Risponde Marco Piazza.
| 220 - Master telematico e riconoscimento del diploma ai fini del coordinamento infermieristico | |
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Buonasera, avrei bisogno di un chiarimento. Sono laureato in infermieristica e avrei intenzione di svolgere il master per il coordinamento delle professioni sanitarie. Visitando i vari siti universitari ho scoperto che l'Università Pegaso istuituisce questo master online ossia segeundo i corsi comodamente da casa via internet. La mia domanda è questa: questo master è riconosciuto a tutti gli effetti o rischio di perdere tempo e soldi. Sperando in una vostra risposta porgo i miei più cordiali saluti. L. |
Caro Luca, Orbene se leggiamo i titoli dei master che Unipegaso organizza troviamo i seguenti:
Tematiche affini, limitrofe ma non sovrapponibili a quanto indicato
dalla norma. Anche i programmi e gli obiettivi, se letti con
attenzione, si discostano da quanto richiesto per ricoprire funzioni
di coordinamento.
Questo, secondo me, è il frutto avvelenato dell'autonomia che la
509/99 ha riconosciuto agli Atenei: la produzione di una pletora,
spesso assurda, di corsi e master la cui utilità ed i cui sbocchi
occupazionali (e non professionali) sono limitati e per i quali il
rischio che in fase concorsuale il diploma di master non venga
ritenuto valido è più che concreto.
Siamo a mio avviso ancora in quella terra di nessuno, in
quella linea di confine, in quell'area grigia dove tutto è possibile
e nulla è certo.
Anche la contrattualistica non ci aiuta perchè il riconoscimento
formale delle aumentate funzioni manageriali del coordinatore
infermieristico ed i requisiti necessari per svolgerle, non trovano
riscontro nel recente rinnovo del CCNL. Resta ancora possibile che
vengano chiamati a funzioni di coordinamento infermieri non in
possesso del diploma AFD o del master anche se, col passare del
tempo, questa evenienza diviene sempre più rara e improbabile.
Non voglio essere assolutamente negativo e voglio terminare dicendo
che, in ogni caso, il futuro è di chi decide di rischiare e si
lancia nell'avventura; a volte il rischio è ripagato, altre volte
no. In ogni caso un titolo universitario costituisce un elemento
importante del curricula individuale.
cari saluti a te, alle "Crete" e all'ottimo Chianti.
Marco Piazza
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| 219 - Valutazioni psicofisiche per l'accesso al Corso di Laurea in Infermieristica | |
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Il mio quesito riguarda lo stato di salute richiesto per svolgere la professione di infermiera. soffro da 5 anni di una malattia cronica intestinale. so che una volta superato il test di ammissione, i candidati devono sottoporsi a visita medica per attestarne lo stato di salute. la mia domanda e': potrebbe questa malattia precludermi l'accesso al corso triennale e di conseguenza alla professione di infermiera? Grazie per l'interessamento. cordiali saluti.
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Cara (segue nome) ,
le valutazioni cui bisogna sottoporsi sotto il profilo psicofisico sono almeno due; una all’accesso in università e questa rappresenta l’ostacolo minore, la seconda all’assunzione presso il datore di lavoro pubblico o privato che sia. In ogni caso non sono in grado risponderti; due sono le ragioni: primo non di quale malattia si tratti; secondo non faccio di mestiere il medico competente (il medico che deve fare questa valutazione). In linea di massima le cause di impedimento sono tutte quelle malattie che limitano drasticamente l'operatività dell’infermiere o la sicurezza del paziente. Nel rispetto della riservatezza e con lo scopo di ottenere una risposta più adeguata di quanto non possa fare io, ti invito a rivolgerti al tuo medico curante che certamente è in grado sapere se ciò di cui soffri rappresenti un impedimento al tuo progetto.
Saluti
- Marco Piazza |
| 218 - Educazione Continua in Medicina (ECM). Professioni coinvolte. | |
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Buongiorno sig. Marco.
Sono un
tecnico dei servizi sociali e lavoro come animatrice presso una casa di
riposo e volevo chiederle se sono obbligata a fare corsi per il
conseguimento dei crediti come previsto dall'educazione continua in
medicina. Grazie in
anticipo per la risposta, la saluto cortesemente.
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Ciao S. , ti rispondo articolando il mio parere su due piani, due livelli: il primo formale e sostanziale, il secondo sui principi. Il Programma Nazionale per la Formazione Continua ha fino ad ora individuato 32 professioni coinvolte sia nella fase sperimentale 2002- 2007 che nella prossima fase di "regime ordinario" nel triennio 2008 - 2010; queste nel dettaglio: * Medico chirurgo * Veterinario * Odontoiatra * Farmacista * Biologo * Chimico * Fisico * Psicologo * Assistente sanitario * Dietista * Educatore professionale * Fisioterapista * Igienista dentale * Infermiere * Infermiere pediatrico * Logopedista * Ortottista/Assistente di oftalmologia * Ostetrica/o * Podologo * Tecnico della riabilitazione psichiatrica * Tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare * Tecnico audiometrista * Tecnico audioprotesista * Tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro * Tecnico di neurofisiopatologia * Tecnico ortopedico * Tecnico sanitario di laboratorio biomedico * Tecnico sanitario di radiologia medica * Terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva * Terapista occupazionale * Ottico * Odontotecnico Sostanzialmente sono quelle <http://www.ministerosalute.it/professioniSanitarie/paginaInterna.jsp?id=91& menu=strumentieservizi> professioni <http://www.ministerosalute.it/professioniSanitarie/paginaInterna.jsp?id=91& menu=strumentieservizi> che il Ministero della Salute riconosce formalmente e che hanno in comune, possiamo dire per semplificare, una normativa specifica, la formazione universitaria e, anche se non sempre, un ordine, un albo o un collegio. Infatti gli OSS, attività regolata dall'accordo Stato - Regioni (e province autonome), pur riconosciuti a tutti gli effetti, non sono obbligati alla formazione continua ECM. Il tecnico dei servizi sociali (TSS) è un titolo di studio secondario superiore di area sociale, che non sempre è automaticamente spendibile sul piano occupazionale; in alcune aree territoriali, ho saputo, integrano le conoscenze teoriche acquisite nel quinquennio con stage pratici presso strutture socio-sanitarie e con conoscenze sanitarie fornite grazie alla collaborazione con formatori provenienti esclusivamente dalle ASL, al termine dei quali ottengono anche l'attestazione di Operatore Socio-Sanitario, molto più spendibile ed appetibile a livello lavorativo. Se da un lato questo è l'impianto normativo che non vincola il TSS a frequentare la formazione continua resta pur sempre vero che il Servizio Sanitario Nazionale è una realtà complessa e dinamica in perenne evoluzione tesa a soddisfare i bisogni di salute dei cittadini attraverso prestazioni adeguate, efficaci, efficienti e tempestive. Ogni operatore direttamente o indirettamente coinvolto col SSN non può affermare di potere erogare le prestazioni sanitarie richieste se non adeguando costantemente le conoscenze e la competenza ai mutamenti scientifici, normativi e tecnologici della Sanità. E' un valore etico e morale basato su principi e non su obblighi o sanzioni. Solo attraverso la formazione e l'autoformazione si è in grado di fornire prestazioni sanitarie appropriate e qualitativamente adeguate. Quindi, per sintetizzare una conclusione, non è un obbligo per il TSS (o per l'OSS) partecipare ad eventi formativi ECM, ma un dovere "etico". Cordiali saluti Marco Piazza |
| 217 - Selezione per passaggio al livello Ds: quale valutazione del master in coordinamento? | |
| Ciao Marco,
il 4 maggio ho partecipato alla prova d'esame per il concorso di
selezione intena per il passaggio di categoria al livello economico DS,
(bando scaduto il 4 agosto 2006). Alla pubblicazione della graduatoria,
alla voce punteggio titoli al master in coordinamento è stato assegnato
1 punto, nonostante la L. 43/2006 lo indichi come requisito
indispensabile. Posso fare qualcosa per far riconoscere più punteggio?
