POSTA E RISPOSTA

Referente: Marco Piazza

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162 - Mobilità entro il primo biennio: è ammessa?
Sono un infermiere professionale di ruolo a tempo indeterminato presso un'azienda ospedaliera di milano ho presentato domanda di mobilita' volontaria presso una asl della sicilia che mi ha risposto favorevolmente.io sono stato assunto a milano il 01/09/2003 vorrei sapere se la mia azienda puo trattenermi e rifiutare la mia mobilita' premetto che quando ho firmato il contratto non vi era nessun vincolo di appartenere all'azienda per un minimo di due anni mentre i colleghi che sono stati assunti nel marzo 2004 con la nuova normativa hanno firmato questa dicitura. quindi vorrei sapere come devo comportarmi se e' un<abuso di potere della mia azienda che attua nei miei confronti e se ho o quando e possibile il trasferimento .grazie per una vostra eventuale risposta sono nella confusione più totale.
Caro Angelo
l'Art. 21 del CCNL 2004 al comma 2, afferma che: " In caso di perdurante situazione di carenza di organico, il personale neo assunto non può accedere alla mobilità se non siano trascorsi due anni dall'assunzione comprensivi del preavviso previsto dall'art. 19, comma 3 del CCNL integrativo del 20 settembre 2001"(*).
Mi sembra che tale disposizione non abbia bisogno di commento.
 
Un saluto
 
Marco Piazza
 
(*) Nel caso in cui il nulla osta venga concesso, ma sia rinviato ad una data posteriore a quella richiesta dal dipendente, il posticipo non può essere superiore a tre mesi

 

161 - Segnalazione di illeciti
Carissimi,
sono venuto a sapere tramite fonti attendibili che al Ministero della Giustizia operano con il profilo di infermiere alcuni generici che non avrebbero mai superato l'esame di stato per IP.
Da quanto mi è dato a sapere, sicuramente ciò accade presso la Casa circondariale di Trieste dove "tramite concorsi interni" (ma nessuno valevole come esame di Stato) un generico è inquadrato come infermiere professionale ed addirittura come coordinatore.
Il soggetto infatti non risulta essere iscritto in nessun albo. Né a Trieste né altrove.
Può l'amministrazione pubblica "promuovere sul campo" senza prevedere un esame di Stato e senza, peraltro, attenersi alle normative internazionali e comunitarie in materia di formazione dell'Infermiere (Trattato di Strasburgo e Direttiva Europea)?
Se ciò fosse possibile, ma sono convinto di no , perché ci dobbiamo fare tre anni di formazione universitaria ?
O viceversa, non sarebbe opportuno che qualche Direttore Generale al ministero della Giustizia si faccia un bel processo per favoreggiamento dell'abuso della profgessione infermieristica ?
PS: e chissà quanti casi analoghi in amministrazioni parastatali vi sono.
 
Caro Andrea,
 
prendo atto dell'informazione che ci segnali ma non è nel potere di AIOL agire in alcun modo.
Rispetteremo il nostro dovere di riservatezza nei tuoi confronti non divulgando particolari di questo messaggio che riguardano la tua persona e, solo in forma generica, segnaleremo il fatto al collegio IPASVI della tua provincia.  Meglio sarebbe che tale informazione fosse data al Collegio di Roma da un loro iscritto perchè impegnerebbe con maggior forza l'Albo ad intervenire.
Mi preme però esprimere la mia opinione sull'episodio visto che confido che il Diritto sia un'IDEA che alla fine possa uscire vincente e giunga un momento nel quale nessuno possa, involontariamente o meno, prevaricare l'altro e nessuno possa, facendo favori, acquisire un "potere" di malposta riconoscenza.
 
Il Codice Deontologico della professione infermieristica afferma che:
 
"6.4. L’infermiere riferisce a persona competente e all'autorità professionale qualsiasi circostanza che possa pregiudicare l’assistenza infermieristica o la qualità delle cure, con particolare riguardo agli effetti sulla persona.
....omissis....
7.1. Le norme deontologiche contenute nel presente codice sono vincolanti: la loro inosservanza e punibile con sanzioni da parte del Collegio professionale.7.2. I Collegi IPASVI si rendono garanti, nei confronti della persona e della collettività, della qualificazione dei singoli professionisti e della competenza acquisita e mantenuta".
 
Oltre agli aspetti squisitamente etici sono ravvisabili certamente alcune violazioni delle norme che sconfinano in reati penali (Art. 348 Abusivo esercizio di una professione:
Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale e' richiesta una speciale abilitazione dello Stato, e' punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a un milione.)  e amministrativi riferiti alla presunta percezione da parte degli infermieri generici di emolumenti a loro non dovuti nel ricoprire incarichi assolutamente non sanabili, neanche per la clientela più "affezionata". In questo caso potrebbe intervenire la Corte dei Conti.
In nessun caso può essere concessa abilitazione professionale ad alcuno senza che si sia superato l'esame di stato abilitante.
 
Resta vero che una  notizia di reato andrebbe, per dovere civico, data all'autorità soprattutto se non è prevista l'azione d'ufficio.
La cronaca è ricca di episodi che hanno visto soggetti di dubbia moralità e titoli inesistenti millantare competenze e professionalità a loro aliene portate avanti, a volte, per anni.
Ma al di la di queste considerazioni proprie del diritto, vorrei richiamare alla tua attenzione il fatto che la "furberia" ha spesso contraddistinto il nostro paese ma questa non
è motivazione sufficiente a eliminare o mettere in dubbio la formazione triennale e universitaria.
Solo la formazione universitaria è in grado di dare alla professione infermieristica quella affidabilità, autorevolezza e riconoscimento da parte della comunità scientifica e della società tutta, che le permetterà di crescere ed affermarsi anche, ma non solo, economicamente.
 
in bocca al lupo
 
Marco Piazza

 

160 - Carichi di lavoro e responsabilità dell'infermiere unico in reparto.
Vorrei sapere se per contratto dopo aver fatto la notte di dodici ore mi spettano giorni 2 di riposo  e se in un reparto con 24 posti letto è possibile lasciare una sola unità infermieristica con tutte le responsabilità che ci sono nel reparto
Cara Noemi,
Il CCNL 1999, riferendosi all'orario di lavoro regolato dall'art. 26 parla espressamente di 36 ore settinamali e di una serie di criteri di cui tenere conto mentre lo si programma e si imposta, tra cui quello che deve esserci obbligatoriamente un giorno di riposo ogni settimana (6+1).
La valutazione oraria deve tenere conto dell'orario e non del turno; certo che le dodici ore rappresentano il massimo orario di servizio erogabile da un dipendente.
Per quanto riguarda invece la determinazione dei carichi di lavoro in relazione alla dotazione organica questa è una materia controversa e ancora povera di regole. Nulla di esatto purtroppo è stato prodotto e concordato; questo è uno dei gunzaglio con cui tengono imprigionati noi infermieri.
Il divieto a che l'organizzazione possa lasciare un solo infermiere  ad assistenre una U.O.non è scritto a chiare lettere in nessuna norma. Solo il codice deontologico dell'infermiere impone che in situazioni di rischio l'infermiere si attivi per scongiurarlo.
Se tu e i tuoi colleghi segnalaste la situazione di rischio per i pazienti al Collegio IPASVI e, con la sua tutela provvedeste a fare una segnalazione alla direzione, questo trasferirebbe le responsabilità su chi ha assunto la decisione di lasciarvi soli.
Il codice deontologico è una risorsa di straordinaria forza e, per quanto mi venga in mente, è l'unica soluzione raggiungibile in tempi ragionevolmente brevi.
 
