non potere fare di più ma consultando i consolati dovresti trovare soddisfacenti informazioni.
Ti chiedo una cortesia: di inviarmi, quando riuscirai a trovarle, le informazioni necessarie per il passo che stai facendo in modo da dare ad altri una informazione corretta e migliore di quella che ho potuto dare a te.
 
Buona fortuna
Marco Piazza

 

150 - Attività di tirocinio formativo, quante ore esattamente?
salve, sono uno studente infermiere ( e non allievo come spesso veniamo chiamati) che vorrebbe chiarire alcuni dubbi.
all'interno del "regolamento didattico del corso di laurea specialistica in scienze infermieristiche ed ostetriche", nell'art. 6 " tipologia delle attività didattiche e formative" viene definita l'attività di tirocinio come una didattica non formale- attività professionalizzante, e , nel successivo art.7 "obbligo di frequenza" si legge :" Per essere ammesso a sostenere la relativa verifica di profitto, lo studente deve aver frequentato almeno il 75% delle ore di attività didattica formale e non formale previste per ciascuna attività formativa". ora , le ore di tirocinio del terzo anno sono esattamente 660, quindi se ne deduce che uno studente che ne abbia fatte 495 (ossia il 75%) possa accedere all'esame di tirocinio? oppure esiste qualche altro regolamento sconosciuto come tanti a noi studenti???
la prego di rispondere con la massima celerità possibile anche al mio indirizzo e-mail, in quanto noi studenti del Di Venere- Carbonara ci siamo ritrovati in una situazione che dire gioiosa sarebbe un ossimoro. grazie
Caro/a J.81,
 
La normativa di riferimento dalla quale estrarre i dati che chiedi è contenuta nel Decreto Ministeriale URST 104/2002  e nell'Allegato per infermiere e ostetrica .
Altri riferimenti necessari fanno riferimento all'autonia didattica degli atenei contenuta nel Decreto 3.11.99, n° 509 e nel recente DECRETO 22 ottobre 2004, n.270 . 
Questo impianto normativo determina il numero di crediti e le modalità cui le Università devono attenersi nel quantificarli pur garantendo un certo margine di libertà ad esempio nel definire se un credito formativo universitario, il CFU, equivalga a 25 ore o fino al 20% in più (le 30 ore per credito applicate nella formazione di base) di lavoro complessivo dello studente.
Premetto che non sono riuscito a trovare il Regolamento didattico del corso di laurea specialistica in scienze infermieristiche ed ostetriche dell'Università di Bari (l'ho cercato a lungo senza esito), ma solo quello Generale di Ateneo e che le informazioni che mi sottoponi dovrebbero essere richieste, tramite la rappresentanza degli studenti, agli organi di Ateneo (o ai vostri tutor in modo meno formale); personalmente non posso andare oltre le congetture che derivano dalla mia esperienza nel Corso di Laurea in Infermieristica di un paio di Atenei.
Il Corso di Laurea in infermieristica (questo discorso vale particolarmente per la Laurea di base ma si sono visti brutture ed orrori anche nella specialistica) è un contenitore nel quale si è cercato di inserire di tutto e di più imbottendolo di una quantità sinceramente esorbitante di nozioni, buona parte delle quali potrebbe trovare spazio e ragione d'essere all'interno di corsi formativi di specializzazione (i famosi master).
Spesso il tempo entro il quale programmare la distribuzione dei contenuti formativi teorici e di tirocinio è inferiore al prodotto dei crediti per il numero di ore di lavoro complessivo dello studente(25-30 ore per credito).
Se non si vogliono programmare attività formative per 10 - 12 ore giornaliere (cui sarebbe poi da aggiungere il tirocinio, il lavoro e lo studio individuale) è necessario elidere qualcosa.
Una opzione che i coordinatori possono scegliere (e che io credo sia ragionevolmente vera nel tuo caso) è quella di eseguire già in fase di programmazione degli stage la decurtazione del 25% di ore per le assenze.
Questo impone agli studenti di dover frequentare in toto quanto programmato e "la gioiosa situazione" nella quale vi trovate.
La cosa che mi fa specie è che un corso LS (laurea specialistica) presenti simili rigidità visto che la quasi totalità di coloro che lo frequentano sono professionisti esperti, formati, impegnati il più delle volte ad alti livelli di responsabilità in strutture sanitarie e nelle ASL.
Ma il mondo universitario è uno strano mondo, autoreferenziale, sapiente di un sapere spesso astratto e soprattutto anziano e chiuso.
Noi infermieri in questo mondo siamo appena giunti, credo ci vogliano far pagare pegno.
 