Ti ringrazio per la risposta. S. |
Cara S. ,
purtroppo i criteri
di valutazione individuati dalle commissioni d'esame (o di
selezione) non sono indicati da nessuna norma ma sono adottati con
ampia libertà da parte della commissione stessa.
Unica arma, se così
vogliamo chiamarla, è l'applicazione dei criteri che deve essere
equa e giusta e verso la quale può esercitarsi il controllo anche
richiedendo, con lettera raccomandata, l'accesso agli atti ai sensi
della legge 241/90 (segui il
link per leggere un parere legale).
Da un punto
squisitamente normativo la
legge 43/2006 art.
6, indica come necessario il possesso del diploma di Master o
dell'Abilitazione a Funzioni Direttive per potere esercitare il
ruolo di Infermiere coordinatori equiparando i due titoli.
Ma perlomeno questa
norma dovrebbe impedire a coloro che non possiedono un titolo
formativo adeguato, e come permetteva il precedente e scadutissimo
CCNL 2004, di venire incaricati di funzioni di coordinamento.
Fatti salvi questi
imperativi di legge resta facoltà della Commissione esaminatrice
decidere come valutarli anche se, in altre occasioni e in diversi
contesti, i titoli universitari tendono ad essere valutati
maggiormente di quelli non accademici.
Marco Piazza
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| 216 - Riferimenti bibliografici sul calcolo del lavoro infermieristico | |
| Sono in preparazione per la tesi di master in management per le funzioni di coordinamento , avrei bisogno di un testo di riferimento per il calcolo di lavoro infermieristici. grazie d. distinti saluti. |
Cara O. ,
pur non fornendo che
occasionalmente tale attività per ovvie ragioni di carichi di
lavoro, direi che puoi trovare alcune nozioni interessanti sul
libro:
Misurare l'assistenza di Moiset,
Vanzetta e Vallicella, McGraw-Hill Milano 2003.
Oltre a questo non ho nozione di
altri testi.
In bocca al lupo per tutto
Marco Piazza
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| 215 - Titolo di infermiere soccorritore CRI e conversione in titolo di infermiere generico | |
| (...) IL
CORSO CHE STO FACENDO DA CROCEROSSINA , CHE MI PERMETTERA' DI DIVENTARE,
DOPO 2 ANNI, INFERMIERA GENERICA CON GRADO DI SOTTO TENENTE, SI AVVALE DI MODULI DI STUDIO CHE VENGONO PROPRIO DALL'UNIVERSITA' DI SCIENZE INFERMIERISTICHE., (...) VOLEVO CHIEDERLE, SE OTTENUTO IL DIPLOMA DI CROCE ROSSA ITALIANA, CIOE' DIVENTANDO INFERMIERA GENERICA , POSSO FARE IL PASSAGGIO A SCIENZE INFERMIERISTICHE CONVALIDANDO ALMENO UN ANNO DI CORSO. (...) COSA MI CONSIGLIA DI FARE?
|
Ho atteso a
risponderti per documentarmi su un campo solo collaterale al mio. La CRI è una istituzione dalla storia secolare che però percorre un cammino diverso, diciamo parallelo, rispetto a quello della sanità pubblica; ha profonde radici nel mondo militare del quale condivide il modello gerarchico e ha forti agganci col mondo politico, è parte della Protezione Civile ma poggia ancora molto sul volontariato. In effetti ho trovato qualche voce (avrei preferito riferimenti di legge alle dicerie ma senza esito) che afferma della possibilità di utilizzare il titolo di infermiere soccorritore CRI convertendolo nel diploma di Infermiere generico, ma non credo che questo possa aiutare a trovare lavoro o a semplificare il percorso formativo di infermiere presso gli atenei italiani. Attualmente nelle dotazioni organiche del Servizio Sanitario Nazionale non è prevista la figura di Infermiere generico se non come ruolo ad esaurimento e con inquadramento simile all'OSS. Non può essere bandito alcun concorso e la figura scomparirà con il pensionamento degli ultimi I.G. che dovrebbero avere tutti oltre trent'anni di anzianità di servizio. Gli Atenei possono, anzi devono, valutare i crediti formativi con i quali gli studenti immatricolati accedono ai loro corsi ma difficilmente valutano attività o documentazione o diplomi non emessi dal medesimo mondo accademico. Pur spettando alla commissione di valutazione che ogni Università attiva per svolgere tale compito l'ultima parola, ed in base alla mia esperienza, sono portato ad escludere che tale organismo possa valutare positivamente il diploma CRI e considerarlo come credito formativo. Il vantaggio del corso CRI è la gratuità e la confidenza che determina rispetto ad una serie di campi scientifici (come la biologia) che sono una delle aree di sapere valutate con il test di selezione aumentando le chances di un esito positivo. Pur essendo di grande difficoltà e richieda molto impegno e molto coraggio credo convenga trasferirsi al nord dove è possibile trovare lavoro e, grazie anche alle borse di studio, mantenersi durante il percorso formativo. E' una strada ardua ma ritengo offra maggiori possibilità e sia meglio percorribile. Il bocca al lupo Marco Piazza |
| 212- Possibilità di impiego col diploma di Laurea in Infermieristica | |
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Buongiorno Sig.Piazza, mi chiamo Marina, ho 25 anni e attualmente
lavoro come impiegata in Trentino. Il mio desiderio sarebbe però quello
di riprendere gli studi e iscrivermi alla facotà di Scienze
Infermieristiche. La domanda che Le pongo è questa: gli infermieri sono sempre molto richiesti e quindi dopo la laurea è facile trovare lavoro? E quali sono le tendenze per i prossimi anni? Grazie. |
Cara Marina, pur non avendo certezza matematica rispetto alla tua zona di residenza sono più che convinto che il Nord Italia presenti un bisogno di infermieri quasi disperato. Considera infatti che il numero complessivo di posti che gli atenei riservano alla nostra professione (circa 13500) sono da anni inferiori al numero di coloro che vanno in pensione o si dimettono volontariamente. Inoltre c'è da considerare che in questo e nel prossimo anno, anche a causa del gradone pensionistico della legge Maroni e per via di politiche di assunzione risalenti a circa 35 anni fa che dovrebbero veder fuoriuscire per pensionamento un rilevante numero di colleghi. Gli infermieri sono molto ricercati. In Emilia Romagna se un paio di anni fa un laureato trovava immediatamente lavoro nel privato sanitario e sociale ed entrava nel pubblico al primo concorso utile (circa due/tre anni per un lavoro a tempo indeterminato), oggi in pratica non vi è il passaggio per il privato sanitario con chiamata diretta per incarico a tempo determinato con la prospettiva di sostenere un concorso per il ruolo entro un anno. In Trentino direi che il problema ha caratteristiche di acuità ancora più forte. Il lavoro non è il problema, mentre devi fare più attenzione se sei portata alle relazioni sociali e non ti sia di disturbo dover trattare con persone malate e fare turnazioni festive e notturne, col dover ogni tanto saltare i riposi e avere uno stipendio non misero ma neppure da nababbi. Se per te questi non sono problemi allora ti saluto fin da ora con un... BENVENUTA!! Marco Piazza |
| 211 - Il Master di I° livello per il Valutazione dei Servizi Socio Sanitari della Facoltà di Sociologia non è valido per lòa posizione di Coordinamento infermieristico. | |
| Ho intenzione di frequentare il master di I livello in "ORGANIZZAZIONE, MANAGEMENT E VALUTAZIONE DELLE POLITICHE E DEI SISTEMI SOCIOSANITARI" A.A. 2006/2007 organizzato dalla Facoltà di Sociologia "FEDERICO II" di napoli. Voleco sapere in che modo potrei spendere questa esperienza in futuro e se, in particolare, potrebbe essere utile ai fini del coordinamento infermieristico di un'unità operativa, o se sarebbe più utile a tal fine frequentare un master più specifico diretto al coordinamento infermieristico. Grazie |
Caro Salvatore,
la vecchia carriera infermieristica, quella per intenderci
immaginabile fino ad una deicna di anni fa, costituita da una
ingresso come infermiere, poi coordinatore ed infine poi dirigente
volta interamente all'interno del "comparto" non è più da ritenersi
valida.
Oggi la
legge 251 2000 prevede che
direzione infermieristica dei SIT (Servizi Infermieristici e
Tecnici) sia da affidare ad un infermiere con laurea specialistica
(180 CFU della Laurea di primo livello + 120 per il secondo) e venga
inquadrato nella dirigenza.
La
legge 43 2006 riconosce il Coordinatore
Infermieristico in colui che ha il titolo universitario ottenuto in
seguito ad un Master (ulteriori 50 crediti formativi universitari) o
al possesso del titolo di AFD precedente. Il management intermedio
resta ancora legato ad una visione gestionale con le sue radici nel
passato sia in termini di "autorità e autorevolezza" sia in termini
di riconoscimento economico; questo però è un altro discorso e lo
chiudiamo qui.
Per rispondere alla tua domanda direi che la cultura non è mai
troppa, soprattutto per noi infermieri solo recentemente giunti alla
formazione di base in università.
Oggi un percorso formativo come quello che indichi, riconosciuto
certamente per ogni momento formativo universitario successivo (i
titolo universitari possono costituire un
credito per ulteriori corsi di studio) e titolo da spendere in
termini di curriculum personale non può in ogni caso essere
ricompreso tra i titoli riconosciuti nella legge 43/06 come validi
per il coordinamento.
Se il CCNL scaduto ma tuttora vigente prima dell'emanazione di
questa legge consentiva delle deroghe per coloro che avevano "le
caratteristiche" ma non i titoli, la norma prima citata risolve
decisamente ogni possibile dubbio: solo la formazione specifica
(Master) consente l'acceso alle funzioni di coordinamento.
Marco Piazza
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| 200 - Riconversione creditizia: parliamone | |
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Buongiorno, mi permetto di disturbarla per avere un chiarimento: mi sono diplomato nel 1987 infermiere professionale e laureato nel 2005 in infermieristica. Praticamente avendo il diploma superiore e il triennio della scuola infermieri, ho potuto accedere alla riconversione, e laurearmi. Mi dicono che non vi è alcuna differenza tra me prima e me dopo, nel senso ironico che infermiere ero e ora lo sono di nuovo, per via dell'equipollenza dei diplomi con la laurea. Allora penso: perché mi sono fatto "mazzo", (scusi l'espressione forte), per che cosa?? Ho il vantaggio che posso fregiarmi del "dott." davanti al mio nome, e poi??? Io sono felice e contento di aver approfondito il mio bagaglio culturale, e non recrimino assolutamente nulla di quello che ho fatto, anche se ho dubbi che sia servito. Forse per la carriera, avere il titolo da laureato, potrà aiutarmi ad aprire diverse porte, rispetto a quello da diplomato,...(?) Se ha tempo, vorrei un suo commento.. Cordiali saluti e grazie per la collaborazione |
Ciao Gabriele,
essendo anche io un riconvertito non posso che
condividere con te contentezza e la felicità e, forse con un po' di
narcisismo e di vanagloria, posso dire di avere raggiunto uno degli
obiettivi che mi ero posto nel passato.
Ho sempre avuto a che fare con altri operatori
laureati e ho sempre, forzatamente all'inizio ma con naturalezza in
seguito, cercato di costruire rapporti professionali basati sul
rispetto reciproco e sulla pari dignità professionale. Questo mi ha
sempre portato grandi soddisfazioni professionali e poche noie
(poche non nessuna).
A volte la mancanza di un pezzetto di carta
di formazione universitaria mi ha portato a "subire" alcune
situazioni e portato a desiderare di procurarmelo.
Ebbene l'ho fatto.
Ora nell'ambiente in cui lavoro (un centro di
formazione) non è cambiato nulla, io sono lo stesso di sempre (e il
mio stipendio non è migliorato), ma so che se voglio posso accedere
a master e alla specialistica senza debiti formativi, posso essere
meglio valutato in occasione di concorsi interni ed esterni ed il
mio curriculum, se presentato in occasione di relazioni presso
convegni ECM, viene meglio valutato dai referees.
Se poi trovo un maleducato che vuole far pesare con
me la sua laurea, posso sempre tenergli testa.
Ma la cosa importante è, se mi permetti il paragone e
una maggiore intimità, che noi che non siamo stati "fermi" siamo
come surfisti in attesa della "madre di tutte le onde".
Agognata una intera vita noi l'aspettiamo in mare e
lasciamo i ridanciani e i criticoni a riva dove potranno solo
osservarla passare; se passa l'Onda noi saremo lì e pronti, e se una
occasione di migliorare il nostro stato, la nostra cultura e la
nostra posizione di persone, di cittadini e di infermieri ci viene
offerta, noi saremo un passo avanti agli altri per raccoglierla.
Non per furberia, non per nepotismo, non per
clientela ma perun dignitoso e onorevole merito previdente.
a presto
Marco Piazza
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| 199 - Formazione universitaria: come accedere alle informazioni dei diversi atenei | |
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Ciao Marco sono Flora un'infermiera di Napoli ,potresti
darmi informazioni su qualche Università campana che consente la
trasformazione del diploma regionale di infermiere in laurea? Hai anche
informazioni riguardanti la laurea magistrale o il master in
coordinamento sempre relative ad università campane? Attendo notizie,
grazie mille e complimenti a tutto lo staff per il sito. |
Ciao Flora,
le informazioni che mi chiedi sono già disponibili nella sezione FAQ
ma puoi avere notizie più aggiornate consultando i siti dei singoli
atenei.
Una scorciatoia la trovi nella Sezione Formazione
aprendo la pagina della
Mappa Atenei del nostro sito di
aiol.
Cliccando sulla sigla della provincia a te vicina ti
collegherai al sito della locale facoltà di Medicina e Chirurgia.
Dovrebbero essere presenti tutti gli atenei ma per ogni dimenticanza
o problema ti prego, come prego tutti i nostri lettori, di inviare
una segnalazione alla associazione AIOL.
A quel punto cercando nell'Offerta formativa puoi individuare sia la
possibilità di accedere alle informazioni riguardanti il
riconoscimento dei titoli pregressi (riconversione creditizia) sia
accedere all'offerta post-laurea categoria
formativa cui i master appartengono.
Alcuni anni fa, nella fase di esordio dei master previsti dalla
normativa (profilo professionale dell'infermiere e legge di riforma
universitaria) aggiornavo periodicamente una tabella che tentava di
riportare constantemente l'andamento delle proposte in questo campo,
poi l'offera ha raggiunta tale vastità e diversità da richiedere
risorse non disponibili alla nostra associazione.
Oggi praticamente ogni ateneo ha attivato alcuni master con buone
possibilità di accesso (anche se a costi consistenti); per tali
ragioni si reinvia chi fosse interessato a consultare direttamente
il sito universitario dell'università più "agevole" rispetto al
proprio domicilio.
Mi invii una successiva richiesta, che per comodità riporto in
questa risposta, riguardante la possibilità di svolgere la
riconversione anche tramite il web; in effetti certamente
l'ateneo
di Chieti (di altri al
momento non ho notizia) offre questa opportunità che, sfruttando
internet permette di laurearsi frequentando le lezioni a distanza e
con poche trasferte si riesce a concludere il percorso formativo.
Attualmente il bando è scaduto ma alla fine del corrente anno solare
o ai primi di gennaio sarà probabilmente bandito un nuovo corso al
quale si può iscriversi solo on-line.
un saluto
Marco Piazza
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| 198 - E' possibile fare formazione valida per i crediti ECM anche senza essere provider? e come diventarlo? | |
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Anzitutto complimenti per l'impegno e grazie di esserci. Sono inf.in una casa di cura accreditata, ho conseguito il master in management infermieristico per le funzioni di coordinamento per cui qualità, ebn, organizzazione e quant'altro, sono diventate per me di fondamentale e necessaria importanza.Tra le mie passioni c'è la formazione aziendale alla quale vorrei dedicarmi. Attualmente l'ECM è soddisfatta da un ente esterno e senza nulla voler togliere so bene che molti dei corsi non rispondono ai bisogni formativi di cui c'è bisogno (tra i docenti non c'è neanche un infermiere). Le chiedo: 1) per fare formazione aziendale occorre necessariamente che l'azienda diventi provider? se la risposta è positiva può fornirmi indicazioni precise in merito e avere una procedura specifica su come procedere? 2) l'infermiere può preparare corsi di formazione,aggiornamento, giornate di studio ecc.. e chiederne l'accreditamento, come? Grazie |
Cara collega,
l'attività di formazione del personale nello spirito della
Formazione Continua e valida per il rilascio di crediti deve
obbligatoriamente passare attraverso un provider accreditatosi
presso la Commissione Nazionale per la Formazione Continua (CNFC);
per fare questo è stata prevista una precisa procedura da utilizzare
al fin di ottenere il riconoscimeto degli eventi formativi e il
rilascio dei crediti stessi.
Tutti i passi formali per ottenere ciò sono reperibili nella
apposita
sezione ECM
presso il sito del Ministero della Salute.
I passi necessari richiedono il rispetto di determinati requisiti e
una fase di "rodaggio" sia delle persone che delle procedure da
utilizzare; non è semplice ma fino ad oggi sono circa 10.000 le
aziende, gli enti, le associazioni, le società ecc. che
hanno raggiunto questo riconoscimento. Ricordo che non si tratta di
vero accreditamento ma di una autorizzazione e che, in ogni caso,
siamo ancora in una fase, seppur avanzata, di sperimentazione.
Sulla base di questo riconoscimento il provider può sottoporre gli
eventi formativi che organizza alla CNFC che li valida, affidandoli
con assegnazione anonima, a referees (valutatori esperti) della
stessa professione dei destinatari del corso che si progetta.
In base al numero di crediti ECM rilasciati è previsto il versamento
di un contributo (vedi normativ per il
calcolo dei contributi ) che va da un minimo di circa 260
ad un massimo di circa 775 euro.
E' possibile evitare la complessa procedura di riconoscimento
affidandosi, per la sola parte relativa ai riconoscimento dei
crediti a provider i quali si limitano ad offrire il gratuito
patrocinio o far accreditare l'evento lasciando l'onere
dell'organizzazione ed i costi relativi al soggetto non provider.
Possono essere di aiuto il collegi provinciale IPASVI, le ASL,
associazioni professionali o scientifiche, sindacati (anche di
categoria) ecc. presenti nel territorio.
Con questa pratica, non infrequente peraltro, è possibile iniziare
attività formative ECM in attesa di relativo riconoscimento da parte
ministeriale.
Per quanto riguarda la seconda domanda (limitarsi per cortesia ad un
solo quesito per richiesta) è vero che spesso si leggono programmi
di corsi di aggiornamento o di eventi residenziali i cui relatori
sono tutti immancabilmente provenienti da altre professioni (in
prevalenza medici). In realtà ogni soggetto o professionista, quindi
l'infermiere non è da meno, può essere impiegato in attività
formative in qualità di docente. Tra i numerosi criteri che
contribuiscono all'assegnazione dei crediti ci sono il curriciculum
studiorum/professioanle e l'esperienza formativa dei docenti. La
scelta dei relatori deve quindi previlegiare persone tenendo conto
sia delle capacità comunicative, sia degli studi compiuti, sia
dell'esperienza in qualità di professionista e di docente e, per
finire, delle pubblicazioni scientifiche.
L'infermiere insegnando in eventi ECM (è valutato da altri
infermieri) se non è molto esperto può diventarlo e se in una prima
fase l'inesperienza non contribuisce ad innalzare la resa
dell'evento, nel tempo aggiungendo esperienza al proprio bagaglio e
al proprio curriculum diventa un valore aggiunto per il successo del
corso e ottiene anche un suo arricchimento personale, professionale
e di carriera.
saluti
Marco Piazza
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| 197 - Siti sull'epilessia | |
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Gent.le Sig. Marco. Grazie per la sua risposta via mail.
Potrebbe indicarmi siti riguardanti l'argomento epilessia? grazie e
buona giornata |
Cara Sabrina,
Così, giusto come sorpresa dell'uovo di Pasqua ti mando alcuni link senza alcuna spiegazione, per fare prima visto che non ho molto tempo. Spero ti servano e ti permettano di fare una buona tesi. ciao e a presto ritrovarti su Infermierionline.net
Marco
Ricercare su PubMed con i seguenti parametri: "Epilepsy"[MeSH] AND "Nursing Care"[MeSH] |
| 196 - Atteggiamenti vessatori o regolari? | |
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Vorrei sapere cortesemente se un capotecnico,con il
consenso formale del direttore del reparto U.O ,può mettere in turno
festivo domenicale (su 52 settimane l'anno) ben 26 settimane e quindi 2
domeniche mensili;un tecnico ed imporgli solo a lui ( tra tutti i suoi
colleghi ) la suddetta turnazione senza nessuna motivazione apparente
ma adducendo la stessa al fatto che io usufruendo della L.104\92 mi sia
autoastenuto dall'effettuare i turni di pronta reperibilità notturna che
la stessa mi permette di attuare. Quindi credo per ritorsione nei miei
riguardi mi ha imposto di prestare servizio festivo domenicale diurno
ben 2 volte al mese. Chiedo al più presto di sapere se tutto ciò è
lecito da parte dei miei superiori? oppure qui essi stanno perpetrando
palesemente un abuso di potere. grazie per l'eventuale risposta. |
Caro Alessandro,
con i dati da te forniti (il sapere la regione mi avrebbe aiutato a
contestualizzare i problema) posso solo constatare come la
situazione che stai vivendo appia come una vera e propria
vessazione; ma la mia impressione ha scarsissima rilevanza e occorre
stare a i fatti.
Naturalmente la prima cosa che devi fare è quella di contattare una
sigla sindacale che possa accertare l'eventuale situazione di
mobbing nei tuoi confronti (in alternativa ti resta solo la tutela
tramite azione legale individuale facendoti inizialmente carico dei
costi).
ll ricorso ai benefici della
L. 104/92,
lo ricordo a tutti i lettori, fa parte della categoria dei diritti e
delle tutele e non autorizza ad alcuna forma di compensazione o
discriminazione da parte del beneficiario.
Nel frattempo raccoglierei i dati di distribuzione dei turni dai
quali posa risultare evidente che c'è una particolare e pervicace
malevolenza nei tuoi confronti rilevando come la turnazione festiva
non sia equamente distribuita tra tutto il personale.
Inoltre ti consiglio di leggere l'articolo: "Ordine
di servizio, istruzioni per l'uso" e
richiederlo per ogni volta che ritieni sia stato compiuto un abuso
nei tuoi confronti o il turno venga cambiato con scarso preavviso.
Ripeto che però, oltre ad informare capotecnico e primario che tu
intendi ricorrere alle vie legale per la tutela della tua persona e
dei tuoi diritti se non saranno predisposti turni equamente
distribuiti tra tutto il personale o se non si interromperanno gli
atteggiamenti discriminatori, l'intervento di un legale o di un
sindacato è praticamente necessario essendo il diritto del lavoro
una disciplina compessa e difficilmente autogestibile senza adeguato
background legale.
Saluti
Marco Piazza
|
| 195 - Selezione irregolare alla specialistica | |
|
Gentilissimo Marco, probabilmente avrai già ricevuto
questa segnalazione, in realtà non so se l'invio precedente è andato a
buon fine. Vengo al dunque ed espongo il fattaccio.Il 28 settembre ho
eseguito i test per l'ammissione al corso di laurea di II livello in
scienze Infermieristiche ed ostetriche classificandomi 52 su 30 posti
disponibili. Quando sembrava tutto finito ecco il colpo di scena,
l'università di Bari rettifica la graduatoria ( a seguito di alcuni
ricorsi ) e così da 52 mi ritrovo 49, voi direte poca cosa, se non fosse
che cinque dei 30 primi classificati, regolarmente immatricolati, si
ritrovano fuori e spalmati in posizioni che vanno dalla 31 alla 54.
L'università per correre ai ripari ed evitare possibili nuovi ricorsi
decide di chiedere al MIUR l'allargamento 60 posti nell'intento di far
rientrare così gli infermieri già immatricolati. Ma oggi, colpo di
scena, senza nessuna autorizzazione del MIUR, l'università di Bari
decide di iniziare le lezioni, già molto in ritardo, e di ammettere
comunque i 5 infermieri già immatricolati e dietro alle mie richieste di
chiarimento, il professore un po seccato e forse impaurito di una
possibile azione legale mi invita a fare pressioni sul Ministero per
L'Università indicandomi anche il Dirigente a cui rivolgermi. Mi chiedo,
è giusto tutto questo? E' giusto che un infermiere che si trova
attualmente in 54 posizione, solo perché è stato erroneamente
immatricolato possa scavalcarmi? Quali azioni legali mi conviene
intraprendere? Una lettera indirizzata al Ministero, al Magnifico
Rettore dell'Università ed al direttore del corso può fare qualcosa?
Grazie per la vostra pazienza e la vostra collaborazione, ma credetemi
ho bisogno di sfogarmi. |
Caro Salvatore,
l'ateneo barese, come tutti gli altri più o meno, non è scevro dal
compiere errori in fase di costituzione di graduatorie per
l'ammissione a corsi di laurea a numero chiuso.
A parte la mia personale massima solidarietà a te e a tutti quelli
che vivono la tua medesima situazione frustrante, l'unica via che
posso suggerirti alternativa al ricorso per vie legali (meglio se
affrontato con una tutela collettiva che mette più forza in campo) è
quello di accrescere il tuo curriculum, e quindi migliorare il tuo
prossimo punteggio per la selezione del futuro anno accademico,
frequentando corsi di lingua (non fanno mai male) di informatica (la
patente ECDL per computer che è uno standard europeo riconosciuto e
accettato) oppure trovando la maniera di aumentare le
pubblicazioni su periodici o altri veicoli editoriali che sono
sempre molto apprezzati in fase di selezione.
Approfitto per mandarti tanti auguri
Marco Piazza
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| 194 - Obbligo dei crediti ECM | |
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Gentilissimo Marco, sono Maurizio e scrivo per chiederti informazioni in merito all'aoobligatorietà dei crediti ECM. Sono studente al primo anno di Laurea Specialistica all'Università Magna Graecia di Catanzaro, e contemporaneamente lavoro presso una Casa di cura privata di Reggio Calabria; volevo chiederti: visto che sono studente di Specialistica, sono esonerato dall'acquisizione dei crediti ECM fino alla fine legale del corso di Laurea? Se è così, potresti per cortesia fornirmi dei riferimenti legislativi che mi possano aiutare con la Direzione Generale della Struttura al fine di far capire loro che l'esonero dagli ECM per me è tutelato dalla legge? Nel ringraziarti anticipatamente del tempo che mi hai dedicato, invio cordiali saluti |
Caro collega,
l'attività formativa post-base (master, specialistica,
dottorato ecc.) è di fatto un momento in cui l'operatore sanitario
completa, integra, approfondisce e aggiorna le proprie conoscenze
professionali; durante questo periodo è esentato dall'obbligo di
ottenere crediti.
Ti riporto integralmente le notizie da tre richieste e disponibili
presso il sito del Ministero della Salute, presso la sezione
domande e risposte operatori nel settore
ECM:
"E' esonerato dall'obbligo dell'E.C.M. il personale sanitario che
frequenta, in Italia o all'estero, corsi di formazione post-base
propri della categoria di appartenenza (corso di specializzazione,
dottorato di ricerca, master, corso di perfezionamento scientifico e
laurea specialistica, previsti e disciplinati dal Decreto del MURST
del 3 novembre 1999, n. 509, pubblicato nella G.U. n. 2 del 4
gennaio 2000; corso di formazione specifica in medicina generale, di
cui al Decreto Legislativo 17 agosto 1999, n. 368, emanato in
attuazione della Direttiva 93/16/CEE in materia di libera
circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro
diplomi, certificati ed altri titoli; formazione complementare es.
corsi effettuati ai sensi dell’art. 66 “Idoneità all’esercizio
dell’attività di emergenza” di cui al Decreto del Presidente della
Repubblica 28 luglio 2000 n. 270 Regolamento di esecuzione
dell’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con
i medici di medicina generale; corsi di formazione e di
aggiornamento professionale svolti ai sensi dell’art. 1, comma 1,
lettera d) “Piano di interventi contro l’AIDS” di cui alla Legge 5
giugno 1990, n. 135, pubblicata nella G.U. n. 132 dell’8 giugno
1990) per tutto il periodo di formazione (anno di frequenza). Sono
esonerati, altresì, dall’obbligo E.C.M. i soggetti che usufruiscono
delle disposizioni in materia di tutela della gravidanza di cui alla
legge 30 dicembre 1971, n. 1204, e successive modificazioni, nonché
in materia di adempimento del servizio militare di cui alla legge 24
dicembre 1986, n. 958, e successive modificazioni, per tutto il
periodo (anno di riferimento) in cui usufruiscono o sono
assoggettati alle predette disposizioni."
Come puoi notare sono riportati tutti i riferimenti normativi. Auguroni per il tuo studio Marco Piazza |
| 193 - Operatore Servizi Sociali e Operatore Socio Sanitario - differenze | |
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Ho raggiunto con il triennio il diploma di OPERATORE DEI SERVIZI SOCIALI ma non mi è ancora chiaro se è equiparato a quello dell’ OPERATORE SOCIO SANITARIO è evidente che i due titoli si assomigliano molto ma la mia domanda è questa!!! Se sono due formazioni diverse, è logico dare maggior titolo ad un corso di 1000 ore che a 3 anni di scuola sociale ? considerato che le materie di base sono le stesse??? Per semplificare: - è mai possibile che un Operatore socio sanitario possa lavorare in case di riposo o di cura per anziani mentre un Diplomato Statale Operatore dei Servizi Sociali NO.!! Per semplificare ancora di più potresti aiutarmi a capire la differenza fra questi: - Operatore Socio Sanitario ( corso di 1000 ore) - Operatore dei Servizi Sociali (diploma di 3 anni ) - Operatore Tecnico dei Servizi Sociali (diploma di 5 anni) Mia figlia è Operatore dei Servizi Sociali e vorrebbe lavorare in una casa di cura o riposo per anziani, ma non viene accettata e ciò che mi fa arrabbiare maggiormente è che non sanno dirmi il perché. Poiché come me, non vedono differenze sostanziali con l’Operatore Socio Sanitario che viene accreditato senza problemi. Saluto e ringrazio di cuore.
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Caro James,
la formazione dell'OSS avviene attraverso un corso
formativo di 1000 ore, come da te correttamente riportato, nelle
quali, oltre all'attività di stage pratico presso
le unità operative della ASL o presso altre strutture sanitarie
convenzionate, il programma teorico fornisce contenuti
sanitari insegnati da docenti formatori provenienti dal
Servizio Sanitario Nazionale (infermieri, caposala, medici ecc.) e
contenuti sociali forniti da docenti dell'ente formatore.
In queste due caratteristiche sta forse la
spiegazione del mancato accoglimento delle domande di impiego di tua
figlia:
Il programma dei Centri di Formazione e quello degli
Istituti per Tecnico dei Servizi Sociali non è sovrapponibile.
Il problema non è la quantità o la durata di studio
ma i contenuti svolti.
Qui nella mia realtà territoriale un Istituto di
Scuola Media Secondaria ha attivato in passato una convenzione con
la AUSL perchè quest'ultima fornisse un tutor/docente che seguisse
la formazione sanitaria e per fare in modo che,
facoltativamente e al termine delle lezioni regolari, gli studenti
medi interessati potessero frequentare uno stage pratico
presso l'ospedale.
Solo questi alla fine, al raggiungimento della
maturità, hanno contestualmente ricevuto il diploma di OSS.
Ma non tutte le situazioni territoriali sono uguali e
l'autonomia legislativa in materia sanitaria e sociale allontana
sempre di più una Regione dall'altra producendo, di fatto, diversi
sistemi sanitari e contenendo il ruolo dello stato a funzioni di
indirizzo e controllo.
Il mio consiglio è di rivolgersi presso la Scuola
Media Superiore ove tua figlia si è diplomata per vedere se e come è
possibile parificare/sanare la differenza tra i programmi o, in
alternativa, rivogersi ad un Centro di Formazione Professionale per
verificare come sia possibile riconvertire il credito formativo in
un diploma utilizzabile in questa importante professione d'aiuto.
Saluti
Marco Piazza |
| 192- Limite di anzianità per iscrizione alla laurea | |
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Gent.mo staff di Infermierionline mi chiamo Luca e abito in provincia di Bologna.Ho 28 anni e attualmente lavoro come impiegato commerciale,ma da circa un anno presto servizio come volontario nella Croce Verde di un paesino vicino casa mia.Devo dire che le soddisfazioni che ho avuto in questo periodo sono state davvero tante,probabilmente il desiderio di "aiutare il prossimo"latente in me,si e' manifestato in questa esperienza.Ora,la mia domanda e'!Secondo voi se alla mia eta' mi iscrivessi alla Laurea in Infermieristica a Bologna,calcolando di terminare gli studi verso i 31 anni,porto' ancora trovare lavoro,oppure saro' troppo vecchio?? cordialmente |
Caro Luca,
io opero in un Polo Formativo e devo dire, per
esperienza diretta, che sono numerosi gli studenti ultratrentenni
che si iscrivono e che finiscono il corso, in alcuni casi anche
persone oltre i 40 hanno iniziato lo studio e lo stanno per
concludere.
Molto spesso sono Operatori Tecnici addetti
all'Assistenza (OTA) che vogliono elevare la loro condizione
professionale e retributiva dopo anni durante i quali hanno potuto
familiarizzare col lavoro. Altre volte sono persone che vogliono
rispondere in questo modo al loro bisogno di impegno solidaristico e
volontaristico; in qualche caso persone stanche di fare un lavoro
disumanizzato o mercificato e vogliono riprendere in mano una
visione più umanizzata del lavoro.
Per finire non mancano adulti con altri titoli di
studio, anche a livello universitario che, non trovando impiego col
loro precedente diploma, intraprendono la carriera infermieristica.
Non è l'età a rappresentare il vero filtro ma altri
parametri:
Come vedi la scelta è nelle tue mani... ma il tempo
per riflettere non manca visto che i bandi per l'Ateneo bolognese
usciranno con ogni probabilità nella seconda metà di luglio e avrai
tempo fino alla fine di agosto per perfezionare l'immatricoazione
per la quale c'è un esame di selezione visto che trattasi di Corso a
numero chiuso.
Marco Piazza
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| 191- Tesi: gestione dell'emotrasfusione e ruolo dell'infermiere nella prevenzione delle complicanze in pazienti in età pediatrica | |
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Salve,sono uno studente all' ultimo anno del corso di
laurea in scienze infermieristiche presso l' universita' di Bari. Il
prossimo novembre dovro' relazionare la mia tesi che trattera' della
gestione dell'emotrasfusione e ruolo dell'infermiere nella prevenzione
delle complicanze in pazienti in età pediatrica.A tal proposito mi
chiedevo se fosse possibile ricevere del materiale in merito,al fine di
formulare un buon lavoro, visto che fin'ora ho riscontrato difficoltà di
ricerca. In attesa di un vostro cortese riscontro porgo cordiali saluti Aldo |
Caro Aldo,
mi spiace veramente doverti rispondere negativamente
per due ragioni:
L'attività dei colleghi di Infermierionline e mia è assolutamente
volontaria e gratuita e resa coll'intento di contribuire al
progresso della professione nell'interesse dei pazienti e in una
logica di condivisione della conoscenza, questo impegno ha purtroppo
dei confini, questo è uno di quelli, oltre i quali rischiamo salute
e affetti.
Ti consiglio di prendere visione degli articoli sulla ricerca
bibliografica on-line disponibili nella sezione
Formazione/in pillole , i quali puoi scaricare
liberamente ed utilizzare come traccia per acquisire una corretta
metodologia di ricerca sulle banche dati disponibili in internet.
In ogni caso compito di guidare lo studente nella stesura della tesi
è dei tutor e del relatore, a loro sarebbe corretto riferirsi.
a presto rileggerti come collega
Marco Piazza
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| 190 - Obbligo del diploma scuola media superiore per riconversione titolo | |
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Ciao Marco, sono in possesso del diploma di infermiere professionale dal 1978(triennale conseguito ai sensi del regio decreto 21/11/29 n.2330 legge 15/11/73 n.795). Quando mi sono iscritto al corso sopracitato non vi era l'obbligo del diploma di maturita'(e tuttora non ne sono in possesso).posso fare domanda di riconoscimento dei crediti formativi per il conseguimento della laurea in infermieristica. |
Ciao Vincenzo, purtroppo per te l'accesso ad ogni qualsivoglia corso di laurea, riconversione creditizia, specializzazione (master) o specialistica (3+2) in ambito universitario ha per requisito obbligatorio il possesso di una scolarità superiore quinquennale (maturità). A questo requisito non ci sono deroghe. Un caro saluto per questo novello 2006 Marco Piazza |
| 189- Laurea in scienze infermieristiche - DM 509/99 | |
| Salve, sono un ragazzo di 5 superiore e ho intenzione di iscrivermi alla facoltà di scienze infermieristiche. Ho una grande confusione su come si articola il piano di studi di un infermiere. Mi pare di aver capito che dopo la laurea triennale si possa continuare (facendo il 3+2) e quindi diventare anche "dottore in scienze infermieristiche". Ma in cosa consta questo biennio di specialiazzazione? Diventerei un infermiere specializzato? La specializzazione si fa all'università o in ospedale? Grazie. |
Caro Alessio,
benvenuto! Siamo contenti del tuo interessamento per questa
professione faticosa e magnifica; vengo a risponderti.
Il corso di Laurea in Infermieristica (non ha ancora una facoltà di
Scienze Infermieristiche o Sanitarie ma è inserita in Medicina e
Chirurgia) prevede, alla luce della riforma universitaria in base al
Decreto Ministeriale 509/99, prevede una
formazione di base triennale equivalente a 180 CFU (Crediti
Formativi Universitari: un credito = 30 ore di attività didattica in
parte in aula o in stage in parte in studio individuale).
Nel corso di base si acquisisce il titolo di laurea e l'abilitazione
professionale necessaria per esercitare la professione nel servizio
sanitario pubblico, nel privato, in ospedale o nel territorio, con
rapporto di lavoro dipendente o libero professionale.
Alla luce del decreto più sopra citato la formazione post-laurea ha
sviluppi orizzontali o verticali
I titoli ottenuti sono rispettivamente(Art
13, comma 7, DM MIUR 270/2004):
3 anni: laurea:
dottore in infermieristica (L)
2 anni: laurea magistrale o specialistica: dottore
magistrale (LM)
3 anni: Specializzazione di laurea: dottore
magistrale (LS)
X anni: dottorato di ricerca dottore
di ricerca (LR)
Il dottorato di ricerca è istituito dagli atenei nel
rispetto dell'art
4 L.210/98.
Tutta la formazione è svolta nelle università in collaborazione
con cliniche universitarie o ASL (ex scuole infermieri) che di fatto
hanno stipulato convenzioni in base alle quali cliniche e ospedali
sono i luoghi ove si svolge il tirocinio obbligatorio.
La specializzazione (o master annuale o formazione orizzontale)
fornisce elevate competenze in determinati campi disciplinari del
nursing e aumenta la responsabilità e l'autonomia del professionista
così formato favorendo la possibilità di operare nei contesti
preferiti. Se uno ama lavorare con i bambini e vuole aumentare le
possibilità di trovare un impiego che lo realizzi, farà un master in
area pediatrica. Diversamente se un infermiere vuole fare lo
strumentista di sala operatoria deve fare il corso di ferrista per
darsi maggiori possibilità di essere scelto per tale incarico.
Invece la specialistica (3+2) o laurea magistrale, pur non essendo
ancora previsto nulla di più specifico, aumenta competenze,
conoscenze e resonsabilità in tre campi:
Spero di essere riuscito a rendere comprensibile una materia
complicata ed ancora da definire.
Se vuoi ulteriori notizie, leggi le FAQ precedenti dell'area
formazione ed in paricolar modo quelle riguardanti la richiesta di
informazioni e sulle motivazioni a fare l'infermiere
Un saluto e a rileggerti presto
Marco Piazza
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| 188 - Ricerca di materiale sulla job description | |
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Caro Marco, vorrei sapere dove ricercare le linee guida
per stilare la job description del personale. Grazie Rita. |
Ciao Rita, scusa il grande ritardo col quale ti rispondo ma gli impegni sono tanti come numerosissimi sono i problemi. Ti indico dove reperire la documentazione che ti serve sulla job description sperando ti sia ancora utile. Una tesi di Riccardo Sperlinga (Piemonte) al termine di un master dal titolo: un articolo di Carlo Calmandrei su Management Infermieristico: Un articolo di Laura D'addio sul Giornale di Geriatria e Gerontologia: Un documento della Unioncamere sulla valutazione del personale due riferimenti bibliografici: Aiuto G., Galbiati M., 1992, "L’analisi e la valutazione delle posizioni con il metodo Hay", sta in Costa G. (a cura di), Manuale di gestione del personale, vol. 2, Utet, Torino Broglio A., 1992, "Il sistema di valutazione delle prestazioni", sta in Costa G. (a cura di), Manuale di gestione del personale, vol. 2, Utet, Torino Non si trova molto materiale su questo argomento purtroppo
Un saluto
Marco Piazza
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Gentilissimo Marco, sono iscritta a un corso serale per il raggiungimento del Diploma di scuola Superiore,perchè faccio parte di quella schiera di Infermieri che a suo tempo hanno conseguito il Diploma D'Infermiere con il biennio.Quindi per assurdo io avrei ora la qualifica di laurea breve, senza avere il diploma(ma questa è un altra storia) Mi rivolgo a lei,perchè io lavoro solo di mattina e l'Ufficio Amministrativo della AZUR dove lavoro(a Jesi) ha negato (a voce) il mio diritto alle 150 ore,dicendo che non ne avevo diritto in quanto la frequenza del mio corso è di pomeriggio,(ed io non lavoro il pomeriggio) poi,ci sono tante domande e la percentuale è raggiunta. Può essere vero? Ho delle colleghe di corso che sono impiegate,o bidelle e lavorano solo il mattino,ma a loro sono concesse. Come mai? Posso fare qualcosa per impormi se ho ragione? Al momento mi sono trovata costretta a richiedere dei periodi di aspettativa di circa 4 mesi all'anno.Sono nel giusto? Mi consigli per cortesia,e se può indicarmi anche delle leggi da mostrare a questi signori per avvalorare la mia tesi. Ho parlato anche con un rappresentante del sindacato (che ha la moglie che frequenta l'universita) e mi ha risposto picche anche lui(non so,quanto sia attendibile) Attendo risposta al più presto |
Cara Barbara,
come più volte affermato in precedenti quesiti sottopostimi, il
diritto allo studio è regolato dall'Articolo 22: Diritto
allo studio del
CCNL 2004 tutt'ora vigente.
Questo articolo permette di stabilire il diritto rispetto
all'assegnazione di permessi retribuiti per un tempo lavoro fino
a un massimo di 150 ore qualora un dipendente frequenti un
corso.
Questo diritto è contingentato con un limite al 3% del personale
aziendale a tempo indeterminato; il medesimo diritto non è
legato ad un particolare periodo orario della giornata ma alla
semplice frequenza.
Esiste una regolamentazione per stabilire la precedenza nel
godimento di tali benefici come previsto dal comma 4:
" Qualora il
numero delle richieste superi le disponibilità individuate ai
sensi del comma 1, per la concessione dei permessi si rispetta
il seguente ordine di priorità:
Può pertanto intendersi come veritiera la possibilità che sia
stato raggiunto il numero massimo di fruitori ma irrilevante la
negazione sulla base dell'orario di frequenza delle lezioni.
Diverso discorso il disposto del precedente articolo 21che
consente di non essere costretti al ricorso alla astensione non
retribuita nei giorni in cui si è sottoposti all'esame di
ammissione al 5° anno di corso o per la prova finale di
maturità, potendo assentarsi con congedo retribuito perchè
questa materia è regolata da parte dell'Art.
21 (Permessi retribuiti) il cui comma 1
recita:
" A domanda del dipendente sono concessi permessi retribuiti per i seguenti casi da documentare debitamente: a) partecipazione a concorsi od esami - limitatamente ai giorni di svolgimento delle prove - o per aggiornamento professionale facoltativo comunque connesso all'attività di servizio: giorni otto all'anno; (...omissis...)." Ricordo anche che i due benefici (art. 21 e 22) non sono concorrenti ma possono essere sommati.
Saluti e in bocca al lupo per la prova finale
Marco Piazza
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| Ciao, gradirei sapere se ci sono corsi con accreditamento ecm che si possono fare da casa tramite internet io purtoppo ho problemi a spostarmi e fino ad oggi non sono riuscita a partecipare ad alcun corso di aggiornamento per cui mi farebbe comodo avere alcuni indirizzi grazie |
Ciao Cristina,
la formazione a distanza comincia ad uscire dalla sperimentazione ed
è ammessa come uno dei principali metodi per ottenere crediti ECM.
La norma prevede che essa sia in grado di consentire il reperimento
fino all'80% dei crediti complessivi necessari per ogni anno.
La problematica di fondo è duplice:
Solo la tua azienda sanitaria o l'insieme delle ASL limitrofe unite
in un consorzio, può metterti in grado di frequentare corsi.
Visti gli altissimi costi legati alla formazione ECM (pensa che i
circa 900.000 operatori sanitari che partecipano a 50 ore ogni anno
sammano a circa 45 milioni di ore totali) e l'articolo 20: Formazione
ed ECM dell'ultimo CCNL che carica
sulle ASL e sulle AO i relativi oneri, è grande interesse del SSN
investire in un sistema di formazione asincrona che, anche se
presenta costi consistenti nella fase di messa a regime, poi può
essere diffuso e scambiato con altri eventi di altre ASL o AO.
Visto che comunque il dovere a mantenere elevate competenze tramite
momenti formativi tenderà sempre più a rinforzarsi finio ad arrivare
all'obbligo, e che tale obbligo ricade sull'azienda della quale fai
parte, contatta il Centro Formazione (o come viene definito ad
Alessandria) per sentire quale offerta sia possibile.
Nel nostro sito esiste una pagina di segnalazione di
Eventi
Formativi che ci sono stati notificati;
controllala periodicamente per vedere se vi sono novità.
Un caro saluto
Marco Piazza
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