Marco Piazza
159- Interventi di elezione che proseguono oltre l'orario: si può attivare la reperibilità?
Vorrei avere un chiarimento sul concetto di reperibilità.
Può il personale reperibile subentrare al personale che termina il proprio turno di servizio se c'è un protrarsi degli interventi di elezione in una sala operatoria? Se no come credo c'è una norma alla quale potersi appellare?

Grazie
 

 

Caro Piero,
 
Forse la domanda vera è se il personale impegnato in una attività chirurgica può abbandonare l'assistenza del paziente a loro affidato. E' ragionevole pensare che solo in caso di urgenza questa condizione si realizzi.
Diversamente in caso di interventi di elezione, e quindi programmabili con anticipo, si dovrebbe riuscire a realizzare una programmazione che impedisce il realizzarsi di sforamenti di orario o di organizzare una rotazione del personale in caso di interventi la cui durata oltrepassi il normale orario di servizio.
L'istituto della pronta disponibilità dovrebbe garantire l'intervento occorrente in situazioni di emergenza; unica condizione quella che può verificarsi in caso di predisposizione di un piano locale, come recita al CCNL 2001:all'Art. 7; Servizio di pronta disponibilità: al comma 2 prevede: " All'inizio di ogni anno le aziende predispongono un piano annuale per affrontare le situazioni di emergenza in relazione alla dotazione organica, ai profili professionali necessari per l'erogazione delle prestazioni nei servizi e presidi individuati dal piano stesso ed agli aspetti organizzativi delle strutture".
Solo se gli accordi fatti tra OO.SS: e Direzione di ASL prevedono tale condizione (io non lo credo) questa situazione può realizzarsi, altrimenti si tratta o di cattiva programmazione o di scarsa considerazione del lavoro infermieristico e degli altri operatori coinvolti nel lavoto di sala operatoria.
Questa condizione diviene però materia sindacale.
 
Un caro saluto
 
Marco Piazza
158 - Il valore della specializzazione previgente i master universitari.
Sono infermiera professionale dal 1983 ho conseguito la specializzazione in "assistente chirurgica " nel 1989, tuttora lavoro come strumentista in  camera operatoria . La mia domanda è: la specializzazione sopra citata è riconosciuta? Perchè quest'ultima sia valida devo  frequentare dei corsi  di perfezionamento o quant'altro? Devo precisare che non ho conseguito la maturità.
Per "valida " intendo ai fini pensionistici lavorativi economici. In  attesa di una tua risposta ti saluto.
Anna.

 
Cara Anna,

rispondo io in qualità i responsabile dell'Area Formazione ed incaricato ad interim dell'Area Normativa. Attualmente il contratto di lavoro non prevede alcuna differenziazione economica per i colleghi in possesso di titoli specializzanti (strumentista, tecnico circolazione extracorporea, terapia intensiva ecc.) ad eccezione di coloro che possedevano il titolo AFD (caposala).
Solo localmente, legato alla contrattazione integrativa, può essere previsto un avanzamento economico orizzontale (ma questa cosa non sono in grado di saperla e devi rivolgerti in loco), che viene riconosciuto a livello previdenziale e quindi pensionistico.
Una formazione aggiuntiva corrisponde ad un arricchimento del curriculum individuale che si traduce, oggi, solo in una preferenza nell'essere inseriti nelle U.O. verso cui la formazione puntava, facilita la possibilità di "carriera" e porta all'esenzione, durante il periodo di studi, dell'obbligo di reperimento dei crediti ECM.
Anche la partecipazione ai master odierni (per i quali la maturità è indispensabile), sempre escluso quello in management che consente di godere dell'indennità di coordinamento, non permette di accedere a trattamenti economici di maggior favore.
Per i futuri contratti non so ancora dire se siano previsti livelli economici ulteriori; potremo capirlo solo leggendo il testo una volta pubblicato; è presumibile e ragionevole che vengano previsti ma aspettiamo i fatti.

Quindi devo risponderti che oggi, fatte salve le precisazioni sopracitate rispetto alla contrattualistica specifica della tua ASL, non sono previsti emolumenti a coloro che posseggono come te una "vecchia" specializzazione

Marco Piazza
 
157Quanto tempo deve intercorrere per essere riammessi al lavoro dopo dimissioni?
Le rivolgo un quesito che mi sta a cuore per avere chiarimenti: a seguito di pubblico concorso venni chiamata da una asl locale per  l'assunzione a tempo indeterminato nel 1987, ma per motivi personali dopo  poco tempo rinuncia all'incarico e rassegnai dimissioni accettate  dall'azienda. Passati ormai oltre dieci anni feci richiesta di riammissione in sevizio avvalendomi dell l.n.1/2001, 47/2004 e 302/2004, ma l'azienda non l'accolse. Posso pretendere la riammissione in servizio o ha ragione l'azienda che nicchia? Grazie per la risposta che vorrete inviarmi.
 
Cara Dora,
 
Conosco la legge 1/2002 e sono certo che ammette il ritorno in servizio ma " da non oltre cinque anni" dalle dimissioni.
 Ho letto la legge 47/2007 e all'art 16 recita: "Art. 16. Prestazioni aggiuntive programmabili da parte degli infermieri e dei tecnici sanitari di radiologia medica
1. Per garantire la continuita' assistenziale e fronteggiare l'emergenza infermieristica, le disposizioni previste dall'articolo 1, commi 1, 1-bis, 2, 3, 4, 5 e 6, del decreto-legge 12 novembre 2001, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 gennaio 2002, n. 1, sono prorogate al 31 dicembre 2004, in armonia con le disposizioni recate in materia di assunzioni dai provvedimenti di finanza pubblica."
Per quanto riguarda la "legge" 302 2004 non ho trovato nessun riscontro, unico contatto è che con tale numerazione si riferisce alla Gazzetta Ufficiale Serie Generale del dicembre 2004 n° 302, al cui interno non ho trovato riferimenti apparentemente utili.
Essendo passati dall'87 quasi venti anni, credo che sia impossibile vantare il minimo diritto.
Inoltre a quanto pare il periodo di lavoro effettivo da te svolto nell'87, peraltro non dichiarato, viene interrotto "dopo poco"; questo breve escursus temporale potrebbe essere inferiore al superamento del periodo di prova; in al caso possiamo considerare come nullo ogni beneficio (ad esclusione di quelli previdenziali in forza dei versamenti effettuati a tale titolo), derivante dal rapporto di lavoro.
 
Marco Piazza
156 - Art. 104/92 o mobilità?
Ciao sono dipendente (infermiera Professionale) di una azienda ospedaliera che dista 70km dalla mia abitazione,avendo mia nonna,a cui è stata riconosciuta una invalidità al 100% desidero informazioni dettagliate riguardo alla domanda di trasferimento in base alla legge 104 per poter usufruire di un avvicinamento. Ringrazio anticipatamente
 
Cara Barbara,
 
la FAQ n° 93  e la 120  (ed altre seguenti) hanno trattato l'argomento; la legge 104/92, nel favorire il godimento verso un lavoratore un cui parente rientri tra quelle portatrici di handicap riconosce tale diritto in ottemperanza al comma 5 dell'art.33:
"Il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado handicappato ha diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede."
Rimarco alcune parole evidenziate, perchè la cura del parente deve essere effettivamente erogata continuativamente e la sede può, se possibile, essere scelta.
Se la cura effettiva fosse, solo per fare un esempio, della figlia invece che della nipote la nipote difficilmente potrebbe goderne.
Inoltre è necessario che la AO abbia una sede più vicina.
 
un abbraccio
 
Marco Piazza

 

155 - Diritto alla studio
Diritto allo studio/150 ore. Spett.le Le chiedo gentilmente di darmi delucidazioni in merito alla possibilità di usufruire dei congedi straordinari per motivi di studio. Abito a Salerno e sono iscritto al 2° anno di corso di una laurea specialistica (laurea di II livello)presso l'Università di Urbino. Il responsabile del personale mi dice di poter usufruire dei giorni di congedo solo nei giorni in cui io sostengo l'esame, premettendo che per raggiungere la sede universitaria, molto distante dalla sede di lavoro, io avrei bisogno di congedo sia il giorno precedente l'esame che del giorno successivo! Possibile poter usufruire sia del giorno precedente che di quello successivo al giorno dell'esame (vista la distanza...)come congedo straordinario per diritto allo studio? E degli altri giorni rimanenti (25 giorni/anno)è possibile usufruirne solo per studiare e preparare gli esami? La ringrazio sin d'ora.

