POSTA E RISPOSTA

  Risponde Marco Piazza.

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120 - Validità del titolo di Assistente Materiale per persone diversamente abili
Ciao Marco, sono un assistente materiale per persone diversamente abili, nella regione Campania, mi hanno riferito che questo attestato non viene più riconosciuto, e che bisogna fare il corso come o.s.a.
Volevo sapere se e meglio farlo, o ci possa essere una integrazione.
 
Ciao,
Temo che sia vero che l'assistente materiale sia un titolo dal futuro gramo ma immagino che anche il presente e il passato non siano stati brillanti.
E' infatti un titolo che ha valenza esclusivamente regionale (Campania se  non erro).
Ma neppure il titolo OSA è più valido.
Unica soluzione è il corso OSS.
Se devi frequentare un corso di formazione/riqualificazione ti consiglio  pertanto di orientarti esclusivamente verso quello di Operatore Socio  Sanitario che ha valore nazionale e consente anche l'accesso ai ruoli del  SSN.
Su come e dove fare l'integrazione ti consiglio di rivolgerti ad un Centro  di Formazione Professionale o consultare il sito della tua regione  (www.regione.nome_regione.it).
Ti saluto
Marco Piazza
119 - ADEST OSA quali differenze
Caro Marco,
sono in possesso di corso regionale ADEST vorrei sapere la differenza tra il mio titolo e quello di OSA.
Inoltre con il mio attestato posso lavorare in una RSA.
Grazie Dino 

 

Cari Dino e Carla,
scusate il ritardo con cui vi rispondo ma ho affrontato periodi particolarmente caldi dal punto di vista professionale e ho dovuto compiere alcune scelte ed assegnare priorità a quanto potevo fare.
Vi rispondo ad entrsmbi perchè avete in comune la data di trasmissione della mail, il cognome ed il quesito.
LA differenza tra OSA e ADEST non dovrebbe essere altro che alcune piccole differenze (legate alla regione) e sono il titolo con cui, prima degli OSS era possibile accedere al lavoro in RSA.
In molte regioni ai possessori di tale titolo (OSA-ADEST) è stato permesso un percorso di riqualificazione che era teso ad aumentare le competenze e meglio rispondere alle esigenze del malato ricoverato in struttura residenziale anche in assenza di personale infermieristico.
Tale riqualifica, se ancora proposta, è assolutamente da seguire in quanto il titolo OSS consente l'assunzione anche presso il SSN
Direi quindi che, per darvi risposta, 
  1. non esistono differenze tra i due titoli;
  2. non è impossibile trovare posto in RSA col titolo ADEST/OSAma se sul territorio sono presenti molti OSS quest'ultimo ha titoli prefereziali rispetto a quello OSA ADEST.
Vi mando un saluto
Marco Piazza

 

118 -Riqualificazione del personale di supporto
Salve mi chiamo Carmelo, sono un Ota e sto facendo la riqualificazione di Oss insieme agli ausiliari.

La mia domanda e la seguente:Perché a noi Ota ci fanno fare le stesse ore di teoria degli ausiliari? Facciamo 450 ore di teoria e 450 ore di tirocinio.
Per fare la specializzazione come viene attuata? Io sto in provincia di Palermo e mi hanno riferito che la specializzazione va da regione a regione, è vero?
 
Ciao Carmelo,
 
La riqualificazione di personale di supporto verso il titolo di OSS ha, pur con qualche variazione reginale, lo stesso tenore in tutto il territorio italiano.
Le figure che hanno avuto accesso a tale percorso formativo sono sostanzialmente due:
figure di provenienza e competenza sociale (adb, ausiliari ecc.) quindi con una formazione meno orientata a rispondere ai bisogni sanitari e maggiori conoscenze e preparazione nell'ambito sociale appunto;
figure di provenienza assistenziale la cui preparazione era più declinata sull'aspetto sanitario e con maggiori carenze sulla capacità di rispondere alle necessità sociali delle persone.
In linea teorica la riqualifica delle due professionalità richiede percorsi diversi integrandole della competenze manchevoli ma diverse realtà hanno realizzato i percorsi formativi di riqualifica modificando solo il numero di ore di lezione da frequentare tra operatori di provenienza sociale da quelli sanitari.
Ma leggendo il tuo messaggio direi che quello che frequenti, più che una riqualifica, è un corso di base con solo un piccolo sconto di ore (mi pare 1000 ore sia la durata del corso formativo OSS).
Questo spiegherebbe perchè non ci sia differenza tra ausiliari e OTA anche se ritengo strano che all'OTA non sia riconosciuto il suo titolo precedente.
Il percorso formativo di specializzazione (la terza S) dovrebbe presentarsi come un ulteriore momento d'aula e di stage pratico di 300 ore congeniato in modo da facilitare la partecipazione dei lavoratori OSS.
Mentre i contenuti di tale corso sono definiti da un decreto, le modalità organizzative e i periodi di avvio dipendono dalle regioni.
ti saluto
Marco Piazza
117 - Corso OSS, possibilità per i lavoratori
Mi chiamo Tatiana e mi piacerebbe tanto fare un corso per O.S.S., il problema è che lavoro e la mia regione (FVG) organizza corsi solo per disoccupati.
Non ho proprio speranza?
Grazie mille.
Tatiana

 

Ciao Tatiana,
i corsi OSS risentono molto, almeno per gli aspetti organizzativi, delle politiche regionali.
Le regioni, a seconda della loro situazione occupazionale e coerentemente con le decisioni assunte dall'assessorato alla formazione, decidono come agire per la formazione per OSS.
Alcune regioni hanno riservato l'ammissione ai disoccupati nei primi anni di realizzazione di tale figura, non sappiamo (perlomeno non lo so io) cosa farà il Friuli Venezia Giulia nei prossimi anni e se supererà questo requisito di ammissione.
Quindi la mia risposta è che certamente oggi i disoccupati hanno accesso prioritario e quindi nell'immediato non posso alimentare le tue speranze; ma per il futuro ti consiglio di contattare un patronato, un sindacato o l'Informagiovani per sapere se è sperabile un cambio di indirizzo.
Ti saluto
Marco Piazza

 

116- Coordinamento ADI e riconoscenza economica

Ciao Marco,

Mi chiamo Cecilia, sono stata assunta da un ASL in qualità di I.P.