Marco Piazza

 

149 - Profilo e funzioni dell'OSS
Ciao Marco, mi chiamo Giuseppe e ti scrivo dalla Sicilia.  Da un mesetto sto frequentando un corso OSA con l'intendo successivamente di frequentare un corso di riqualifica per OSS. Volevo sapere che opportunità di lavoro mi può dare? Certo della tua risposta ti ringrazio anticipatamente, ciao

 

Ciao Giuseppe,
il diploma di O.S.S. abilita alle prestazioni ed alle attività stabilite dalla conferenza stato - regioni che ti inserisco testualmente qui a seguito.
 
 

PROFILO DELL' "OPERATORE SOCIO-SANITARIO"

Accordo Conferenza Stato-Regioni del 22 febbraio 2001

 

L'Operatore Socio-Sanitario:

 Svolge la sua attività sia nel settore SOCIALE che in quello SANITARIO in servizi di tipo socio-assistenziali e socio-sanitari residenziali e non residenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente.

 Svolge la sua attività su INDICAZIONE - ciascuno secondo le proprie competenze - degli operatori professionali preposti all'assistenza sanitaria e a quella sociale, ed in collaborazione con gli altri operatori, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale.

Le attività dell'Operatore Socio-Sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita, al fine di fornire:

1) Assistenza diretta e di supporto alla gestione dell'ambiente di vita

2) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale

3) Supporto gestionale, organizzativo e formativo

 

  Allegato A

Elenco delle principali attività previste per l'Operatore Socio-Sanitario

 

1)                Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero

-         assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale

-         realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico

-         collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale

-         realizza attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi

-         coadiuva il personale sanitario e sociale nell'assistenza al malato anche terminale e morente

-         aiuta la gestione dell'utente nel suo ambito di vita

-         cura la pulizia e l'igiene ambientale

 

2)                Intervento igienico sanitario e di carattere sociale

-         osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell'utente

-         collabora all'attuazione degli interventi assistenziali

-         valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre

-         collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi

-         riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione relazione appropriati in relazione alle condizioni operative

-         mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con l'utente e la famiglia, per l'integrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale

 

  3)   Supporto gestionale, organizzativo e formativo

-         utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio

-         collabora alla verifica della qualità del servizio

-         concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini ed alla loro valutazione

-         collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento

-         collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero, alla realizzazione di attività semplici

 

   Allegato B

Competenze

 

Competenze  tecniche

In base alle proprie competenze ed in collaborazione con altre figure professionali, sa attuare i piani di lavoro.

E' in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli ecc.)

E' in grado di collaborare con l'utente e la sua famiglia:

-         nel governo della casa e dell'ambiente di vita, nell'igiene e cambio biancheria

-         nella preparazione e/o aiuto all'assunzione dei pasti

-         quando necessario, e a domicilio, per l'effettuazione degli acquisti

-         nella sanificazione e sanitizzazione ambientale

E' in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l'assunzione dei pasti.

Sa curare il lavaggio, l'asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare.

Sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti.

Sa svolgere attività finalizzate all'igiene personale, al cambio della biancheria, all'espletamento delle funzioni fisiologiche, all'aiuto nella deambulazione, all'uso corretto dei presidi, ausili e attrezzature, all'apprendimento e mantenimento di posture corrette.

In sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto è in grado di:

-         aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicalidi semplice uso

-         aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie

-         osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l'utente può presentare (pallore, sudorazione ecc.)

-         attuare interventi di primo soccorso

-         effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse

-         controllare e assistere la somministrazione delle diete

-         aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali

-         collaborare ad educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi

-         provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella carrozzella

-         collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento

-         utilizzare semplici protocolli per mantenere la sicurezza dell'utente, riducendo al massimo il rischio

-         svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche

-         accompagnare l'utente per l'accesso ai servizi

 

Competenze relative alle conoscenze richieste

Conosce le principali tipologie di utenti e le problematiche connesse.

Conosce le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati.

Riconosce per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi all'utente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale ecc.

E' in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell'utente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche.

Conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi all'utente.

Conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione.

Conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari.

Conosce l'organizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali.

 

 

Competenze relazionali

Sa lavorare in équipe.

Si avvicina e si rapporta con l'utente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza; sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo.

E' in grado di interagire, in collaborazione con il personale sanitario, con il malato morente.

Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori.