GG

Caro Giuseppe,
 
il diritto allo studio è regolato dall'Articolo 22: Diritto allo studio del CCNL 2004.
Questo articolo permette di stabilire i diritto rispetto all'assegnazione di tempo lavoro fino a un massimo di 150 ore.
Una volta riconosciuto al lavoratore il godimento di questo beneficio contrattuale, fatte salve gravi e motivate ragioni di servizio, questi può utilizzarle nel modo che preferisce.
Il datore di lavoro è tenuto a favorire il lavoratore nella frequenza agli studi.
Il giorno in cui si sostiene un esame fa parte del contenuto dell'Art. 21 (Permessi retribuiti)
1. A domanda del dipendente sono concessi permessi retribuiti per i seguenti casi da documentare debitamente:
            a) partecipazione a concorsi od esami - limitatamente ai giorni di svolgimento delle prove - o per aggiornamento professionale facoltativo comunque connesso all'attività
                di servizio: giorni otto all'anno; ....
i due benefici possono essere sommati.
Resta quindi nella sostanziale disponibilità del dipendente godere del diritto alle 150 ore nelle modalità che gradisce, del permesso retribuito nel limite di 8 all'anno.
Della possibilità di estensione del permesso per esami ai giorni limitrofi ho solo lontani ricordi del periodo militare.
 
Saluti
Marco Piazza

 

154 - Sono cumulabili i permessi per l'allattamento?
Salve,
volevo farvi una domanda in merito ai permessi per allattamento previsti dalla vigente legge.
Ho usufruito del periodo di astensione facoltativa di sei mesi; la mia domanda è: I due permessi giornalieri retribuiti di un ora ciascuno, sono in qualche modo cumulabili? es: anzichè usufruire di tutte e due le ore di permesso, posso utilizzarne una e accumulare l'altra per poter prendere un giorno a settimana?
Grazie per la disponibilità.
Cristiana

 
I permessi non sono mai cumulabili.
L'argomento è trattato a partire dal CCNL 2001, Articolo 17: Congedi dei genitori  e norme collegate e coordinate.
 
Marco Piazza

 

153 - Può la caposala modificare l'orario concordato nel tempo parziale?
Sono un anno in part-time .l'amministrazione mi vuol metter in  turno di rotazione anche notturno. All'atto della stipula del contratto part-time di 24 ore ho scelto l'orario dalle 08.00 alle ore 14.00 per i giorni luned, mercoledì e giovedì e dalle 14.00 alle 20.00 il martedì, venerdì sabato e domenica di riposo. Può la capo sala mettermi in turno d'ufficio, posso rifiutare i nuovi turni?
GT
Cara Giuliana,
 
sulla regolamentazione del tempo parziale, si è più volte trattato, rileggiti pe FAQ precedenti per approfondire.
Comunque il turno concordato in sede di stipula di tempo parziale è assolutamente vincolante e può essere modificato solo in seguito alla richiesta del lavoratore.
La violazione di tale diritto è sicuramente illecito e quindi sanzionabile; la caposala non può in nessun caso modificare un dirittto sancito dal contratto.
In caso di reiterata volontà ad obbligarti ad aderire ad un turno diverso dal concordato.
il comma 3, dell'art. 24, del CCNL 1999 recita testualmente:
"In presenza di particolari e motivate esigenze il dipendente può concordare con l'azienda o ente ulteriori modalità di articolazione della prestazione lavorativa che contemperino le reciproche esigenze nell'ambito delle fasce orarie individuate con le procedure di cui all'
art. 4, in base alle tipologie del regime orario giornaliero, settimanale, mensile o annuale praticabili presso ciascuna azienda o ciascun ente tenuto conto della natura dell'attività istituzionale, degli orari di servizio e di lavoro praticati e della situazione degli organici nei diversi profili professionali. La modificazione delle tipologie di articolazione della prestazione, di cui ai commi 2 e 3, richiesta dall'azienda o ente avviene con il consenso scritto dell'interessato."
 
Il tema è trattato dall'Articolo 22: Tempo parziale  del CCNL 2004, dall'art. 34 CCNL 2001 e degli art. 24 e 25 del CCNL 1999.
 
Un caro saluto
 
Marco Piazza
152- Decorrenza di due anni per richiedere mobilità
Gentile Dr Piazza,
vorrei chiedere la mobilità presso un'altra asl della stessaa regione (Lombardia). Ottenuto il diploma sono stata assunta per 6 mesi con contratto a tempo determinato e, quindi, sempre dalla stessa azienda con contratto indeterminato. Quest'ultimo contratto è comunque da meno di due anni. Come si applica l'articolo sulla mobilità? devo aspetare i due anni dal seondo contratto o si considera anche il contratto a tempo determinato che avevo in precedenza?

IG

Cara Ilaria,
visto che il contratto a tempo determinato non può automaticamente essere convertito in tempo indeterminato, si evince che la data da cui far conto per conteggiare i due anni di obbligo a non richiedere la mobilità, parte dal giorno dalla "seconda assunzione".
Comunque puoi controllare in busta paga nella quale dovrebbe apparire la data di effettiva assunzione; lo stipendio molto spesso ha dinamiche progressive che devono tener conto dell'anzianità.
E' per tale ragione che tale informazione viene riportata.
In caso ti interessi puoi trovare queste informazioni nel CCNL 2004 all'art. 21.
 
Marco Piazza

 

151- Durata delle tutele della lavoratrice madre impegnata in radiologia.
Buongiorno,
   sono un tecnico di radiologia in maternità, ho visto che lei risponde a tanti quesiti, spero riesca a dare una risposta anche al mio, anche se non è di pertinenza strettamente infermieristica.
Lavoro in Radiologia e sono professionalmente esposta alle radiazioni ionizzanti, in più sono a contatto ogni giorno con i liquidi di sviluppo delle radiografie (tossici per inalazione e contatto).
Il prossimo mese devo rientrare al lavoro e so che una normativa obbliga le AUSL ad adibire il personale radioesposto a mansioni amministrative fino al compimento del 6° mese di età del figlio, dopo tale età si riprendono le proprie mansioni. E se la madre continua ad allattare il proprio figlio fino all'età di 1 anno (come fortemente consigliato da tutti i pediatri e dall'OMS)? Il latte materno risulterebbe contaminato dall'esposizione alle radiazione e dalla inalazione ai liquidi di sviluppo. La normativa italiana non tutela le madri che scelgono di allattare fino all'anno di età del figlio?
Grazie. Distinti saluti.