Da circa due anni però svolgo mansioni di coordinamento nel servizio ADI, questo però sempre in qualità di I.P.

La mia domanda è: viste le diverse responsabilità, ci sono possibilità di un inquadramento che permetta una migliore riconoscenza economica del mio lavoro?

Considera che nonostante io ami la corsia, per varie ragioni sono arrivata all’ ADI ed ora mi sono particolarmente appassionata a questo mio nuovo ruolo.

Sono in possesso del diploma di infermiera professionale, ed ho i cinque anni di scuola superiore con relativa maturità.

Cosa mi consigli? Master, laurea specialistica, altro……..

 

Saluti e grazie per il servizio che ci offri.

 

Cecilia C

 

Ciao Cecilia,
 
il vero esperto dell'area "Diritto Professionale" è Salvatore Modica e quindi a lui giro la tua mail per una più qualificata consulenza sugli aspetti contrattuali. Hai comunque diritto alla posizione organizzativa e/o all'indennità di coordinamento,  lascio chiarire questo aspetto al collega.
Ma visto che il consiglio su quale percorso formativo intraprendere lo hai chiesto a me, a questo posso risponderti.
Io ho lavorato per 11 anno in un servizio di assistenza domiciliare e ritengo che sia stato il periodo più bello e professionalmente intenso e arricchente della mia carriera e quindi capisco molto bene il tuo cruccio nel dover scegliere tra una corsia che ami e questo ambiente di lavoro.
Come disse Nightingale oltre un secolo fa "....io sogno un giorno in cui i malati saranno curati a casa loro, magari nell'anno 2000....".
Il futuro è certamente nel territorio e gli ospedali, i segnali sono molti, saranno sempre più luoghi per superacuti con tecnologie avanzatissime e con un aumentato ruolo per tecnici e bioingegneri.
La vera assistenza sarà nelle case e negli ambulatori quindi l'infermiere conquisterà il territorio e potrà assurgere al ruolo di infermiere di famiglia.
Se vuoi stare nel coordinamento dell'ADI (che è altra cosa ancora) potresti fare il master in coordinamento come prima opzione ed in seguito (quando i posti non saranno solo 570 in tutta Italia) pensare alla specialistica.
Altra opzione è quella di una specializzazione in  sanità pubblica che aumenta le tue competenze cliniche ma ti allontana dal coordinamento.
 
Spero di averti chiarito le cose; solo una cosa: siamo un bel gruppo di infermieri con diverse conoscenze e competenze che abbiamo deciso di condividere con tutta la comunità professionale, il servizio non te lo offro io ma tutta l'allegra (e un po' pazza) combriccola di Infermierionline
 
Marco Piazza

 

115- L'importanza del diploma scuola superiore
Caro Marco
sono Enzo infermiere con diploma regionale, lavoro nel pubblico (Ospedale Santo Spirito di Pescara) dal 1987. Dal 1993 in Emodialisi, non ho il diploma di scuola media superiore ma soprattutto non voglio rimanere penalizzato come i vecchi generici che,anche con un po' di presunzione, non vollero riqualificarsi.
Vengo al dunque e gentilmente ti chiedo :
-me lo prendo questo diploma ? (scuola media superiore) visto che come sembra per poter accedere ai corsi di specializzazione piuttosto che ai master sembra obbligatorio ?
-è consigliabile ai fini di future trattative decentrate contrattuali convertire il vecchio diploma in laurea per non essere penalizzati nella carriera orizzontale ?
-dopo circa 11 anni di lavoro in una unità specialistica non c'è la possibilità che venga riconosciuta la specializzazione, emodialisi per l'appunto ?
Nel ringraziarti saluto cordialmente.

 

Ciao Enzo,
ambasciator non porta pena e io non credo di poterti dare buone notizie.
Non possiedo la sfera magica e quindi non sono in grado di leggere il futuro, ma se una cosa ho imparato dal mio lungo passato in ambiente sanitario e nel mio consistente vissuto personale è che l'uomo non è adatto alla stasi, vive il presente con un occhio al passato ed un altro al futuro.
Per questo strabismo l'uomo ogni tanto prende abbagli e commette stupidaggini.
Ma veniamo a noi: la storia dei generici l'hai ricordata tu e hai fatto molto bene visto che alcuni di loro, recentemente hanno scritto al nostro sito  lamentando mancanza assoluta di prospettive e di possibilità se non "esaurirsi" o convertirsi ad attività marginali; la sanità sta cambiando velocemente e la formazione è la chiave obbligata per stare a cavallo dell'onda (come direbbero i surfisti).
Le leggi nazionali, finchè non vengono abrogate o superate, consentono oggi di immaginare  un futuro dell'IP regionale come soggetto significativo del panorama del SSN ma non è immaginabile oggi sapere quali trasformazioni produrrà l'accesso sempre più massiccio ai master e alla laurea specialistica da parte dei colleghi più dinamici.
Io credo che chi rimane fermo sarà sempre e solo sopravanzato e marginalizzato da chi progredisce ed il rischio che richiami di subirne conseguenze anche in termini contrattuali e di riconoscimenti economici è più che una ipotesi.
La legislazione equipara il titolo regionale a quello di diploma o di laurea e tutti e tre consentono l'accesso alla laurea specialistica ma nelle selezioni il primo diploma valeva 5 punti, il DU 6 e la laurea 7.
Escludo che questa cosa possa trasferirsi nella contrattazione integrativa vista la storica avversione dei sindacati al riconoscimento della formazione pregressa ma è molto facile che i prossimi contratti riconoscano ai possessori di specialistica e master un livello economico diversificato rispetto all'infermiere "di base".
 