Sa sollecitare ed organizzare momenti di socializzazione, fornendo sostegno alla partecipazione ad iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in ambito residenziale.

E' in grado di partecipare all'accoglimento dell'utente per assicurare una puntuale informazione sul servizio e sulle risorse.

E' in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità.

Affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi.

 

Sbocco occupazionale di coloro che posseggono tale titolo, che come indicato nel testo l'O.S.S. "svolge la sua attività sia nel settore SOCIALE che in quello SANITARIO" è in servizi di tipo socio-assistenziali e socio-sanitari residenziali e non residenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente.
In pratica ogni struttura sanitaria sia pubblica che privata, necessita di tale operatore e ne favorisce l'adeguamento riqualificando i lavoratori con titoli precedenti (OTA ecc) o reperendolo attraverso concorsi.
Per intenderci l'O.S.S. è una figura che, a differenza dell'OSA, può accedere per concorso a lavorare nel Servizio Sanitario Nazionale e quindi negli ospedali pubblici.
 
Marco Piazza
148 - Tesi su Alzheimer
Gentile Marco Piazza,
Mi chiamo Girlanda Anna e sono una studentessa del terzo anno del C.d.L.in Scienze Infermieristiche di Verona; sto valutando e soprattutto cercando materiale per una tesi sul "peso" dell'assistenza nel CAREGIVER con famigliare affetto da patologia Alzheimer ... e riconoscendomi una persona che vorrebbe mettere di tutto di più in questo lavoro, ho paura di perdermi e perdere tempo prezioso!!! C'è molto materiale su PubMed, ma in lingua inglese!!! Volevo chiederLe se riuscisse ad aiutarmi indirizzandomi su siti in Italiano o bibliografia sul tema che potrebbero essermi utili alla mia tesi! La ringrazio in anticipo per quanto sarà in grado di fare.
Cordialità
GA

 
L'argomento è interessante , molto interessante al punto che anche io porto uno studente alla tesi con un titolo simile in aprile. Ma il problema della lingua inglese non dovrebbe essere tale perchè voi giovani siete cresciuti ascoltandolo e studiandolo ad ogni livello scolastico. Dall'inglese comunque non si transige.

Una italica bibliografia (soprattutto sul web) richiede comunque, perchè possa diventare corposa, approcci creativi e trasversali le cui basi sono contenute in una serie di articoli della sezione: "In pillole" della nostra area formazione.
Anche se non è possibile, per quanto mi riguarda, pensare che noi di AIOL ed io, si possa rispondere alle richieste degli studenti di infermieristica (noi siamo poche decine, voi siete 20.000) e che il supporto alla elaborazione della tesi di laurea spetti al relatore, in via de tutto eccezionale ti fornirò alcuni riferimenti e link.
 
Utile, in senso generale la rivista on line DEMENIA NEWS che tratta parecchio di alzheimer e consente di informare sullo stato della ricerca, in particolar modo sui progressi di quella ricerca il cui approccio indaga anche sul ruolo del caregiver ai fini della progressione della malattia. Puoi anche abbonartici gratuitamente.
 
Altro materiale specifico sul caregiver lo trovi sul sito Piazzasalute
 
Una buona quantità di link li trovi sul sito Neurocare tra cui anche l'indirizzo della Associazione Italiana Malati di Alzheimer e della Federazione Alzheimer Italia
 
Comunque, fin d'ora ti dò un benvenuta tra noi ed un in bocca al lupo per la fine del tuo percorso formativo
 
Marco Piazza
147 - Master per Infermiere Strumentista (ferrista)
Salve, sono una studentessa al secondo anno del corso di laurea in infermieristica, mi interesserebbe lavorare in futuro in sala operatoria, in particolare sono interessata al lavoro di infermiera ferrista.
Potrebbe spiegarmi se esistono corsi di specializzazione o Master, e quale percorso bisogna seguire dopo aver conseguito la laurea?
Grazie
Elena

 