ST
 

Cara Sabina,
la materia è molto vasta e, come spesso succede in Italia, con sovrapposizione di testi di legge.
Se partiamo dal CCNL 2001 troviamo l'argomento affrontato dall' Art. 17 : Congedi dei genitori che, rifacendosi a leggi a partire dagli anni settanta fino alle recenti legge n. 53/2000 e  D.lgs 151/2001 rispondono alla tua domanda.
Tutti i riferimenti di legge affermano che il periodo di tutela della lavoratrice madre si estende fino al settimo mese di età del figlio.
Il citato D.lgs 151/01 all'art. 8  (Esposizione a radiazioni ionizzanti) recita:
1. Le donne, durante la gravidanza, non possono svolgere attivita' in zone classificate o, comunque, essere adibite ad attivita' che potrebbero esporre il nascituro ad una dose che ecceda un millisievert durante il periodo della gravidanza.

2. E' fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore di lavoro il proprio stato di gravidanza, non appena accertato.

3. E' altresi' vietato adibire le donne che allattano ad attivita' comportanti un rischio di contaminazione.

La durata dell'allattamento (vedi articolo del dott. Gattini, Medico Competente della AO pisana), anche in ambienti "rischiosi" sembra avere durata equivalente (sette mesi).
Vista l'estrema variabilità di prodotti tossici, la tabellazione dei prodotti sulla base della 626/94, e ulteriori variabili legate alle realtà regionali, è consigliabile rivogere tale domanda al Medico Competente e al proprio pediatra di libera scelta che sapranno contestualizzarla e che possono certificare l'eventuale necessità di prolungare fino al dodicesimo mese il periodo di allattamento .
 
Auguri per il nuovo pargolo
 
Marco Piazza
 

 

150 - Agire sulla motivazione per limitare il turn over
Sono un IP e lavoro in una terapia intensiva post-operatoria, il lavoro è gratificante da un punto di vista professionale ma questo non è sufficiente a far "decollare" il reparto. La mia domanda è: cosa è in potere di fare un primario, cioè quali interventi potrebbero rientrare nelle sue possibilità (se ce ne fosse la volontà, ovviamente) per fornire stimoli adeguati e motivazioni valide che: 1 limitino il "fuggi fuggi" da questo reparto, 2 spronino gli infermieri a collaborare in attività di miglioramento della professione,
3 rendano questo reparto non un posto da cui fuggire il prima possibile, bensì un posto dove fare a gara per entrare?
Per esempio: potrebbe, il primario, far aumentare i nostri stipendi? Oppure, potrebbe farci salire di fascia? Potrebbe ottenere il pagamento degli straordinari (che adesso ci negano)? Potrebbe richiedere l'aumento di organico fermo restando il numero di posti letto? Potrebbe far diminuire il rapporto infermiere/pazienti (attualmente di 1:1,8 credo)? Potrebbe richiedere la retribuzione di ore per la stesura di protocolli o di relazioni da presentare a convegni? Potrebbe richiedere l'assunzione di più OSS?Etc.
Gradirei sapere il più info possibili su questo argomento, anche quelle che non ho menzionato negli esempi o se vi può venire in mente qualsiasi cosa che possa essere allettante per gli infermieri.
Attualmente il primario sta cercando di fare "una spremuta d'arancio" da un arancio fin troppo spremuto!
Aiutatemi a proporre al primario una moneta di scambio interessante e che lui (avendone la volontà) sia in grado (come possibilità) di ottenere.
Grazie anticipatamente dell'aiuto
 
Chiara '73

(...24.04.05)

 

Carissimo Marco

TI HO SCRITTO PIU DI UN MESE FA ARGOMENTANDO LA MIA PRECEDENTE LETTERA (la quale, se fosse stato un tema, avresti preso “4” perché non solo non mi hai risposto ma sei andato completamente “fuori tema”su quel poco che hai scritto!!!) TE LA RIPROPONGO E SPERO CHE VORRAI RISPONDERMI COME MERITO!

Capisco che l'argomento è più complesso del quesito che ti ho posto e ho pensato che forse ho sintetizzato troppo l'argomento o posto male il quesito. Te lo ripropongo (cosa può fare un primario x i propri infermieri?) alla luce di ulteriori info:
fino allo scorso anno nella nostra tipo –terapia intensiva post-operatoria- c'era un elevato livello di collaborazione, fortunatamente l'integrazione interprofessionale  interdisciplinare c'è ancora (e ti assicuro che non cambierei il reparto in cui lavoro per nessuna ragione:io voglio migliorare attivamente e con la collaborazione di tutti infermieri e primario,etc.il MIO reparto e non fuggire da esso). Per quanto riguarda l'aumento di produttività e l'ottimizzazione delle risorse: questo c'era in passato e ora non c'è più NON PERCHè LA NOSTRA FASCIA O I NOSTRI STIPENDI SONO BASSI...(CMQ tanto per "mettere i puntini sulle i" siamo la tipo più sottopagata d'Italia: non ci riconoscono l'indennità radiologica, gli straordinari non li pagano a richiesta dell'interessato bensì li mettono automaticamente a monte ore, ore che se non vengono consumate, prendendo un giorno di riposo, perdiamo entro 3 mesi dall'accumulo (che lavoriamo per la gloria?)!!!! La nostra tipo è una terapia intensiva che ha anche una unità pediatrica (non so di quanti posti letto xchè all'occorrenza "spuntano fuori") e non siamo riconosciuti (l'indennità o lo stipendio non sarebbe più alto?). Ci obbligano a partecipare ai lavori per la qualità -protocolli,etc- senza riconoscimento (né straordinario e neanche con i fondi per la qualità) al massimo con il monte ore (come spiegato sopra)!!!)
.... BENSI' PERCHE' hanno aumentato i posti letto (noi siamo 7 IP e 1 ausiliaria e 1 Ota -non OSS- ) a 14/16 (compresi i pediatrici quando ci sono)!!!!!
Ieri mattina (10/03) il mio paziente è rimasto sul letto disfatto dal giorno prima fino al pomeriggio!!!!
Io faccio l'INFERMIERA VOGLIO FARE ASSSISTENZA AD ENTRAMBI I MIEI PAZ  ED E' A DIR POCO VERGOGNOSO E SCANDALOSO COSTRINGERMI A SCEGLIERE TRA FARE UNA DIMISSIONE E ACCETTARE UN PAZ. OPERATO CHE ATTENDE IL POSTO LETTO FUORI DALLA s.O. E FARE L'IGIENE ALL'ALTRO MIO PAZ.

E questo non è solo un esempio, questo lavoro di "triage interno" si fa ormai all'ordine del giorno: i pazienti che stanno "meno male" vengono quasi completamente trascurati!
1) Servirebbero più infermieri
2) Siamo veramente sottopagati io direi che tutto il nostro lavoro che facciamo adesso lo facciamo "per beneficienza"!!!
Non è giusto che l'ASSISTENZA AI PAZIENTI venga affidata alla coscienza dell'operatore e allo stato attuale delle cose gli unici che vengono favoriti sono quelle persone che se ne fregano del lavoro, ogni tanto fanno le "pause" e "fin dove arrivano mettono il punto" !!!
Io VOGLIO fare di più (qualità, conoscenze, competenze, e tutte quelle c.....e di cui parla il PSR -l'ho letto-) e l'aumento degli stipendi non farà tornare una coscienza a chi non ce l'ha ma forse può prevenire che se ne vada da Chi opera per il bene dell'ammalato (solo per beneficienza e coscienza morale).
Per quanto riguarda le c.....e del PSR non fraintendermi questa parola è una provocazione (io sono d'accordo e avrei una miniera di idee oltre a un pacco di protocolli già pronti che non metterò a disposizione di nessuno a queste condizioni) solo per dire che a noi infermieri viene RICHIESTO di tutto di più (di essere aggiornati, di lavorare su EBN, di acquisire crediti, conoscenze e competenze etc.) MA DOVE E' SCRITTO QUELLO CHE CI SPETTA PER ADERIRE A TUTTO QUESTO????
TI PREGO NON DIRMI CHE E' UN OBBLIGO!! DOVE SONO I NOSTRI DIRITTI ???
E TE LO CHIEDE UNA PRESONA CHE NEL SUO PICCOLO NON SI SCANSA DAGLI ONERI TE LO GARANTISCO!!!
Il primario vorrebbe (e lo vorrei anche io) un reparto bello questo significa ORGANIZZATO, AFFIATATO, GRATIFICANTE, PROFESSIONALMENTE PREPARATO, ETC.... Queste sono le sue richieste, anche io ho le mie e ho intenzione di farle CON LA PARTECIPAZIONE ATTIVA E PROPOSITIVA DI TUTTO LO STAFF ASSISTENZIALE ma ho bisogno di sapere quali sono le richieste che possiamo presentare al primario (come possibilità di attuazione) e quali dobbiamo presentare al sindacato.
Per quanto riguarda "non sono gli incentivi che alimentano il miglioramento bensì il contrario" TI SBAGLI DI GROSSO: IL NOSTRO REPARTO E' STATO SEMPRE TESO ALLA QUALITà E AL MIGLIORAMENTO DELL'ATTIVITà ASSISTENZIALE come risposta ci hanno sempre "bastonato" su tutti i fronti fino ad arrivare ad un livello tale di scoraggiamento che nessuno è più disposto a fare niente: STANNO SPEGNENDO ANCHE LA LUCE DELLE ULTIME CANDELE ANCORA ACCESE (e te lo scrivo con le lacrime agli occhi). Da un anno a questa parte l'azienda RICHIEDE QUALITà (ma solo perchè la legge lo richiede alle aziende per essere accreditate e certificate) ma l'OBIETTIVO REALE a cui punta è la QUANTITà (A DISCAPITO DELLA QUALITà ASSISTENZIALE) SONO STATI AUMENTATI I POSTI LETTO dall'anno scorso a oggi da 11 a 14/16 e gli IP per 11 paz erano 5/6  e ora 7 tu dirai "il rapporto ci può stare" bè io ti dico di NO xchè nella pratica quotidiana il fatto di aver aumentato il lavoro della S.O. comporta che i pazienti ci arrivano prima, le dimissioni vanno fatte prima (questo comporta il fare medicazioni, pulizia e rifacimento del posto letto, accoglienza nuovo operato) a discapito del giro letti (dopo avere fatto prelievi, emogas e RX a tutti) e soprattutto a discapito di quei poveri pazienti "non candidati alla dimissione" (purtroppo per loro: lungodegenti) non si riesce a stare dietro al tempo!
E l'unico modo per sopperire a questo è aumentare gli operatori, solo così si riesce ad aumentare la velocità delle attività assistenziali.
Alla luce di questo spero che potrai inviarmi una risposta differente dalla precedente e in più ti chiedo: "quale QUALITà?? Quale qualità erogata?? Quale qualità percepita???
DA QUESTI ARANCI NON C'è PIù NIENTE DA SPREMERE!!!

Vogliamo essere messi in condizioni tali (sia di lavoro che di incentivi) da poter svolgere al massimo (o perlomeno in modo dignitoso) la nostra attività.


Grazie della pazienza e rinnovo i saluti e i complimenti a tutto lo staff .

 


PS
Se pensi che la mia lettera possa “sollevare un polverone” puoi non pubblicarla MA PERFAVORE RISPONDIMI: “Quali sono le richieste che, con la collaborazione di tutto lo staff assistenziale, possiamo presentare al primario (comprendendo TUTTO il suo raggio di azione!!!) ?


GRAZIE Chiara '73

 

 

 

Ciao Chiara,
 
Ritengo improprio lasciare al primario l'onere e l'onore di realizzare un clima e condizioni di lavoro che motivino il personale e inneschino un circolo virtuoso che renda l'U.O. un luogo sereno e produttivo e riduca disamoramento e turn over.
L'infermiere è un professionista formato in università, autonomo e consapevole del proprio ruolo non più ancillare e ausiliario, e responsabile di ciò che fa.
Le domande che mi fai in realtà vanno rimodulate in questo modo:
"Cosa può fare l'infermiere per rendere migliore la propria U.O. e come può intervenire sul meccanismo della motivazione?"
La risposta si incanala su due binari:
  • intervenire sul clima interno;
  • agire sulla motivazione.
La prima risposta deve realizzarsi attraverso forti sinergie e alleanze; prima di tutto tra gli stessi infermieri che devono individuare un elevato livello di collaborazione al loro interno, di condivisione di obiettivi e una forte tensione a realizzare ed elevare la qualità dell'assistenza, in seguito occorre raggiungere un buon grado di integrazione interprofessionale e interdisciplinare con gli altri operatori della U.O (medici, OTA, tecnici ecc.).
L'alleanza multiprofessionale (con un modello che ricordi i circoli di qualità) deve individuare  obiettivi condivisi e realizzarli sempre nell'ottica di ottimizzare le risorse, anche umane, aumentando la produttività ed il rendimento generale.
Questi che a prima vista potrebbero apparire come slogan in realtà sono ambiziose méte la cui realizzazione potrebbe ridurre fino ad eliminare tutte le attività improprie, il lavoro non evidence - based, fa diminuire la frequenza delle complicanze capaci di generare aumento nei carichi di lavoro, solo per fare alcuni esempi.
Non è possibile pensare di lasciare ai medici  o al primario ogni responsabilità e ruolo nella determinazione del clima e nell'organizzazione della U.O. senza la partecipazione attiva e propositiva dello staff assistenziale. Allora si che i peggiori rischi che prospetti, la demotivazione, il burnout, il turnover  si realizzeranno.

Senza tirare in ballo Lawrence Kohlberg e la sua teoria di sviluppo della coscienza morale, o complicate categorie sociologiche, se in un ambito lavorativo gli operatori coinvolti mettono momentaneamente da parte gli interessi di categoria e antepongono ad essi il bene superiore del prendersi cura delle persone, gli outcames della U.O. migliorano sensibilmente e con loro anche il clima, il senso di appartenenza, la soddisfazione professionale e il senso di utilità sociale.

 
L'agire sulla motivazione, per toccare il secondo punto, deve vedere il primario non come solo attore protagonista ma come interprete del volere complessivo del team assistenziale. Tra le sue responsabilità vi è certamente quella della negoziazione del budget di dipartimento o di U.O. con la direzione ed è quindi sulla base dei fondi assegnati che sarà possibile stabilire cosa può o non può essere fatto.
Se si realizza una gestione oculata ed intelligente possono risparmiarsi fondi il cui utilizzo è possibile venga utilizzato per costituire dei benefit professionali (corsi di aggiornamento, materiale formativo, strumentazione didattica) o mezzi e tecnologie per migliorare ulteriormente il livelli di assistenza.
Motivare non significa trattare esclusivamente vantaggi economici, la motivazione è un insieme complesso e articolato di elementi impalpabili di importanza vitale, di soddisazione, di gratitudine, di serenità professionale.
Le ipotesi che prospettavi (aumento di stipendio, fascia economica) non sono percorribili per volontà di un primario ma solo con la contrattazione integrativa (ed è risaputo che i fondi non sono proprio abbondanti) tra direzione aziendale e OO.SS.
Più percorribile la possibilità di utilizzare i fondi dell'ex art 39 per progetti e innovazioni orientate alla qualità ma sempre grazie ai sindacati.
Ma occorre tenere in considerazione, nel pensare a miglioramenti, è che non sono gli incentivi che alimentano il miglioramento, è più facile che sia il miglioramento ad attirare benefit.
 
Marco Piazza

(...24.04.05)

Cara Chiara,
 
per onerosi impegni lavorativi non posso permettermi aprire dibattiti sul web e ti assicuro che non è per cattiva volontà ma ricevendo diverse richieste ogni giorno nell'area normativa professionale e nell'area formazione ho il mio bel da fare. Ti ricordo che faccio il formatore e questa attività in Infermierionline, anche se mi rende felice e mi soddisfa sul piano umano, la devo svolgere "oltre" al mio lavoro di formatore/docente presso un corso di laurea.
 
Avendo avuto modo, in numerose occasioni, di occuparmi di tesi di laurea e avendo anche diverse pubblicazioni a stampa, faccio fatica ad accettare che qualcuno mi possa dire di essere "andato completamente fuori tema". Inoltre, per essere precisi, i voti normalmente li assegno io, e se dovessi, come richiedi, risponderti come meriti, forse perderei il mio aplomb.
Ci sono dei limiti che non devono essere superati.
Se c'è una cattiva risposta è perchè c'è stata una cattiva domanda.
 
Il tuo lungo messaggio, vorrei che tu lo analizzassi con attenzione, è una coacervo di problemi ammonticchiati alla rinfusa nel quale inserisci (te li ordino anche un pochetto):
- il livello professionale e/o il clima della tua U.O. è scaduto nell'ultimo anno;
- gli stipendi sono bassi;
- non si percepiscono indennità RX;
- non pagano gli straordinari e si rischia di perdere le ore lavorate in eccesso;
- partecipate a gruppi di miglioramento senza alcuna motivazione economica;
- i carichi di lavoro sono aumentati e non sempre si riesce a garantire una assistenza qualificata;
- gli organici sono risicati e sottoproporzionati;
- non si riesce a garantire la qualità degli interventi;
- si richiede sempre di più all'infermiere restituendogli sempre meno;
- fa carriera chi "scantona" invece di impegnarsi strenuamente;
- eccetera eccetera.
 
ed in definitiva tu mi chiedi di risolverti tutto questo con una risposta sola?
Ma cara Chiara, qualsiasi risposta sarebbe incompleta e incapace di darti soddisfazione; inoltre non hai meditato su quanto da me proposto in precedenza.
 
 
Io non appartengo alla categoria degli psicologi del lavoro o degli ingegneri delle organizzazioni, non ho ricette magiche e non prometto la riduzione delle tasse o l'aumento degli occupati e non lego cani con la salsiccia.
I problemi che lamenti sono comuni a tutti gli infermieri e non mi pare sia apparso alcun Unto dal Signore all'orizzonte in grado di modificare lo scenario.
Ti invito a rileggere com maggiore attenzione quello che ti scrissi all'inizio di marzo e che ti ripeto ora modulando diversamente i concetti.
Non puoi sperare che il primario faccia qualcosa se in quella cosa non crede o se non ne è obbligato dalle circostanze.
Non esiste altra strada per l'infermiere che quella di sapere quello che vuole e di esigerlo attraverso la presa di coscienza del proprio ruolo rifutando i ruoli che altri vogliono assegnargli. L'infermiere deve decidere cosa deve fare e cosa può evitare di fare, deve decidere quale livello di soglia non superare
Il primario, come il caposala peraltro, non hanno altro che una autonomia residuale nella gestione dei budget assegnati; gestiscono, a volte bene a volte malissimo, le sempre più esigue risorse umane e materiali; questo è il loro dovere e la loro responsabilità ma non possono dire come tu devi assistere i pazienti, non possono realizzare il piano di nursing, nè possono valutarlo. Anzi possono farlo solo se lo glielo consenti.
Leggi con attenzione il Codice Deontologico e vi troverai spunti di straordinaria forza per dare risposta ai problemi che lamenti.
Ti ricordo che il richiamo al codice deontologico fatto dalla legge 42/99 ne eleva la forza al rango di legge appunto!
Se ritieni che vi siano delle violazioni o delle impossibilità devi rivolgerti al tuo collegio IPASVI  il quale ha l'obbligo di tutelare l'iscritto e il paziente.
Omissioni di particolare gravità possono addirittura richiedere l'intervento della magistratura!!.
Non bisogna temere di farlo nè di minacciarlo se una denuncia e/o una minaccia evitano un problema più serio ad una persona in cura presso la tua U.O.
Poniamo il caso che un paziente a te affidato di decubiti: chi credi che ne risponda se nessun atto formale dimostra che l'infermiere aveva avvertito il primario e/o la direzione e/o l'IPASVI che si lavorava al limite della legalità o oltre il confine del rischio?
C'è una recente sentenza di condanna della Cassazione al personale di una U.O. di un ospedale romano per lesioni (e con elevato risarcimento economico del danno biologico) a causa di un paziente che durante il ricovero ha sviluppato LDD.
 
Buona parte dei problemi che elenchi dipendono poi esclusivamente e ineluttabilmente da accordi e da contrattazioni tra parti sociali sia a livello nazionale che locale (stipendi, incentivi, straordinari ecc.), il primario rispetto a questi temi può solo rispettare e applicare. Diversamente ne risponde in ogni opportuna sede.
Solo tu e i tuoi colleghi potete fare in modo che le OO.SS. locali vi tutelino e si facciano carico delle vostre problematiche e, attraverso i delegati locali, orientino le politiche sindacali in un senso piuttosto che in un altro.
Non dico sia facile, veloce o realizzabile; spesso le cose vanno come vogliono loro e non come le vorremmo noi; si deve fare quello che si può ma, unita e consapevole l'umanità è stata capace in passato di gesta miracolose e formidabili.
 
Marco Piazza

 

 

149- Tempo parziale e lavoro festivo
Si è rivolto a me un cliente lavoratore dipendente part time (part time misto) per chiedere se l'Azienda sanitaria presso la quale è occupato può imporgli di lavorare in un giorno festivo. A me la richiesta pare illegittima.
SF, Avvocato
Gentile avvocato,
 
la sua domanda sul tempo parziale è à stata posta in passato (vedi FAQ n° 36).
La materia è particolarmente complessa ma certamente l'art. 24 del CCNL 1999, suggerisce la possibilità per il dipendente di concordare, in presenza di particolari e motivate esigenze, l'articolazione del tempo parziale.
Per sua comodità le allego il risultato della mia ricerca sulla banca dati ARAN che è interrogata puntando i parametri di ricerca nell'ambito del comparto sanità sulla parola chiave: "tempo parziale".
Ogni riferimento normativo possiede link attivi alle norme precedenti o collegate.
Distinti saluti
 
Marco Piazza
 
10/2004 
Indice 
Contratto
  CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DEL COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE PARTE NORMATIVA QUADRIENNIO 2002/2005 E PARTE ECONOMICA BIENNIO 2002-2003
  Ambito: Comparto  Comparto: Sanità  
  Data di sottoscrizione: 19 aprile 2004
  Data effetti giuridici: 20 aprile 2004
  Data effetti economici: 1 gennaio 2002
 
  • Rubrica articolo 22: Tempo parziale 
  •  
  • Articolo 22: Tempo parziale 
  •  
  • Articolo 30: Fondo della produttivita'  collettiva per il miglioramento dei servizi e per il premio della qualita'  delle prestazioni individuali 

  • 27/2001 
    Indice 
    Contratto
      CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO INTEGRATIVO DEL CCNL DEL PERSONALE DEL COMPARTO SANITA' STIPULATO IL 7 APRILE 1999
      Ambito: Comparto  Comparto: Sanità  
      Estremi G.U.: Gazzetta Ufficiale n. 248 del 24 ottobre 2001 - Serie generale
      Data di sottoscrizione: 20 settembre 2001
     
  • Rubrica articolo 34: Orario del rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Rubrica articolo 35: Trattamento economico - normativo del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 14: Tutela dei dipendenti in particolari condizioni psico-fisiche 
  •  
  • Articolo 15: Tutela dei dipendenti portatori di handicap 
  •  
  • Articolo 31: Assunzioni a tempo determinato 
  •  
  • Articolo 34: Orario del rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 35: Trattamento economico - normativo del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 36: Disciplina sperimentale del telelavoro 

  • 19/2000 
    Indice 
    Contratto
      COMPARTO SANITA' - CCNL SULL'INTERPRETAZIONE AUTENTICA DELL'ART. 16, COMMA 9 DEL CCNL 1994-1997 DEL 1 SETTEMBRE 1995
      Ambito: Comparto  Comparto: Sanità  
      Estremi G.U.: Gazzetta Ufficiale n. 260 del 7 novembre 2000 - Serie generale
      Data di sottoscrizione: 18 ottobre 2000
     
  • Premessa dell'articolato 
  •  
  • Articolo 1: Clausola di interpretazione autentica 

  • 7/1999 
    Indice 
    Contratto
      CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO RELATIVO AL QUADRIENNIO NORMATIVO 1998-2001 ED AL BIENNIO ECONOMICO 1998-1999 DEL PERSONALE DEL COMPARTO "SANITA'"
      Ambito: Comparto  Comparto: Sanità  
      Estremi G.U.: Gazzetta Ufficiale n. 90 del 19 aprile 1999 - Supplemento ordinario n. 77
      Data di sottoscrizione: 7 aprile 1999
     
  • Rubrica articolo 23: Rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Rubrica articolo 24: Orario di lavoro del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Rubrica articolo 25: Trattamento economico-normativo del personale a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 4: Contrattazione collettiva integrativa 
  •  
  • Articolo 23: Rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 24: Orario di lavoro del personale con rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 25: Trattamento economico-normativo del personale a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 38: Finanziamento dei trattamenti accessori. 

  • 7/1995 
    Indice 
    Contratto
      CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO DEL COMPARTO DEL PERSONALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
      Ambito: Comparto  Comparto: Sanità  
      Estremi G.U.: Gazzetta Ufficiale n. 217 del 16 settembre 1995 - Supplemento ordinario n. 111
      Data di sottoscrizione: 1 settembre 1995
     
  • Rubrica articolo 16: Rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 14: Il contratto individuale di lavoro 
  •  
  • Articolo 16: Rapporto di lavoro a tempo parziale 
  •  
  • Articolo 17: Assunzioni a tempo determinato
  •  

    148- Abuso dell'istituto dell'Ordine di Servizio e mansioni improprie
    Egr sig Ranieri, siamo dipendenti dell'ospedale di P. M. con qualifica di infermiere professionale operanti nell'unità di P.S. Alcuni giorni fa abbiamo ricevuto circa 15 ordini di servizio ciascuno in una sola giornata lavorativa. Premesso questo si stanno verificando alcune incomprensioni tra l'amministrazione, i sindacati e il personale infermieristico su quello che effettivamente ci compete. Nello specifico ci attribuiscono compiti quali il trasporto di pazienti in carrozzella o in barella verso il reparto di assegnazione o nelle varie unità diagnostiche per consulenze e rxgrafie ecc., il trasporto di esami ematici in laboratorio analisi, trasporto per relazioni di esami, accettazione (pur essendo attivo il servizio) e altre cose che non sto ad elencare. Nell'ultimo periodo tutto questo avviene tramite gli ordini di servizio suddetti per ASSENZA di personale ausiliario.
    Tutto questo è possibile?
    Se non lo è, cosa possiamo fare per cautelarci?
    A quali leggi o norme possiamo fare riferimento?
    A chi possiamo rivolgerci?
    Restiamo in attesa di una sollecita risposta. Distinti saluti.

     

    Ricevo dal Presidente e rispondo in qualità di referente dell'area Normativa Professionale.
     
    Cari colleghi,
     
    il comportamento della vostra ASL può definirsi perlomeno bizzarro per non dire al limite della norma.
    Certamente il sapere di più su tali ordini mi aiuterebbe a capire e mi incuriosisce la natura delle incomprensioni tra Direzione e OO.SS. e personale, ma posso, per sommi capi, immaginarne la natura.
    Non è possibile pensare di risolvere i problemi di un presidio ospedaliero o di una ASL senza la fattiva collaborazione sia delle RSU che delle OO.SS. e tutelare i professionisti infermieri senza il Collegio Provinciale IPASVI ; il pensiero che solo attraverso l'azione legale possa esser posta fine ad una situazione di sopruso e di carenza è abbastanza aliena al mio abito mentale e, per mia profonda convinzione personale, destinata a naufragare o a non portare da alcuna parte.
    Ho ripetuto molte volte in queste FAQ della fondamentale importanza che per l'infermiere riveste il codice deontologico e non mi stancherò mai di richiamarne la grande forza normativa che assume grazie al richiamo che ad esso fa la legge 42/1999.
    Non ripeterò quindi quanto già affermato in domande precedenti le quali vi invito a consultare ( 38, 81, 140 e 143).
    Anche rispetto all'Ordine di Servizio (OdS)si è più volte argomentato, rappresentando esso una tutela anche per il lavoratore; resta solo, nel vostro caso,  l'anomalia del suo inspiegabile ripetuto ricorso.
    Ogni atto scritto può essere impugnato qualora vi si ravvisassero estremi di illegittimità.
     
    Il più sopra citato Codice Deontologico impegna l'infermiere alla sua attenta osservanza e, solo per citare gli articoli di maggior interesse per il nostro caso, nella parte dei rapporti con le istituzioni recita:

    6.2. L'infermiere compensa le carenze della struttura attraverso un comportamento ispirato alla cooperazione, nell'interesse dei cittadini e dell'istituzione. L'infermiere ha il dovere di opporsi alla compensazione quando vengano a mancare i caratteri della eccezionalità o venga pregiudicato il suo prioritario mandato professionale.

    6.3. L'infermiere, ai diversi livelli di responsabilità, di fronte a carenze o disservizi provvede a darne comunicazione e per quanto possibile, a ricreare la situazione più favorevole.

    6.4. L'infermiere riferisce a persona competente e all'autorità professionale qualsiasi circostanza che possa pregiudicare l'assistenza infermieristica o la qualità delle cure, con particolare riguardo agli effetti sulla persona.

    6.5. L'infermiere ha il diritto e il dovere di segnalare al Collegio le situazioni in cui sussistono circostanze o persistono condizioni che limitano la qualità delle cure o il decoro dell'esercizio professionale.

    Come vedete le situazioni di emergenza vedono l'infermiere impegnato , per il bene del paziente, del Servizio e del proprio decoro professionale, a sopperire alle carenze "straordinarie"  e a prodigarsi per la loro risoluzione.

    Qualora tali situazioni si protraggano nel tempo l'infermiere deve reagire come indicato nel Codice.

    Per situazioni di emergenza non si intende naturalmente la peculiare attività dei reparti dell'area critica, ma l'improvvisa mancanza di personale, una situazione di straordinaria richiesta di risorse (emergenza di massa, epidemia ecc.) sanitarie ecc.

    La presenza di OdS obbliga il lavoratore ad aderire a quanto ordinato purchè la loro correttezza formale sia salva anche se il loro numero appare come una anomalia: perchè non scrivere ad ogni dipendente un solo OdS che raccolga il contenuto di 15 OdS?

    Scrivere tutta quella carta non ha impegnato delle risorse amministrative?.

    L'ente pubblico con la responsabilità della correttezza sull'uso delle risorse della P.A. è la Corte dei Conti che su segnalazione può predisporre verifiche ed ispezioni assai temute da tutte le amministrazioni pubbliche.

    Utilizzare professionisti laureati o con titolo equipollente per attività di barellaggio o incaricarli di funzioni da fattorino non può certo rappresentare un esempio di buon uso delle risorse e, al di là dello svilimento delle capacità e competenze professionali degli infermieri, si configura come spreco e distrazione di risorse.

    L'aver messo per iscritto tale irregolarità mi sembra francamente demenziale e sono convintissimo non lascerà gli ispettori della Corte dei Conti con le mani in mano

    Ma senza arrivare a questi estremi che richiedono forte compattezza di tutti i lavoratori e sinergia con le OO.SS. sono dell'idea che il solo ventilarne la possibilità faccia miracolosamente risolvere la situazione.

    In ogni caso occorre tenere sempre presente alcune ulteriori cautele rispetto all'assentarsi per qualsiasi ragione dalla propria U.O. per non incorrere nel reato di abbandono di posto di lavoro e venir meno al principio di affidamento.

    La peculiarità del lavoro di P.S. è che, a parte l'attività routinaria rispetto ai piccoli incidenti, è invece la necessità di garantire prestazioni di urgenza ed emergenza che non sembre giungono preannunciate dal Servizio 118.

    Un caso di emergenza che trovi una parte del personale assente per ragioni illogiche o illecite, anche in presenza di OdS,  rischia di configurarsi in reato omissivo.

    Occorre quindi accertarsi, prima di allontanarsi per qualsiasi motivo, che la situazione mantenga elevati standard di sicurezza.

    Per concludere vorrei invitarvi a studiare approfonditamente il problema e, tutto lo staff infermieristico del PS assieme, considerare il ricorso al collegio come obbligatorio, poi rivolgersi al sindacato per le tutele del caso provvedendo in entrambi i casi a mettere per iscritto le vostre perplessità e i vostri timori e, in loro difetto e come ultima rathio, pensare seriamente di interpellare un legale che vi rappresenti.

    Siamo oramai formati in università e nessuno può permettersi di trattarci come manovalanza di bassa lega, soprattutto noi non possiamo più consentirlo.

     

    un caro saluto

     

    Marco Piazza

     

    P.S. La complessità del caso induce ad attivare con urgenza la tutela del Collegio e del Sindacato come sopra indicato.

    Estremamente utile e previdente per chi opera in area critica è che siate tutti dotati di una polizza assicurativa verso la responsabilità civile per evitare di rispondere in proprio e in solido di eventuali cause.

     

    147 - Quale dotazione organica in terapia intensiva neurochirurgica?
    Salve, lavoro in una terapia intensive ( 6 posti letto, 18 infermieri turnista + 1 fuori turno h6).premetto che giustamente il nostro primario e il servizio inf.co ci hanno obbligato a essere sempre in tre in turno il mio quesito è:
    1. Possiamo esigere che questa disposizione ci venga comunicata in forma scritta?
    2. esiste una formula o qulche legge che ci costringe a garantire tre inf. in turno?
    3. Se il turno rimane in due unità nel turno pomeridiano o notturno si può incorrere nell''abbandono del posto di lavoro?
    4. Se , dopo il turno notturno,posso considerare il turno mattutino al completo cioè due unità turniste + una unità fuori turno (h6)e quindi
    smontare?
    In attesa di risposta la ringrazio anticipatamente
    AL
    Caro Angelo,
    non esiste una norma, come nel lontano passato delle piante organiche, per quantificare la dotazione organica di un reparto intensivo.
    Leggi a questo proposito le FAQ n° 1, 63, e 112 che, anche se per Unità Operative diverse, presenta una carrellata di nozioni fondamentali su questo tema.
    Di conseguenza diventa impossibile rispondere alle tue prime due domande.
    Per i successivi quesiti vale il principio che, se si garantisce la sicurezza delle persona affidate alla cura infermieristica, quindi a prescindere dal numero di infermieri presenti e dei letti occupati,  si possa smontare o provvedere alle proprie occupazioni in assoluta tranquillità.
    Una regola generale (molto generale applicata, anche per gli scioperi) per individuare una dotazione organica minima è quella di guardare il turno domenicale o festivo.
    Non capisco bene il discorso dell'abbandono del posto di lavoro; se qualche ragione un collega è impossibilitato a recarsi al lavoro dovrà avvertire e la direzione assistenziale (di reparto, dipartimento o presidio) provvederà alla sostituzione. C'è abbandono solo se un operatore si allontana senza giusta causa e certamente non esiste tale preoccupazione in caso di modificazioni del turno e della riduzione dei livelli di assistenzastabilito dalla direzione assistenziale o dal Servizio Infermieristico.
    A volte succede che il personale di terapia intensiva venga inserito nella catena del soccorso intraospedaliero e debba, anche solo per brevi momenti, allontanarsi dalla propria U.O.; in tal caso è necessario che prima di sguarnire il proprio reparto, ogni operatore si accerti che non sussistano pericoli per i pazienti, derivanti dal suo allontanarsi.
    L'argomento comunque è materia di contrattazione integrativa e quindi da concordare tra OO.SS., RSU e Direzione di ASL; a questi soggetti puoi richiedere ulteriori informazioni..
     
    Un saluto
     
    Marco Piazza

     

    146 - Problemi legati alla carenza del personale infermieristico
    1) Ho fatto richiesta di part-time ma non è stata accettata perche dicono che è troppo il personale che svolge il lavoro part-time ma non mi vogliono dire che numero sono della lista questo mi fa pensare che lo danno a chi vogliono loro.
    C'e' una normativa che stabilisce la % del personale che lavora part-time in un azienda ospedaliera?

    2) Problemi personale.
    L'ufficio del personale può decidere di cambiare la turnazione di lavoro es. pomeriggio-mattina-notte-smonto-riposo in pomerigio-mattinanotte-smonto-riposo per mancanza di personale xhe' non sostituiscono le maternita.

    3) Sono Ilenia I.P. lavoro in medicina qui il problema del personale è giornaliero gente che va in maternita e non viene sostituita altri vengono spostati in altri reparti capita che un infermiera si ritrovi a fare la notte con un O.T.A con 40 pazienti sotto la sua responsabilita
    io non me la sento e per di più ho paura che l'O.T.A faccia qualche cosa di sbagliato e se accade qualche cosa e colpa mia per favore ditemi se questo è giusto?

     


     

    Cara Ilenia,
     
    a queste domande più volte è stata data risposta ma siccome percepisco una forte preoccupazione (per non dire angoscia) e anche stanchezza da parte tua cercherò di risponderti.
    Il problema della carenza di personale infermieristico in Italia è diffuso e comune a tutte le regioni e, purtroppo anche la sostituzione del personale in stato interessante avviene costan