E' escluso, infine, che l'esperienza più che decennale si trasferisca in  CFU "crediti formativi universitari" e quindi permetta una promozione sul campo; ma è sicuro che in caso di mobilità interne nessuno potrà superare il punteggio di un infermiere esperto in dialisi (se non forse  un infermiere specializzato con un master in dialisi).
Il mio consiglio è quindi di cercare di ottenere il diploma e dare direzione al proprio curricula formativo requentando master che aumentino le competenze personali e quindi l'autorità delle proprie scelte assistenziali e la propria autonomia professionale.
A presto risentirti su nostro sito infermierionline
 
Marco Piazza

 

114 - Master Sanità Pubblica
Mi chiamo Simone. Sono iscritto presso l'Università degli studi di Firenze al Master 1°livello di "infermieristica in assistenza territoriale e sanità pubblica".
La confusione su questa figura (Infermiere di Sanità Pubblica) è ormai al massimo livello:quali sono gli sbocchi professionali certi dopo il conseguimento del titolo di master? Esiste concretamente la possibilità di essere inquadrati nel livello DS.
Certo di una vostra risposta vi ringrazio anticipatamente.

 

Ciao Simone;
 
circa le competenze ed il ruolo dell'infermiere di sanità pubblica, ma credo per ogni master di primo livello indirizzato agli infermieri, non esiste una norma che ne definisca con precisione i confini.
Elevando la propria competenza (conoscenze ed esperienza) l'infermiere migliora la sua capacità di risposta ai bisogni che è chiamato a soddisfare.
L'infermiere ha l'obbligo morale di mantenere le sue conoscenze e tenere al miglior livello possibile le competenze (ma sarebbero sufficienti eventi accreditati ECM per questo) e il frequentare un master rappresenta certamente il più alto livello di risposta a tale obbligo.
Ma la contrattualistica (CCNL) ancora non ha recepito le innovazioni che stanno avvenendo nel panorama sanitario italiano e non esiste un livello reddituale predeterminato per l'inserimento di personale con formazione post-base.
In definitiva dal punto di vista del contratto non è possibile differenziare un infermiere col solo diploma da uno in possesso di uno o più master ("master" voglio ricordare significa "specializzazione") che andranno a collocarsi entrambi nel medesimo livello retributivo D all'atto dell'assunzione.
 
Ma chiaramente nel momento concorsuale (interno o esterno- ma anche di ogni altra selezione per titoli quali anche l'accesso alla laurea specialistica ) lo specializzato potrà vantare maggiori titoli accademici  e quindi un punteggio maggiore che lo anteporrà nella graduatoria risultante.
Il contratto vigente (e vacante) non rende necessario il possesso di una abilitazione a funzioni direttive (AFD o master in Mangement) per essere incaricato di funzioni di coordinamento e il possesso di un master in sanità pubblica non concretizza alcun "diritto" particolare; resta valido quanto detto nel paragrafo precedente rispetto ai maggiori titoli.
Tra pretendenti ad un ruolo di coordinamento risulterà vincitore colui che possiede il punteggio più alto (titoli, anzianità, punteggi diversi e -speriamo- capacità).
 
Per quanto riguarda la confusione sui ruoli (non solo il tuo) ricordo che noi infermieri siamo gli ultimi arrivati in ambito universitario e siamo tanti (oltre 12.000 posti ogni anno nella formazione di base, decine di master per diverse migliaia di posti e, da ora, anche 570 posti nella laurea specialistica).
L'offerta formativa non sempre risponde a precise politiche di programmazione sensibili ai bisogni di un evoluto SSN.
 
Inoltro questa nostra corrispondenza anche al referente dell'Area di Diritto Professionale che potrà integrare la mia risposta con nozioni più puntuali rispetto alle mie competenze limitate all'ambito formativo.
 
A presto
Marco Piazza

 

113 - Specialità pediatrica o no?
Sono un'infermiera in possesso del diploma universitario di infermiere (anno di diploma 2002) e lavoro in un reparto di terapia intensiva post-operatoria presso un'ospedale cardiologico.
Vorrei sapere se posso essere obbligata a seguire i bambini (dai 10gg di vita in poi) previo affiancamento ad un infermiere più anziano, anche se non me la sento sia da un punto di vista psicologico che professionale (diluizione e somm.ne dei farmaci, parametri vitali, etc.) e vista anche l'esistenza di uno specifico diploma universitario di infermiere pediatrico come previsto dal Dm 70/97.
Se venissi obbligata, potrei rifiutarmi di seguire i bambini?
C'è una legge che tutela e/o dispensa l'infermiere generico dall'operare in un settore x cui non è portato anche se nel reparto di lavoro possono capitare casi pediatrici pur non essendo specificatamente un reparto pediatrico?
 
Grazie anticipatamente x il vostro aiuto.
 
 

 

Ciao Chiara,
 
la risposta alla tua domanda richiederebbe molto spazio e argomentazioni da approfondire assai per essere veramente esaustiva dato che coinvolge aspetti di diritto, casistica della giurisprudenza e limiti etico deontologici; per fortuna quanto chiedi è già stato scritto da Laura D'Addio e Carlo Calamandrei per i tipi di McGraw -Hill con il titolo: "Commentario al nuovo codice deontologico dell'infermiere" ed edito nel 1999 che ti invito a consultare.
Un'altra precisazione è quella che io non sono un docente di diritto o un avvocato ma semplicemente un "esperto sul campo" praticando la professione da oltre trent'anni e solo da pochi anni inserito nello staff formativo della mia Azienda; girerò questa mia ai referenti dell'area "diritto professionale" Salvatore Modica e all'avvocato Barbieri,  consulente di Collegi IPASVI ed esperto stimato del diritto applicato alla professione infermieristica.
Loro potranno, in caso io dica banalità o facezie, correggermi e darti una risposta più puntuale  e precisa.
 
Brevemente possiamo affermare tre principi, non sempre coincidenti, che la tua domanda coinvolge:
  1. diritto del bambino ad una assistenza qualificata e competente (principio di affidamento);
  2. dovere dell'infermiere a ottemperare al contratto di lavoro verso le ASL (diritto del lavoro);
  3. dovere etico dell'infermiere a erogare solo le prestazioni per le quali ha competenza e conoscenza (Codice deontologico).
1 - Da un lato il bambino ha diritto ad una assistenza adeguata agli standard e allo stato dell'arte raggiunto da un determinato sistema sanitario; tale principio produce spesso una casistica di sentenze e massime giurisprudenziali per reti omissivi o, in caso di errori produce i reati determinati da imperizia, imprudenza e negligenza.
Un paziente si affida ai professionisti aspettandosi da loro quanto di meglio sia possibile e disponibile in un determinato luogo e tempo perchè da quei professionisti e solo da loro sono erogabili determinate prestazioni.
Ricordiamoci di queste cose che riprenderemo più avanti e passiamo al diritto del lavoro e ai doveri contratti dal dipendente infermiere all'atto dell'assunzione.
 
2 - Ogni lavoratore riceve, all'atto dell'assunzione, un mandato professionale al quale ottempera in nome e per conto dell'ASL.
I confini dell'agire di un professionista sono, rammentiamolo per il lettore, disegnati dal profilo professionale (DM 739/94), dal percorso di studi (curricula formativi di base e post-diploma quali master e ogni altro percorso che incrementi le conoscenze e le esperienze nel campo specifico) e dai principi affermati dal Codice deontologico.
Insomma da un infermiere ci si aspetta l'esecuzione di prestazioni sanitarie anche di notevole complessità (e non più elencate in un mansionario), la capacità di progettare e pianificare l'assistenza, e saper educare/relazionare/interagire col paziente e con i suoi congiunti.
Per questo le ASL (e i privati) assumono tali professionisti e da questi si aspettano, anche attraverso una gerarchia di coordinamento che coinvolge altri infermieri, la risposta ai bisogni espressi dai pazienti e dai servizi.
L'omissione dei doveri concretizza la possibilità del licenziamento e la possibilità di assumere risorse maggiormente specializzate (infermieri pediatrici) rappresenta certamente una possibilità, utile però solo a strutture su tale paziente orientate.
 
3 - Il Codice Deontologico afferma principi che vincolano l'infermiere.
Gli articoli da richiamare sono diversi ma sostanzialmente il punto 3 recita:
" 3. Norme generali

....omissis....

 

3.2. L'infermiere assume responsabilità in base al livello di competenza raggiunto e ricorre, se necessario, all'intervento o alla consulenza di esperti. Riconosce che l'integrazione è la migliore possibilità per far fronte ai problemi dell'assistito; riconosce altresì l'importanza di prestare consulenza, ponendo le proprie conoscenze ed abilità a disposizione della comunità professionale.

3.3. L'infermiere riconosce i limiti delle proprie conoscenze e competenze e declina la responsabilità quando ritenga di non poter agire con sicurezza. Ha il diritto ed il dovere di richiedere formazione e/o supervisione per pratiche nuove o sulle quali non ha esperienza; si astiene dal ricorrere a sperimentazioni prive di guida che possono costituire rischio per la persona.

3.4. L'infermiere si attiva per l'analisi dei dilemmi etici vissuti nell'operatività quotidiana e ricorre, se necessario, alla consulenza professionale e istituzionale, contribuendo così al continuo divenire della riflessione etica.

....omissis....".

 
La lettura del Codice Deontologico suggerirebbe la possibilità per te di astenerti da praticare prestazioni verso le quali però il paziente (e i genitori) e l'ASL hanno aspettative, ma tale possibilità è sul confine sottile e tagliente che si configura tra una legislazione che "afferma" e un codice (elevato gerarchicamente a più alto livello dal richiamo ad esso che ne fa la legge 42/99) che permette comportamenti derogatori dettati dall'obbligo, anche morale, di adottare comportamenti prudenziali.
Come ti dicevo la situazione non è semplice perchè esiste una non coindicenza tra le affermazioni di una legge e una norma; la legge prevale gerarchicamente su di un codice deontologico (anche se tale affermazione andrebbe meglio discussa e chiarita).
Certamente tu Chiara avrai possibilità di presentare il tuo curriculum studiorum (gli esami sostenuti nel DU) dal quale risulta con precisione quali esami hai sostenuto e dai quali può risultare o meno una "competenza" nell'assistenza in area pediatrica; la stessa esistenza di master in area pediatrica e di un corso di laurea specifico suggeriscono che il diploma di base non "autorizzi" a prestazioni di particolare complessità visto che esistono percorsi formativi di maggiore competenza, ma è anche vero che l'abilitazione  professionale che hai ottenuto al momento del compimento del tuo corso di studi invece le permette.
Il conflitto normativo deve essere risolto, come si afferma sempre nel codice,
" 2.5. Nel caso di conflitti determinati da profonde diversità etiche, l'infermiere si impegna a trovare la soluzione attraverso il dialogo. In presenza di volontà profondamente in contrasto con i principi etici della professione e con la coscienza personale, si avvale del diritto all'obiezione di coscienza."
Ma il ricorso all'obiezione di coscienza rapppresenta un elevato principio morale ma uno scivolone nel campo del diritto.
 
Vediamo ora di essere pragmatici e stringiamo sulle risposte concrete ai tuoi questiti.
 
Sei obbligata a a seguire i bambini previo affiancamento?: direi di si ma la delicatezza del compito suggerisce, da parte del tuo datore di lavoro, un elevata ragionevolezza nell'evitare di imporre "tout cour" responsabilità a chi, per prudenza, vuole evitarne l'assunzione.
Questo atteggiamento, bisogna far loro capire, significa maggior responsabilità e non il suo contrario.
In ogni caso è certamente obbligatorio parlarne con i colleghi (caposala, dirigente assistenziale, direttore SIT) e con il proprio collegio professionale che è obbligato a dirimere tale conflitto.
L'operare nell'ambito dell'area critica attiva una lunga sequela di leggi e norme che (ti consiglio di consultare il : Greco M., Rocco G.; Guida all'esercizio della professione di infermiere 3° ed. Edizioni Medico Scientifiche - Torino 2002 -che non sarebbe male possedere) che rafforzano i tuoi obblighi.
Esiste una consistente letteratura sull'argomento per reperire la quale è meglio tu ti rivolga alla Biblioteca medico-scientifica della tua ASL.
 
Per quanto concerne l'infermiere generico nessuna norma limita la sua possibilità nell'operare in un determinato ambito, ma esiste una norma (DM 225/74 "Mansionario") che indica rigidamente le prestazioni che è in grado di eseguire e sotto la responsabilità di chi.
Ma anche tale argomento richiederebbe una risposta molto articolata e complessa che sarebbe da inserire nel capitolo de;
"L'infermiere e le figure assistenziali di supporto".
Spero di non aver ingenerato maggiore confusione ma ti assicuro che in questi campi la parola definitiva non è ancora stata scritta nè dal legislatore nè da un giudice.
 
Marco Piazza

 

112 - Corso OSA, valore e sbocchi lavorativi
Ciao Marco,  mi chiamo Giacoma complimenti per le tue risposte, io sto frequentando un corso privato a pagamento osa dove mi dicono che posso avere possibilità di lavoro nell'ambito ospedaliero e privato però sono un pò titubante mi sembra che il corso non dia possibilità puoi dirmi di più sull'argomento?
Grazie

 

Ciao Giacoma,
 
oggi per entrare in ospedale o hai titoli di formazione professionale o devi essere molto malato.
Battute a parte un titolo di studio è necessario e quello di OSA è uno dei tanti che soffre del limite di esistere solo in alcune realtà locali o regionali.
Quindi certamente ha valore nella tua regione ma, ad esempio, non nella mia.
Ma è il primo gradino per potere successivamente frequentare un corso di riqualifica per OSS (che ha valore nazionale).
Solo l'OSS può essere assunto nella Pubblica Amministrazione mentre il titolo di OSA non è riconosciuto come valido per l'assunzione diretta.
 
Dal punto di vista occupazionale, immaginandoti del meridione, credo tu debba farti poche illusioni perchè il possesso di un diploma di OSA non garantisce il lavoro.
Inoltre come saprai la finanziaria ha bloccato completamente le assunzioni nel Servizio Sanitario Nazionale (ad esclusione degli infermieri) quindi, per entrare in ambito ospedaliero, resta solo l'outsourcing, la possibilità cioè di appaltare a cooperative o società esterne i cui lavoratori, pur lavorando in ospedale, non dipendono dal SSN ma dalle cooperative o società esterne stesse.
E' più facile l'impiego in ambito privato come dicevo più sopra ma sempre in relazione con la situazione occupazionale del tuo territorio.
 
Mi spiace non poterti dire di più
 
Marco Piazza
111- Tesi di laurea in "inserimento di infermieri neoassunti in camera operatoria" - testi consigliati
Egregio Sig. Piazza,
 
sono una studentessa del 3° anno del Corso di Laurea in Infermieristica presso l'A.O Ospedale Niguarda Ca' Granda di Milano.
Sarei interessata a ricecere materiale per la mia preparazione di tesi di laurea che riguarderà "INSERIMENTO DI INFERMIERI NEOASSUNTI IN CAMERA OPERATORIA".
 
Gradirei sapere se potete inviarmi quanto richiesto oppure potete consigliarmi dove reperire materiale.
 
In attesa di una Vs. cortese, risposta, con l'occasione porgo distinti saluti.
 
Luciana

 

Ciao Luciana,
 
il tema che mi richiedi non può contare su letteratura specifica ma richiede un approccio bibliografico trasversale e creativo.
Nella sezione Formazione/in pillole  del nostro sito trovi alcuni articoli su come utilizzare risorse internet per costruire una buona bibliografia.
Tu comprendi che posso solo darti qualche consiglio visto che quello che chiedi a noi di Infermierionline spetterebbe al tuo relatore, e non possiamo fornire materiale direttamente per questioni di diritto d'autore e di costi (noi svolgiamo volontariamente la nostra attività).
 
Tra i consigli posso suggerirti:
Libri:
La dirigenza infermieristica 2° ed.; Calamandrei C. - Orlandi C.; MCGRAW-HILL - MILANO-2002
 
riviste:
 
Rivista numero/anno Titolo Autore pagine
MANAGEMENT INFERMIERISTICO apr-01 l'inserimento del personale di supporto: una proposta di progetto calamadrei c. 16-23
NEONATOLOGICA INFERMIERISTICA gen-99 inserimento degli infermieri neo assunti in neonatologia aa.vv. 31-60
MANAGEMENT INFERMIERISTICO feb-03 l'infermiere coordinatore e l'inserimento di nuovi infermieri in area critica farina m.t. 31-38
NURSING OGGI feb-01 inserimento e formazione del personale infermieristico in DEA centini g. 38-49
MONDO INFERMIERISTICO (NURSING WORLD) feb-01 l'inserimento al lavoro dell'infermiere professionale e il processo di mentoring bonamini e. 17-20
MANAGEMENT INFERMIERISTICO apr-02 uno strumento per l'inserimento degli infermieri in U.O. ospedaliere brisichella-mulassano-pichetto 18-25
 
Inoltre sul "Foglio Notizie" della Fed. IPASVI  n.1, 29 gennaio 1996 (non si stampa più), trovi un articolo di S. Fanton dal titolo: "Inserimento e valutazione del personale infermieristico neoassunto". Probabilmente lo trovi al Collegio o presso la scuola che frequenti
 
Una serie di link
Mi spiace non potere fare di più, in bocca al lupo per la tua tesi e per i tuo futuro professionale.
Torna a trovarci
Marco Piazza
110-  Titolo Dirigente di Comunità
Gentilissimo Signor Piazza,

mi chiamo Lisa, attualmente sto per terminare gli studi universitari in Scienze dell'educazione a Milano nel mentre di questi anni, però, ho sempre lavorato in contesti socio educativi onlus o similari incontrando spesso difficoltà nel rinoscimento del mio titolo di studi superiori : ITF ad indirizzo Dirigente di Comunità.
Non di rado, infatti, molte persone non conoscendo il titolo mi chiedevano con sospetto chiarimenti in merito e, purtroppo spesso sono rimasta delusa in quanto non sempre questa qualifica veniva contemplata nei vari bandi di concorso per educatori di asili nido, di comunità,...
Le vorrei, quindi, chiedere la gentilezza di darmi maggiori informazioni su questo titolo e le reali opportunità di lavoro che mi consente ( credo di avere ancora dinanzi a me un anno per la tesi e non prima potrò inserirmi nel mondo del lavoro come laureata!).
La ringrazio davvero tantissimo!

Carissimi saluti Lisa

 
Cara Lisa,

non so bene cosa dirti visto che anche io posseggo il medesimo titolo di studio e fino ad ora non ho mai avuto problemi.
Chiaramente sono pochi i diplomi quinquennali che godono di un riconoscimento vasto e diffuso; penso ai "ragionieri" o ai "geometri" (che necessiterebbero, però dell'iscrizione ad un albo per poter esercitare autonomamente) o ai tanti tipi di "periti".
L’indirizzo di "Dirigente di Comunità" offre la formazione fondamentale nelle professioni sociali in genere e dei servizi alla persona, per tutte le fasce d’età: infanzia, adolescenza, anziani, in particolare verso persone in situazioni di disagio, di svantaggio, di difficoltà.
Il dirigente di Comunità è un operatore sociale polivalente che, in seguito ad una specifica formazione di carattere teorico e pratico, è in grado di inserirsi con competenza nei servizi sociali a dimensione comunitaria e di collaborare con il personale specializzato (infermieri, medici, terapisti, assistenti sociali, psicologi).
I settori di intervento socio-sanitario, assistenziale, educativo, animativi, formativo si individuano prevalentemente nelle strutture, sia pubbliche che private, rivolte alla prima
infanzia, ai portatori di handicap, agli anziani.
In tali ambiti il diplomato è capace di aggregare e condurre gruppi di lavoro e di organizzare il contesto dell’utente anche nella gestione dei servizi.
E' una scuola che appartiene al gruppo degli istituti professionali per attività sociali (il vecchio Assistente alle comunità infantili per intenderci) che non credo presenti più di una decina di sedi in Italia ma certamente ha assoluto valore legale.
Resta inteso che se viene emesso un bando di concorso per educatore, anche se il dirigente di comunità  ha una formazione psicopedagogica, le caratteristiche peculiari di questo diplomato possono non consentirne la partecipazione.
Diciamo che è un titolo di nicchia, ma è insolito che il titolo non venga riconosciuto!.
Per fortuna sei in procinto di laurearti e quindi andare ben oltre le possibilità occupazionali limitate che un titolo di scuola media superiore può offrire.
Mi spiace non potere dirti di più
 
Marco Piazza

 

109- Altri riferimenti metodologigi oltre al Gordon e al Carpenito
Salve sono una studentessa in infermieristica.. il mio ateneo si orienta  su Gordon per l'accertamento e su Carpenito per la diagnosi..sono molto curiosa e vorrei sapere quali altri riferimenti metodologici sono in uso  negli altri atenei..grazie infinite; a presto.
 
Ciao Luana,

ci sono molte sedi formative e molti approcci, direi che quelli da te citati sono quelli che vanno per la maggiore, anche a Ferrara e a Bologna.
Non dimentichiamo la stretta correlazione tra modello di accertamento/diagnosi e modello teorico di riferimento aggiungendo che Henderson gode ancora di molto prestigio (assieme a Orem) facendo spesso riferimento alle diagnosi del NANDA.
Ma i testi di riferimento sono, oltre ai citati, i manuali di Smeltzer e Bare (Brunner-Suddarth) e Craven & Hirnle.
Sul panorama italiano, di fortuna localizzata all'ateneo milanese gode Cantarelli e risulta oramai dimenticato l'approccio della scuola parmense sul modello delle attività di vita (Chiari ed altri).
Direi che se non è zuppa è pan bagnato visto che nella clinica poi ben poco arriva di quanto imparato nella teoria (purtroppo).
Vecchia dicotomia tra teoria e prassi, ma direi che sarebbe interessante indagare se il paziente, che è il destinatario delle cure, si accorga della differenza tra un approccio e l'altro e se un approccio riesca più di un altro ad essere efficace ed efficente.
Studi che dimostrino la bontà di un modello rispetto ad un altro non mi risulta esistano e quindi resta solo una questione di feeling e fideistico.
Recenti articoli sostengono che un approccio trasversale, flessibile ed eterodosso sia in grado di rispondere meglio alle diverse tipologie di problemi che l'infermiere è chiamato a risolvere.
Potresti farci la tesi su un argomento del genere se trovi un buon relatore.
Ti faccio il mio in bocca al lupo per lo studio e continua a leggerci su www.infermierionline.net

Marco Piazza
108- Sbocchi lavorativi  per OTA e OSS
Caro Marco,
mi chiamo Gianni e lavoro da 26 anni come ausiliario specializzato a Bari. Avrei intenzione di seguire un corso di formazione per OTA o OSS presso un ospedale diverso da quello nel quale lavoro, anche perchè qui a Bari tali corsi non esistono da anni.
Il mio obiettivo è quello di conseguire un titolo più alto per poter successivamente richiedere il trasferimento in un ospedale di Roma. Purtroppo con la sola qualifica di ausiliario mi hanno spiegato che è quasi impossibile. Cosa puoi dirmi a riguardo? Ho riscontrato la tua preparazione quindi accetto qualsiasi consiglio.
Sto cercando di aprirmi quante più strade possibili per ottenere il trasferimento, dimmi tu quali sono i passi necessari.
In attesa di riscontro
ti saluto cordialmente
Gianni

 

Ciao Gianni,
La mia conoscenza della situazione romana è naturalmente limitata vivendo io in una regione "rossa" come l'Emilia-Romagna e quindi ben lontana dalla situazione del Lazio il cui governatore è il "destro" Storace.
Questa premessa politica è necessaria perchè le due situazione declinano molto diversamente la realizzazione della salute e le politiche sanitarie regionali.
Ma sostanzialmente le affermazioni che mi accingo a fare potrebbero essere valide anche per la regione verso la quale vorresti trasferirti.
Possibilità 1
La figura di ausiliario è praticamente in esaurimento come lavoratore diretto del SSN essendo più conveniente e pratico attingere tali forze lavoro in outsourcing (reperire forza lavoro all'esterno con appalti senza obbligo di assunzione).
Questo fa si che la possibilità di mobilità interregionale (scambio di lavoratori tra regioni diverse) sia solo virtuale; essendoci pochi se non rari ausiliari è quasi impossibile che vogliano trasferisi.
Resta sempre possibile un mobilità diretta: tu cerchi direttamente un ausiliario specializzato di Roma che voglia trasferirsi a Bari e gli proponi uno scambio....
In tal caso (difficilino però!!) non dovresti far nulla.
Possibilità 2
Riqualificare il tuo titolo diventando OSS, cercando quindi un Centro di Formazione Professionale che accetti la tua domanda (di solito è richiesto lo stato di inoccupazione [meno di 18 ore settimanali] o di disoccupazione da almeno sei mesi) .
In tal caso il corso potrebbe essere abbreviato a circa 250 ore complessive.
Ma devi fare molto presto a informarti perchè i bandi sono a scadenza in questi giorni.
Altro non saprei dirti se non che in ogni caso ti sono richiesti sacrifici e impegno e non è esclusa la possibilità di trasferirti al nord per la durata del corso.
 
Ciao
Marco Piazza

 

107 - Frequenza al corso di laurea
Ciao mi chiamo Federica e lavoro da un anno come impiegata a Milano.Il problema è che mi sono diplomata in lingue con il minimo 61/100 e dato che a settembre dell'anno scorso i miei genitori non mi hanno dato la possibilità di continuare gli studi facendo una laurea di 3 anni ora volevo sapere se si può frequentare il corso per infermieri di sera.
Prego di rispondermi al mio indirizzo email
Grazie

 

Ciao Federica,
tutte de lauree dell'area sanitaria hanno in comune  l'obbligo di frequenza (5500 ore pari a 180 crediti nel triennio)
Unica deroga è la possibilità di assentarsi per il 25% delle lezioni o dei tirocini.
Alcuni studcenti riescono (con molta fatica) a frequentare  e a lavorare ma il rendimento complessivo ne risente.
Ma che io sappia non esiste alcuna facoltà che offra la possibilità di frequentare la sera.
Medesina cosa per corsi a distanza.
Mi spiace non poter fare di più
 
Marco Piazza

 

106 - Significato, valenza e differenza tra CFU e crediti ECM
Buonasera Marco,
una mia amica infermiera appena laureata mi ha chiesto di informarmi sul giusto uso della parola "credito " in ambito sanitario poichè sono facilmente confondibili i CFU acquisiti nell'università con i crediti formativi ECM da accumulare durante la propria attività non di studio bensì lavorativa.
A naso direi che sono due cose distinte e che l'obbligatorietà dell'aggiornamento nel rispetto dei parametri del quinquennio e dei 150 crediti complessivi da accumulare inizia proprio nel momento in cui si giunge al termine dei propri studi (i 180 CFU) e si comincia una attività "professionale".
In definitiva: i crediti sono 180 prima +150 poi? E' giusto così?
Grazie mille.
Marta

 

Ciao Marta,

i dizionari danno una nizione di "credito" corrispondente a: "stima, prestigio, fiducia ma anche attestato di impegno assunto...."; credito è anche una unità di misura della conoscenza che corrisponde, nel nostro caso specifico, a due valori simili ma non sovrapponibili:

  1. nella formazione universitaria ad una quantità di conoscenze che si è dato dimostrazione di possedere con gli esami di profitto nei diversi corsi integrati;

  2. all'impegno profuso da ogni singolo professionista nel manutenere ad un livello elevato il proprio aggiornamento, la propria competenza e le proprie conoscenze.

I crediti formativi universitari (CFU) rappresentano la cosiddetta "formazione di base" e sono graduabili in due livelli:

  • il primo corrisponde a 180 crediti (30 ore per ciasun credito che prevede attività di aula e lavoro individuale dello studente)

  • il secondo corrisponde a 120 crediti (ogni credito equivale a 25 ore) e quindi alla cosiddetta laurea specialistica.

A questo possiamo aggiungere la formazione complementare o specializzazione o master (solitamente 60 crediti su base o annua o 18 mesi); evito di affrontare il problema dei master di secondo livello accessibili solo dopo l'ottenimento della laurea specialistica.

I CFU sono necessari per laurearsi o per ottenere la laurea specialistico o i master. Ma una volta ottenuto il titolo e relativa abilitazione professionale diciamo che" (consentimi questa licenza) "potremmo dimenticarcene"

 

I crediti ECM sono un mezzo attraverso cui la Commissione Nazionale per la Formazione Continua valuta la qualità, i contenuti, la durata i metodi ecc. con cui i provider (organizzatori iscritti ad apposito registro e quindi presumibilmente non improvvisati gestori di convegni dell'ultima ora) organizzano i loro evinti formativi.

Notizie più approfondite di quanto non possa fare io in questo spazio sono reperibili presso il sito del Ministero della Salute.

I crediti rappresentano anche la quantità di eventi formativi necessari a mantenere adeguato il livello professionale di ogni operatore coinvolto nel progetto ECM (sono 32 le professioni interessate); un buon corso di durata consistente produce molti crediti,  un corso breve e qualitativamente scarso pochi. 

I crediti, siamo ancora nella fase sperimentale, sono da reperire nella misura di:

  • anno 2002 = 10

  • anno 2003 = 20

  • anno 2004 = 30

  • anno 2005 = 40

  • anno 2006 e seguenti = 50

in definitiva dal 2006 tutti dovremo tutti gli anni frequentare momenti formativi (Formazione sul campo, Formazione a Distanza ecc.) per almeno 50 crediti ECM a meno che non si frequentino corsi di formazione (master, laurea specialistica, dottorati di ricerca ecc.).

 

Le due modalità di conteggio dei crediti sono quindi da considerarsi estremamente differenziate tra loro riferendosi: quella universitaria alla sola formazione abilitante le professioni sanitarie, tecniche, riabilitative ecc.; la ECM al consolidare e aggiornare le proprie competenze in ambito operativo.

 

Sperando di essere riuscito a rimanere chiaro e semplice fornendo comunque le notizie che cercavi ti saluta

 

Marco Piazza

 

105 - E' obbligatorio il corso OSS?
Salve,avrei delle domande da farle. Lavoro presso una R.S.A. da circa 2 anni, con un contratto a tempo indeterminato. Ho la qualifica O.S.A. L'istituto dove lavoro e' attualmente gestito da suore, ma temo l'entrata di una cooperativa per la gestione dello stesso. Mi hanno detto che entro il 2005/2007 la qualifica che ho sara' nulla e quindi dovro' obbligatoriamente fare il corso O.S.S. Sono forse obbligata a farlo e se si' potrebbe valere il tirocinio presso la R.S.A. dove lavoro attualmente? Inoltre, mi hanno detto che, entrando una cooperativa, il personale sara' licenziato per poi  essere riassunto da quest'ultima ma con quale contratto non lo sappiamo!E' possibile tutto cio'? Dobbiamo farci tutelare da un sindacato? Quali sono i nostri diritti!!!!!!

 Ringraziandola anticipatamente porgo i miei saluti!!!!

Ciao Valentina,
non avendo la sfera di cristallo per indovinare il futuro posso solo azzardare alcune ipotesi in merito alle tue domande.
Effettivamente pare che la figura di OSS vada assumendo sempre più grande importanza nel panorama nazionale e finalmente ci si trova di fronte ad un operatore che presenta su tutto il territorio nazionale caratteristiche operative e formazione omogenea.
Questo rappresenta certamente un vantaggio per chi svolge tale funzione in termini di tutele lavorative, riconoscimento sociale ed economico; è certamente un bene che con la possibilità di frequentare il corso di specializzazione si sia di fatto realizzata una piccola possibilità di carriera.
Queste considerazioni mi spingono a suggerirti di cercare di riqualificare la tua condizione attuale riconvertendo il tuo titolo da OSA a OSS.
Il vantaggio considerevole è che tale passaggio avverrebbe (o perlomeno così è avvenuto dalle mie parti in Emilia-Romagna) con un ridotto numero di ore di corso visto che buona parte del programma è già stato svolto nel corso di base precedente. in base al titolo posseduto potresti dover svolgere solo 150 - 200 ore complessive.
In definitiva non esiste obbligo ma è fortemente raccomandabile che tu ti riqualifichi.

Alle altre domande rispondo dicendoti che il passaggio diretto tra cooperative che possono ripetutamente alternarsi nella gestione di strutture protette è un vantaggio per i lavoratori ed ottenuto attraverso lotte sindacali negli anni scorsi. Questo passaggio avviene in automatico evitando di sottoporsi a ripetuti periodi di prova, mantenendo l'anzianità di servizio e l'insieme delle tutele complessive.
Resta mia convinzione personale che l'adesione ad un sindacato sia non solo importante per il rispetto dei propri diritti, ma anche necessaria forma di partecipazione alle dinamiche sociali ed alla vita economica del paese.
L'adesione ad un sindacato ha poi il vantaggio di fornire esperti di diritto del lavoro che possono chiarire ogni dubbio sorga nell'operare quotidiano.
Sperando di esserti stato utile ti saluto

Marco Piazza
104- Assistente Portatori di Handicap e Minori Disabili
Ho conseguito la Qualifica di Assistente Portatori di Handicap e Minori Disabili rilasciata dalla Regione Campania il 24/05/2001 previo corso di 600 ore al Centro Educazione Mezzogiorno  di Battipaglia (Sa) e vorrei sapere quali applicazioni pratiche di lavoro in ambiente sanitario e non é possibile avere e se tale qualifica é utile quale credito formativo per corsi di OSS OTA etc.
grazie. Prego rispondere sulla rubrica oppure via e-mail Grazie anticipate.

 

Ciao Giovanni,
non ho notizie circa le possibilità occupazionali della tua qualifica, ha una valenza molto regionale e, in Emilia-Romagna dove vivo, non esiste simile percorso formativo.
Ma la Formazione Professionale ha scopi diversi e più ampi di quanto non appaia a prima vista:
- certamente ha la finalità di far incontrare domanda e offerta di lavoro su un livello più alto formando operatori in nicchie ristrette di mercato;
- ha funzione di contenitore sociale in regioni ad elevato tasso di disoccupazione, procrastinando la data di ricerca e di accesso al lavoro
- a volte serve anche a coloro che operano nei CFP per garantirsi un posto di lavoro.
Ma senza far polemiche e venendo alla tua domanda direi:
1) in ambito sanitario è difficile vedere un ambito in cui si può spendere il tuo attestato (che penso non sia riconosciuto a livello ministeriale), forse possibilità di impiego esistono a livello cooperativo in ambito sociale. Quindi presso le cooperative devi cercare risposte.
2) per il riconoscimento nel percorso formativo di Operatore Socio-Sanitario dei contenuto da te appresi nel precedente momento qualificativo non posso dirti molto perchè sono a discrezione della commissione  di selezione. Sono certo possa rappresentare un aiuto e ho fiducia del fatto che possa essere considerato come credito purchè tu riesca ad entrare in un Corso di riqualifica per OSS. Ma questo
Credo che sia importante per te, come per tutti coloro che sono in possesso di qualifiche a valenza esclusivamente regionale, intraprendere il percorso per OSS dato che tale titolo può essere "speso" su tutto il territorio nazionale.
Mi spiace non potere dire e fare di  più per te.
 
Marco Piazza

 

103 - Incarico di tutorato
Spett. Direzione
sono una infermiera con incarico di Tutorato presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Ancona, vorrei sapere se a livello nazionale è stato costituito un gruppo infermieristico che ricopre questa funzione.
Tale informazione è per me molto importante, e a mio avviso è sempre più necessario, che tale gruppo, qualora non fosse presente, si costituisca.
Restando in attesa di Vs risposta, Vi ringrazio per l'attenzione.

 

Ciao Stefania,
presso la nostra associazione ci sono parecchi colleghi impegnati direttamente o indirettamente nella formazione; quindi qualcosa sappiamo dell'argomento.
Attualmente la didattica tutoriale si presenta come problema emergente e cogente e diverse realtà didattiche  cercano di introdurre e coinvolgere sempre più i tutor clinici (o guide di tirocinio o affiancatori ..... hanno ricevuto diversi battesimi!) nel momento formativo.
I teorici  dell'apprendimento  valorizzano l'aspetto pratico, l'"imparar facendo" fino a riconoscergli una valenza sostanziale e irrinunciabile.
Il Campus Biomedico di Roma ha addirittura attivato un percorso master mentre Verona (se non erro) ha fatto un corso di perfezionamento.
Qualcosa si muove ma quello che mi chiedi è ancora prematuro e nulla mi risulta sia ancora apparso.
Sono curioso di sapere quali aspetti vorresti condividere con gli altri tutor e gradirei che tu me ne parlassi o lo facessi nel nostro forum; inoltre questo argomento potrebbe essere trattato in una chat a tema del prossimo settembre
Il consiglio che posso darti, ma intanto chiedo conferma al Consiglio Direttivo, è di utilizzare gli spazi dell'associazione per affrontare l'argomento in un forum e poi vediamo come butta e che tipo di riscontro ottuene da parte degli altri colleghi
.
spero di sentirti presto
Marco Piazza