Ciao Elena,
pur non essendo strettamente obbligatorio un percorso di specializzazione per orientare la propria professione in sala operatoria, il possesso di un master specifico costituisce un credito "esigibile" in grado mi facilitare la carriera di un infermiere.
Sinora per reperire personale qualificato a strumentare, si organizzavano localmente corsi, prevalentemente al di fuori del mondo accademico, e/o lunghi tirocini con affiancamento da parte di infermieri strumentisti esperti.
Pur esistendo da decine di anni, solo recentemente i master universitari hanno avuto grande impulso e fortuna.
Un master per infermiere strumentista, lo ricordo, deve fornire 60 CFU (crediti formativi universitari)  e avere una durata omnicomprensiva, tra parte teorica e stage pratico, di 1500 ore. I costi medi si aggirano attorno ai 1500 euro ma  possono variare sensibilmente da ateneo ad ateneo..
Il possesso di tale titolo costituisce credito per i diversi momenti di selezione che caratterizzano la carriera di ogni singolo profesisonista:
  • selezione per l'accesso alla laurea specialistica (LS)
  • momenti concorsuali per il SSN
  • selezione e mobilità interna alle ASL o dell strutture private.
I master universitari possono essere organizzati dagli atenei che hanno una facoltà di medicina e chirurgia o in altre sedi che a tale facoltà sono collegate.
Non sapendo da quale zona geografica mi scrivi non posso darti indicazioni specifiche; ti fornisco perciò un suggerimento che potrà essere utile anche ad altri fruitori delle nostre FAQ.
Dall'area formazione devi accedere alla pagina Atenei d'Italia e premi sulle provincie vicine al tuo domicilio. Il link indirizza verso la facoltà di Medicina e Chirurgia di quell'ateneo.
Solitamente i master (di tutti i tipi) sono allocati presso: offerta didattica/formazione post-base/master.
Altra strada è quella di utilizzare i link o i motori di ricerca specifici che trovi in un'altra sezione dell'area formazione del nostro sito. 
Una volta terminato il tuo percorso formativo di base, divenuta infermiera e lavorando, puoi affrontare le selezioni per accedere a tale percorso formativo senza dover rinunciare al lavoro; l'accesso ai master non richiede più, per fare chiarezza, un periodo minimo di esperienza lavorativa. Durante il master, come di ogni altro percorso formativo,non è necessario acquisire i crediti  ECM.
 
Saluti
 
Marco Piazza

 

146 - L'impossibile formazione OSA e OSS in Campania
ciao marco
grazie mille in anticipo per la possibilità di avere una risposta  competente su un settore sul quale si sa poco.. voglio porre alla tua attenzione una questione veramente vergognosa. Il mio problema è che nella mia regione (campania) non esistono corsi regionali gratuiti per divenire OSS, OSA o  ADEST ( o se ci sono è difficile sapere quando dove e chi li organizza .. tutto è opportunamente tenuto ben nascosto) per il momento ho trovato solo  istituti privati che se ne occupando  e che si fanno pagar profumatamente (almeno 1000 euro ) .Ma la cosa peggiore di tutte è che stranamente anche rivolgendomi a questi istituti mi hanno detto che gli unici corsi che  posso frequentare sono OSA e ADEST:  in campania nessuno , nemmeno a pagamento, organizza corsi OSS. E' mai possibile?Ora mi domando e dico : terminato un  corso OSA qui in Campania devo x caso trasferirmi per fare una riqualifica in  un'altra regione affinchè il mio titolo diventi OSS? Mi conviene a questo punto davvero  pagare 1000 euro per un titolo che andrà cmq aggiornato altrove con spese di vitto ed  alloggio per frequentare il corso per tuta la sua durata?
Grazie ancora Giulia
Cara Giulia

ahimè ho già avuto modo di segnalare come le realtà che già presentano gravi problemi di occupazione e di rispetto della dignità delle persone, siamo quelle dove, come funghi spunti una tipologia di persone di cui si farebbe volentieri a meno: i furbi.
Scopo delle agenzie di formazione, soprattutto quelle finanziate da fondi europei, dovrebbe essere quello di favorire l'inserimento dei disoccupati nel mondo del lavoro qualificando il lavoratore in modo di meglio rispondere alle esigenze della filiera produttiva in continua evoluzione e trasformazione,Invece tra lavoratore e formatore si incuneano molte, troppe persone che da questo vogliono trarre profitto moltiplicando i passaggi e obbligando i corsisti a perdere tempo e denaro. Spesso questo avviene in contesti al di fuori della legalità e del diritto. Ma al di là di questa affermazione di principi non mi resta che cercare di darti alcune informazioni (e non consigli) visto che la possibilità intervenire in qualsiasi modo è ben al di là della mia portata. La figura di OSA o ADEST è in grado di garantirti un posto di lavoro?Se si, vale la pena tentare ma io nutro forti perplessità verso tale ipotesi e diffidenza in coloro che lo affermano. Ti ricordo che l'O.S.S., corso valido in tutto il territorio a differenza di OSA e ADEST  legati solo alle realtà locali e regionali, ha sostituito ogni figura precedente OTA compreso e offre la possibilità di partecipare ai momenti concorsuali del SSN.Ma poi dovresti continuare per due o tre anni a fare corsi (assistente materiale e così via) sottoponendoti alla forca caudina di chi sfrutta la situazione a proprio vantaggio.
Tanto varrebbe pensare subito di fare direttamente il corso per Operatore Socio Sanitario ed eventualmente pensare di impiegare quel denaro di cui parlavi, per restare fuori sede per il periodo del corso; almeno sarebbe per un periodo circoscritto e potrebbe anticipare di molto l'accesso ad un lavoro decente e dignitoso.
Nella mia realtà territoriale (Emilia-Romagna)  i corsi di OSS sono gratuiti e riservati ai disoccupati e molti partecipanti vengono da altre regioni.
Se una persona lavora da un certo numero di anni nell'assistenza, anche senza titoli ha la possibilità di accedere alla riqualifica. Non ti consiglierò quindi cosa fare, questa è una cosa che devi fare da sola; mi spiace non poter fare di più che darti qualche amara informazione
ed un forte in bocca al lupo:

Marco Piazza
145 - Trasferirsi al nord per una neo-laureata
buona sera Signor Marco, mi permetto di disturbarla, leggo con immenso piacere che è molto occupato però trova sempre un pò di tempo per rispondere a tutti, e così ne approfitto anche io..
mi chiamo Romina il prossimo novembre (se Dio vuole) diventerò infermiera, (con mio grande orgoglio) vorrei però trasferirmi al nord, per qualche anno, in città come Udine o Bolzano.. ad esempio sò che a Udine sta per aprire un nuovo ospedale e dovrebbe essere immenso... e tra l'altro dovrebbero dare degli appartamenti a chi lavora presso questo ospedale.. mi piacerebbe saperne di piu' sugli ospedali che fanno queste "offerte" e ovviamente vorrei un suo consiglio.. dove posso documentarmi? Grazie di cuore.. Romina

 
Cara Romina,
anche se con amplissimo anticipo ti stai già muovendo per cercare un lavoro qualificato che arricchisca il tuo curriculum;  questa cosa mi fa immaginare tu sia persona previdente e ben organizzata, doti che coltivate potrebbero orientarti in futuro verso il master in management infermieristico.
Ma tenendo a freno l'immaginazione provo a rispoderti anche se con una certa difficoltà.
Non è infatti scopo di Infermierionline porsi come tramite tra domanda e offerta di lavoro, nè potrebbe perseguire decentemente tale obiettivo mancando di una distribuzione territoriale capillare e ramificata dei propri associati.
Basiamo la nostra attività su informazioni che raccogliamo in Internet e sulle segnalazioni che enti, associazioni, privati, colleghi e aziende ci inviano grazie alla considerazione che ci siamo guadagnati al nostro lavoro.
Il consiglio che ti posso dare è di consultare nel sito delle regioni presso le quali intendi svolgere la tua professione, la pagina dei concorsi pubblici e degli assessorati alla sanità dove dovresti trovare  riferimenti e notizie.
Puoi anche rivolgerti all'URP il cui compito istituzionale è fornire risposte puntuali e precise confidando sulla carenza di infermieri che al nord è un fenomeno serio.
Confidando di averti, anche se pochissimo, aiutata ti faccio il mio in bocca al lupo per il conseguimento della agognata laurea.

Marco Piazza
144 -Non è mai troppo tardi per fare l'infermiere?

Sono Luigi ed ho 45 anni, sono laureato in Sc. Biologiche.

Ho voglia di rimettermi a studiare e cambiare lavoro (lavoro in azienda), la missione infermieristica mi ha sempre interessato ed appassionato ed i cariche di lavoro non mi fanno paura.

Ha qualche consiglio in tal senso oppure crede sia “troppo tardi”; dimenticavo, se mi iscrivo al corso di laurea in sc. infermieristiche qualche esame di biologia viene riconosciuto?

 Grazie e saluti

 

Caro Luigi,
il grande maestro Alberto Manzi ("Non è mai troppo tardi", trasmissione TV degli anni sessanta che forse non ricordi) si fregherebbe le mani dalla contentezza nel leggere la tua missiva. Apprezzo molto anche la tua grande attenzione nei confronti della nostra professione avara di meriti e di riconoscimenti, ma magnifica per l'arricchimento personale, ineguagliabile per il senso di utilità e per le gratificazioni umane che restituisce.
Ma devo avvertirti delle grandi difficoltà del Corso di Laurea in Infermieristica che, a mio avviso, è uno dei più impegnativi nel panorama universitario.
Il tuo percorso, in caso tu decidessi di gettarti nella mischia, sarebbe alleggerito in modo significativo: il sistema creditizio instaurato dal Decreto MURST n. 509/99 dovrebbe considerare come crediti una parte significativa degli esami di profitto del primo anno accademico (ad es. chimica, biologia, genetica, statistica, informatica, fisica inglese ecc.)
Purtroppo il possesso da parte tua di una laurea specialistica non riduce la durata triennale del percorso formativo in quanto la struttura del CdL in infermieristica presenta delle materie professionalizzanti del nursing strettamente collegate ai signoli anni e spesso propedeutiche una all'altra.
Rispetto alla domanda collegata "all'incessante trascorrer del tempo" e all'età anagrafica nulla, a quanto mi risulta, osta a che tu possa lavorare sia nel SSn che nel provato o come libero professionista.
La decisione è perciò tutta tua e della voglia che hai di rimetterti in gioco e di ricominciare completamente una carriera
 
Marco Piazza
143 - Corso di formazione complementare per OSS
Ciao, io sono Barbara una OSS di Livorno in procinto di fare il corso di specializzazione per Oss di 400 ore ma ho sentito dire che la nostra figura è già stata superata da una nuova figura molto simile all'infermiere generico .Dicono che si accedera a questa nuova qualifica dopo un corso di 2000 ore e sarà necessario essere in possesso del diploma  quinquennale di superiori. Non sono riuscita a trovare  però nessun riferimento a ciò. Voi ne sapete qualcosa o sono solo supposizioni?  Vi saluto in attesa di una vostra risposta Ciao Barbara,
anche io, pur avendo cercato, non ho alcuna notizia e riferimento.
In base alla mia esperienza tenderei ad attribuire simili voci alla categorie delle dicerie e del vaniloquio.
Marco Piazza
142 - Riconoscimento dei titoli di infermiere conseguito in Paesi extracomunitari
Gent.mo Sig. Fascio
sono capitato per caso nel suo sito e mi complimento con Lei per l'efficacia e la semplicità comunicativa delle sue risposte. Mia moglie, di nazionalità ecuatoriana, si è a suo tempo laureata al suo Paese ed ora, vivendo in italia, vorrebbe sapere se può aspirare alla qualifica di infermiera professionale. Grazie anticipate e saluti.
Massimo
Gent.mo Massimo,
chi è in possesso del titolo di "Infermiere" o "Tecnico di radiologia medica" conseguito in Paesi non appartenenti all’Unione Europea, per esercitare in Italia la professione deve fare domanda di equipollenza presso il Ministero della Salute ed ottenere il rilascio del decreto di riconoscimento. Recentemente la Regione del Veneto, assieme ad alcune altre regioni italiane, è stata autorizzata dal Ministero della Salute a compiere l’attività istruttoria finalizzata al riconoscimento in Italia dei titoli in questione (D.M. 18.6.2002). L’attività svolta dalla Regione è stata individuata e specificata con D.G.R. n.2229 del 9.8.2002.
 
DOVE E COME SI PRESENTA LA DOMANDA
1)   L’interessato può presentare la domanda direttamente al Ministero della Salute inviando una Raccomandata con Avviso di Ricevimento indirizzata a:
Ministero della Salute Dipartimento per l’Ordinamento Sanitario, la Ricerca e l’Organizzazione del Ministero, Direzione Generale della Risorse Umane e delle Professioni Sanitarie - Ufficio V- Piazzale dell’Industria, n. 20 - 001440 ROMA allegando:
§         l’apposito fac-simile di domanda compilato (modello H)
§         la documentazione richiesta (l’elenco e le modalità di presentazione dei documenti richiesti è riportato nell’allegato H)
Il modello H e l’allegato H sono disponibili nel sito http://www.ministerosalute.it/ alla voce: Professioni sanitarie - Riconoscimento titoli conseguiti all’estero – Paesi extracomunitari.
 
2)     L’interessato che intenda lavorare nel Veneto, può presentare la medesima domanda (modello H) e gli stessi documenti (allegato H) tramite alcuni Enti "sponsor" potenziali datori di lavoro.
Gli Enti "sponsor" provvedono a trasmettere le domande alla competente struttura regionale:
Unità Complessa per le Risorse Umane e la Formazione Palazzo Molin - Campo S.Stin, S. Polo 2513, 31100 Venezia sanita.risorseumane@regione.veneto.it 
La Regione provvede: